Pubblicare un libro – parte prima
giovedì 2 ottobre 2008
Da trent’anni lavoro in editoria. E sempre con un’attività indipendente, che interviene su tutte le fasi del lavoro. Per questo, da molti anni, ricevo manoscritti (poi dattiloscritti, e ora e-mail con files allegati) da parte di “nuovi autori” che propongono libri da pubblicare.
Attualmente, me ne arrivano una media di due al giorno – e sessanta ogni mese non è poco per una piccola realtà come la Adea edizioni! – quasi tutti per posta elettronica, e in genere inviati in blocco a elenchi di case editrici, trovati su qualche sito che ne offre il data-base.
I toni sono i più diversi: sostenuti («invio la mia ultima opera, certo che potrà essere un successo come le precedenti…»), timidi («non so come si fa a pubblicare il mio libro…»), servili («…alla Vostra prestigiosa Casa editrice, che tra i suoi pregevoli titoli potrà annoverare…»), patetici («La prego di pubblicare questo mio scritto che rappresenta una vita di lavoro…») o frugali (semplice file allegato, senza preamboli).
Molti hanno imparato (probabilmente esiste qualche sito che consiglia una procedura) a presentare un abstract, con qualche nota biografica dell’autore, nonché qualche indicazione sul numero di pagine (di Word, ahimè) o – addirittura – sull’ingombro in caratteri. Qualcuno fa persino degli esempi, per presentare meglio il suo lavoro («…qualcosa sullo stile di Sciascia, ma con quella melanconia alla Pavese. Mooolto più moderno, però…»), o modestamente lo descrive come «il testo che manca ancora nella letteratura…». I più sono tuttavia meno pretenziosi, anche se il loro libro è spesso “fondamentale”, “intenso”, “esilarante”, “emozionante” o “drammatico”.
Drammatica è invece la sfasatura che esiste nell’immaginario dei lettori tra l’idea di quello che può essere una casa editrice (libraria) e quello che è in realtà; o perlomeno quello che è diventata, oggi, in condominio con redazioni, webmaster, blogger e stampanti laser.
Un discorso lungo che, se interessa ai miei ventiquattro navigatori, affronterò un poco per volta in varie puntate, sotto questo stesso titolo.
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Tags: casa editrice, editoria, manoscritto, pubblicare








venerdì 10 giugno 2011 alle 08:29
L’ articolo è stato “postato” il 2 Ottobre 2008. Oggi è il 10 Giugno 2011 e, a quanto vedo, non aveva ricevuto ancora un commento. Da qui immagino derivi la mancanza di parti seconde,terze,quarte etc. sul medesimo argomento. Sconfortante e condivisibile. Naturalmente non scrivo per esprimere giudizi sugli aspiranti scrittori che non hanno partecipato al dibattito ( se è vero che Mauro riceve almeno due nuovi manoscritti al giorno, le domande sul ” know- how ” della scrittura dovrebbero essere fondamentali e numerose, o no? ). Peccato. Quanto a me, che amo leggere e scrivere (sic! ), cercherò di carpire i “segreti” del mestiere in altro modo. Comunque grazie lo stesso Mauro per la tua evidente ” Differenza “.
venerdì 10 giugno 2011 alle 09:51
Proprio così, Roberto… Già il tempo è poco, se poi vedo che l’argomento non riscuote interesse faccio un’enorme fatica a continuare.
Tra l’altro la tentazione sarebbe quella di formarmi l’opinione che, in realtà, ciò che interessa a chi vuole “pubblicare un libro” è solo una compulsiva necessità di esprimere un ego, piuttosto che quella di voler capire…
Comunque, se l’argomento ti interessa, sono disponibile a parlarne direttamente, se vuoi (per telefono o mail)… Vorrà dire che, invece di 24 lettori, mi accontenterò di uno…
Ciao!