verità e menzogna – Il Mahabharata
giovedì 16 ottobre 2008
Immaginate che Dio (o un suo “aspetto”, per dirla all’indiana, che ai fini del nostro discorso è la stessa cosa) si incarni come essere umano e diventi un vostro amico. Certo, un amico speciale, perché voi sapete che è “Lui”, e lo considerate – come minimo – il vostro Maestro.

Poi, dopo una serie di vicissitudini, un giorno i vostri fratellastri con un raggiro vi rubano tutto (addirittura un regno, mica poco!) e, diventati sovrani, vi cacciano in esilio, costringendovi a lasciare i luoghi che amate.
Voi – pazienti – accettate tutto questo e aspettate i tredici anni della “condanna”, ma alla fine, tornati a casa, decidete di reclamare quanto vi appartiene (anche per una questione di principio e dignità). Tuttavia, nel frattempo, i vostri parenti sono diventati i legittimi sovrani, e quindi – in quanto “potere” – hanno tutti i mezzi per dissuadervi.
Scoppia infatti una guerra e i fratellastri vostri avversari raccolgono un esercito potentissimo, che comprende anche vostri amici d’infanzia e gli stessi maestri – grandi guerrieri – che vi hanno insegnato a combattere fin da bambini. Il popolo è con loro, così come anche il budget (i capitali per gli armamenti) e la tecnologia più sofisticata sul mercato (le armi).
Si profila una sicura sconfitta. Voi cercate alleati, raccogliete a vostra volta un piccolo esercito fidato e – attraverso vecchie amicizie – sapete anche che sarebbe possibile intavolare accordi di compromesso.
Senonché il vostro Amico, quel Dio incarnato che dicevamo all’inizio, vi spinge a lottare e si offre come unico alleato: voi e Lui contro tutti, la luce della Verità incarnata contro le forze preponderanti del potere mondano…
Ecco un riassunto più che parziale (e volutamente fazioso) di quello che è il più grande libro mai scritto nella storia dell’uomo. Si tratta del Mahabharata, poema epico della mitologia indiana e scrittura sacra dell’Induismo: circa 110.000 strofe e varie parti in prosa (corrispondenti a quattro volte La Bibbia, o ad otto volte Iliade e Odissea messe insieme), per un totale di diciotto libri, che ne fanno l’opera più imponente non solo della letteratura indiana, ma dell’intera letteratura mondiale.
Un testo straordinario, che racconta eventi tanto antichi da essere divenuti leggenda per mancanza di evidenze storiche, ma che abbraccia temi di portata universale, attinenti alla storia dell’umanità, alla natura dell’essere umano e al suo percorso spirituale.
Non possiamo – e non vogliamo – in questo breve spazio dilungarci su compendi e commenti che non avrebbero senso. Torneremo spesso però sull’argomento, sia per affrontare alcuni spunti di questo testo straordinario, sia per dare un seguito a quello che il protagonista, alla fine sceglierà: combatterà contro i suoi fratelli scegliendo la Verità, o si accontenterà di evitare il conflitto, compiacendo, in questo modo, il potere del falso?
Una piccola bibliografia:
Non ci risulta esistere una versione italiana completa del Mahabharata. Sarebbe un impegno editoriale di grande portata e probabilmente nessun editore nostrano ha mai ritenuto utile (né remunerativo) un tale dispendio di mezzi. Esistono però versioni (molto) ridotte, edizioni per bambini in forma favolistica, nonché traduzioni di singoli episodi dell’epopea. Abbiamo perciò compilato una breve bibliografia a ritroso di questi testi, fermandoci al 1965. Può darsi che qualcosa ci sia sfuggito: segnalaci eventuali traduzioni disponibili. La bibliografia è in questa pagina.
Qui invece trovate una versione elettronica (in inglese) dell’opera completa.
Il film:
La mole del testo è talmente impressionante da scoraggiare chiunque. Eppure un regista di grande valore come Peter Brook ha avuto il coraggio (e l’energia) di trarne uno spettacolo teatrale di nove ore, messo in scena al Festival di Avignone nel 1985. Ne fu tratta una edizione TV di quasi sei ore e una cinematografica che ne dura tre.
«…Con un ritmo largo da saga sfilano avventure eccezionali, violenti conflitti, nascite miracolose, sfide ai dadi, atti di magia, duelli barbari, furibonde battaglie, intermezzi umoristici. Il tema di fondo è tagliare i legami che uniscono gli eroi umani al mondo degli dei, trapiantarli sulla terra, metterli di fronte alle loro responsabilità di individui e poi di cittadini. Di alto decoro formale e talvolta di forte suggestione dinamica e figurativa, la regia di Brook concilia raffinatezza e semplicità. La recitazione di un’affiatata compagnia internazionale di attori è in un inglese che ha una limpidezza da Berlitz School e una densità da dramma shakespeariano». (da Il Morandini, di Laura, Luisa e Morando Morandini, Zanichelli).
Un lavoro splendido, di grande intensità, che ha richiesto un lavoro di preparazione durato dodici anni. L’opera si avvale della partecipazione di attori provenienti da sedici paesi di tutto il mondo, tra cui Vittorio Mezzogiorno nel ruolo di Arjuna, principe della famiglia Kauravas
Qui sotto un brano tratto dal film:
Krishna parla al principe Arjuna
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Tags: antichi, Dio, India, Maestro, Mahabharata, Peter Brook








venerdì 17 ottobre 2008 alle 13:26
L’anno scorso è uscito anche un musical basato sul mahabharata diretto da Stuart Wood.
Andando su youtube e cercando “mahabharata musical” è possibile vederne un “trailer”.
venerdì 17 ottobre 2008 alle 17:29
Io ho una copia del Mahabharata raccontato da Chakravarti Rajagopalachari. La traduzione in italiano è stata edita dalla Mondadori nella collana degli Oscar nel 1995. Mentre l’edizione indiana (che ha avuto cinque ristampe negli anni successivi) risale al 1950. Tra le poche edizioni che ho trovato in italiano penso sia la più lunga (naturalmente sempre una bazzecola rispetto all’originale).
Purtroppo si tratta solo di riassunti che ci privano proprio del meglio di questo affascinante poema: gli insegnamenti filosofici ,etici e spirituali dell’antica cultura ariana. Ci toccherà aspettare ancora chissà quanto per avere l’immensa gioia di leggere il Mahabharata per intero. Giuseppe
venerdì 6 febbraio 2009 alle 01:42
rimasi enormemente colpito quando vidi per la prima volta le 4 vhs del capolavoro di peter brook; era tutto stranissimo…mi chiusi a casa (con tanto di serrande abbassate per avere …migilor intimità!..) a vedermi di fila, completamente rapito, queste vicende lontane raccontate con una purezza di immagini, recitazione, e parole di altri tempi (e forse di altri livelli di qualità…altre dimensioni direi…), come se il mondo fuori sparisse e un “nuovo” mondo, cristallino, puro fatto di evidenze, logica, bellezza e profondità si schiudesse dentro di me o mi avvolgesse. Eppure, più che un mondo “nuovo”, mi sembrava un mondo ancestrale, che avevo sempre intrasentito esistere…come qualcosa di dimenticato o sepolto dentro di me…e di cui ero in realtà enormente “assetato”. Nulla a che fare col caos e il grigiore aldilà della serranda abbassata, coi suoi clacson e schiamazzi fastidiosi…no, un mondo di eroi, filosofi, guerrieri, dei e demoni, buffoni e danzatori che rappresentavano Archetipi, e possibilità pure..che spiegavano il danzare delle forze che animano il mondo. Volevo che non finisse mai ….nonostante nove ore di film, volevo saperne di più e ancora, ancora, ancora…Quali Arcani Segreti ci sono ancora da dire? da raccontare?…no, non andatevene, ditemi di più …e poi il film è finito! si rialzò la serranda, clacson, schiamazzi etc…
troppo poco…è durato troppo poco, ho sognato? è mai esistito un mondo del genere? esiste tanta bellezza? era questo il ricordo di ciò che è andato perduto, e che inconsciamente ricerco in questa vita, qui e ora, tra clacson , schiamazzi etc..?
Eppure…gli dei, o Dio (“o un suo aspetto”..) si incarnano e per lampi si rivelano. Esco fuori con questo pensiero in testa, e incontro una vecchina dallo sguardo stranamente brillante (ricordo i suoi occhi verdi) che mi chiede di portare dei pacchi, ma ad un certo punto, in mezzo alla strada, mi dice che andava bene così e prosegue da sola…, va beh..che incontro strano penso, e vado in centro, ben lontano dal mio quartiere e…… in una stradina chi ti vedo?… la vecchina!…mmm…che strano…vado in giro a cercare..non so cosa, forse segni, e …ti incontro di nuovo per la terza volta la vecchina in una cabina telefonica!…allora mi faccio una grande risata!…ahahahahahah..rido come uno scemo….non c’è nulla da ridere..ma rido!…non è successo nulla..nulla di speciale…eppure mi piaceva pensare ch un dio si fosse incarnato in quella vecchina, e mi stesse facendo vedere il suo potere, gocando con me. Pensai ad una storia ebraica secondo cui Dio è Shekinah, una vecchina che vaga per il mondo senza che nessuno l’aiuti e la riconosca. Non importa se tutto questo era frutto di una immaginazione che non aveva granchè da fare, ma quella vecchina era il mondo in quel momento! il mondo pieno di mistero, e Il Mahabarata di Peter Brook mi aveva ricordato che il mondo è pieno di mistero e bellezza. Persino nello sguardo strano e vitreo di una vecchina misteriosa.Anche il clacson, gli schiamazzi etc..diventavano pieni di mistero, fosse anche un brutto mistero, ma ti ricordavano che sei vivo e sei in un mondo che non hai creato tu e di cui non sai nulla. Forse…gli antenati sapevano di più sui quei misteri, per definirli con tanta precisione e correttezza! e probabilmente prima che l’uomo potesse dimenticare il passato, lasciarono delle testimoniaze a memento. Il Mahabarata dà risposte alla molteplicità della vita e alla complessità dell’essere al mondo. Oggi nessuno è in grado di fare questo, rappresentando questa enorme mole di vicende e situazioni, quasi a racchiudere la totalità dell’esperienza umana, con una tale profondità, e allo stesso semplicità…ma sopratutto con questa altissima qualità!
Da notare che il cuore dell’opera, la Gita, il più compiuto Insegnamento sul rapporto tra azione e coscienza, non è stato rappresentato da Peter Brook, perchè si riteneva indegno e incapace di rappresentarlo! Oggi noi viviamo nel frastuono del mondo, tra segni foschi e grevi di una realtà poco luminosa, ma ogni tanto qualcuno ci ricorda che sotto la nebbia si cela un mondo fatto di bellezze, armonie e forze che animano la vita. Per sentirlo ogni tnto bisogna abbassare la serranda, e per un attimo non ascoltare clacson e schiamazzi. O forse chissà, un dio si rivela anche tra clacson e schiamazzi..
ciao
venerdì 6 febbraio 2009 alle 01:54
Grazie Roberto. Grazie di cuore per questo racconto che alleggerisce tutti i clacson e gli schiamazzi che ci tormentano ogni giorno, convincendoci di essere “realtà”.
Dobbiamo certamente abbassare la serranda perché quel mondo (che c’è, indubitabilmente c’è) si riveli. Poi, riapertala, potremo dare sempre meno consistenza a quel “rumore” portando con noi e tra gli altri il valore profondo di un silenzio “pieno”…
Grazie ancora.
venerdì 6 febbraio 2009 alle 03:19
Ultimamente mi sono sorti tantissimi dubbi sulla validita’ delle traduzioni, in generale, basta guardare un film in lingua originale e rivederselo in italiano per capire in maniera netta che spesso i traduttori non sono tanto precisi, non ho ancora capito se esiste una sorta di “censura” o un voler “italianizzare” il significato della scena per renderlo emotivamente piu’ vicino a chi lo guarda fattosta’ che spesso si va a cambiare il significato reale del discorso quello che l’autore intendeva esprimere con il testo.
Se questo succede per un semplice film mi domando cosa puo’ succede nella traduzione di un testo sacro come la Bibbia o il Mahabharata.
Con questo non voglio dire che bisogna smettere di leggere o di imparare la lingua originale di un libro prima di affrontarne la lettura ma attenzione, perche’ lo storpiamento, (voluto o meno) del significato originale e’ sempre dietro l’angolo!
lunedì 13 aprile 2009 alle 07:28
In italiano io conosco solo la traduzione di Vittore Pisani, parziale ma eccellente, anche come rappresentazione del sanscrito originario.
E’ un fatto interessante che il dramma di Peter Brook interesso’ a pochissimi in India stessa, e a quelli pochhi generalmente non piacque. Ma non importa, fu fatto per gli occidentali. Ma gli manca completamente il vero sapore indiano del testo originario, sapore meglio rappresentato, naturalmente, dai vari film indiani dell’epos.
venerdì 4 marzo 2011 alle 21:00
sto leggendo il palazzo delle illusioni di chitra banerjee divakaruni edito da einaudi, è bellissimo il punto di vista della principessa Panchaali o Draupati, e mi è venuto il desierio di rivedere il film di peter brook