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Gurdjieff: un uomo (straordinario)

lunedì 20 ottobre 2008

Libri, Percorsi, Personaggi

Prima di permettersi di esprimere un giudizio su una persona, credo che occorra innanzitutto ascoltare senza pregiudizi quello che ha da dire: in secondo luogo è buona cosa osservare il suo agire e considerare quelli che sono i frutti delle sue azioni; infine è importante guardarlo negli occhi e stabilire con lui un contatto oltre le categorie del pensiero.

Ritratto di Gurdjieff con firma autografa
Non ho conosciuto di persona G. I. Gurdjieff (né avrei potuto, visto che è scomparso nel 1949) e non posso quindi ottemperare al terzo requisito del mio personale “triagolo” referenziale (non riesco ad arrivare a un classico decalogo). Ma ho letto tutto ciò che ha scritto personalmente (non moltissimo), quello che altri gli hanno attribuito (molto di più) e ciò che è stato scritto su di lui (moltissimo).

Tendo per indole a escludere quest’ultima categoria (a cui peraltro, in questo momento appartengo). Perlopiù si tratta di qualcuno che non l’ha conosciuto, che l’ha magari incontrato non direttamente una volta (e sfrutta la sua popolarità postuma) o che lo giudica a posteriori, sulla base dei pochi documenti rimasti e dei molti pregiudizi in circolazione.

Ciò che mi appassiona di Gurdjieff, invece, è la straordinaria intensità della sua vita, la qualità intrigante del suo pensiero (che studio da anni) e lo spessore dei personaggi che – incontrandolo o meno – hanno mostrato un’influenza dei suoi insegnamenti nel loro lavoro.

Tra questi ultimi, ci sono naturalmente Piotr D. Ouspensky (già autore del Tertium Organum, un trattato sulla natura dell’universo, e poi divulgatore di buona parte del sistema di Gurdjieff: soprattutto nel bellissimo Frammenti di un insegnamento sconosciuto), l’artista Alexandre G. Salzmann e la moglie Jeanne Matignon de Salzmann (dobbiamo a lei Vedute sul mondo reale, raccolta di oltre quaranta conversazioni tenute da Gurdjieff tra il 1917 e il 1930, nonché la creazione della Gurdjieff Foundation), la celebre scrittrice neozelandese Katherine Mansfield (che, già malata, morirà accanto a Gurdjieff) e moltissimi altri, quasi tutti autori di libri sul personaggio. Tutti allievi – questi che l’hanno frequentato – magnetizzati, non tanto da un sistema di nozioni astratte che si auto-supportano, ma da un essere umano di statura rabelaisiana, dalle energie sottili a sua disposizione, dalla sua compassione e dall’abilità di trasmettere una pratica. I loro diari e autobiografie costituiscono una ricca e singolare letteratura: Gurdjieff viene assegnato alla sua inevitabile storicità, tuttavia in qualche modo se ne divincola, per emergere con la coesione e la presenza di un uomo straordinario.

Dopo la morte di Gurdjieff, ricordiamo tra i suoi estimatori l’architetto Frank Lloyd Wright, la scrittrice Pamela Lyndon Travers (autrice di Mary Poppins). lo scrittore francese René Daumal (Il monte analogo), il regista teatrale inglese Peter Brook (il cui film Incontri con uomini straordinari e la sua autobiografia I fili del tempo riportano ampie testimonianze della sua vicinanza all’insegnamento di Gurdjeff) il pianista Keith Jarrett e il cantante e regista Franco Battiato. L’influenza gurdjieffiana, inoltre, è presente anche nella pedagogia grazie al “Modello educativo Etievan”, creato da Nathalie de Salzmann (figlia di Alexander e Jeanne de Salzmann) e applicato in diversi istituti dell’America Latina.

Gurdjieff ha ricercato e studiato per tutta la vita. Dal 1885 comincia un lungo percorso in diverse tradizioni spirituali, in particolare quella Sufi. Il suo viaggio di ricerca inizia a Costantinopoli (oggi Istanbul) per studiare i dervisci Mevlevi e Bektaschi. Qualche anno dopo forma un gruppo chiamato i Cercatori della verità, compie numerosi viaggi in Medio Oriente e in India, che lo portano dall’Asia Centrale fino al Tibet (dove assiste al massacro dei tibetani da parte dei britannici a Guru e alla successiva conquista di Lhasa). Il motivo (o la suggestione) che lo spinge a continuare il suo pellegrinaggio per vent’anni è la ricerca di una misteriosa Confraternita di Sarmoung, forse sorta nel 2500 a. C. in Babilonia, di cui egli aveva trovato un riferimento nel 1886.

L'enneagramma e le "ottave"

L’ insegnamento di Gurdjieff combina Cristianesimo, Sufismo e altre tradizioni proprie all’Asia centrale e – in parte – all’Oriente, in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l’essere umano. Non propone una metafisica (benché egli delinei una tipologia umana, una fenomenologia della coscienza e una scala matematica e “chimica” che unisce microcosmo e macrocosmo), né una visione religiosa, ma invita l’individuo – come Socrate – a conoscere se stesso, fornendo allo scopo precise tecniche e ampie spiegazioni. Il suo pregio maggiore è la traduzione di conoscenze altrimenti inarrivabili in un linguaggio adatto alla mentalità dell’Occidente moderno, un sistema privo di misticismo ma assolutamente pratico ed efficace.

Dicevo della straordinaria intensità della sua vita… Due episodi su tutti. In fuga dalla Russia squassata dalla Rivoluzione, porta con sé quattordici compagni del suo gruppo (in una fase del viaggio, su un treno, infastidito da un curioso che ripetutamente gli chiede del suo lavoro, Gurdjieff risponde che lui commercia in “energia cosmica”…). Una volta ottenuto un salvacondotto dalle Guardie Bianche dello Zar, allorché ha l’occasione di convincere le Guardie Rosse rivoluzionarie a firmargliene un altro, lo fa compilare sul retro dello stesso foglio del primo. Un atto d’audacia che comporta sangue freddo e assoluta presenza mentale (oltre che grande attenzione a mostrare la parte “giusta” del documento ogni volta che il gruppo incontra pattuglie e posti di blocco). Gurdjieff porterà alla fine tutti in salvo, per poi sciogliere il gruppo.

L’altro episodio: ricevuto in dono da una nobildonna un gioiello di famiglia, Gurdjieff lo vende per procurarsi il denaro necessario alla travagliata fuga del gruppo dalla guerra civile. Tempo dopo, la signora lamenta la perdita della pietra e insinua che Gurdjieff l’abbia ceduta per arricchirsi. Il maestro non replica. Per molto tempo raccoglie fondi, si indebita e cerca informazioni. Dopo molti anni riesce a ricomprare lo stesso gioiello, che gli costa molte volte il valore a cui lo aveva ceduto. Lo restituisce così alla nobildonna, ringraziando.

Non sono che due episodi tra i tantissimi, che testimoniano tuttavia la forza e la dirittura di un uomo che non si è mai preoccupato di mediare per un “apparire”, cui ha sempre anteposto un “essere”. Cosa che – almeno ai miei occhi – lo rende perlomeno “speciale”.

Infine – e non ultimo – restano i contenuti del suo insegnamento. Da sperimentare più che descrivere. Un corpus di tecniche, movimenti, danze sacre, spiegazioni teoriche ed esortazioni di ordine assolutamente pratico e di grande efficacia. Bastino – tra tutto – queste undici “regole”:

«Per cominciare a lavorare su te stesso verso il risveglio devi seguire le istruzioni di base per questo lavoro.

• formula propositi

• non esprimere emozioni spiacevoli e negative

• non identificarti

• mai considerare interiormente, ma esteriormente sempre

• non mentire

• riduci al minimo il parlare superfluo

• lavora contro l’immaginazione

• osserva te stesso

• impara a soffrire

• ricorda te stesso

• e soprattutto: verifica su te stesso ogni cosa!»

Parleremo ancora di G. I. Gurdjeff, fornendo una bibliografia dettagliata sull’enorme mole di testi in circolazione (suoi e su di lui). Per ora, godetevi questo lungo video, con immagini davvero inedite e speciali:

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24 Commenti per questo articolo

  1. antonio scrive:

    VIDEO BELLISSIMO E DIREI ANCHE INEDITO.
    LO SCRITTO E’ ESAURIENTE UTILE, SINTETICO E COMPLETO ALLO STESSO TEMPO.
    UNA PICCOLA GUIDA PER OGNI RICERCATORE
    COMPLIMENTI

  2. Roberto Rini scrive:

    ciao
    mi permetto anche io di fare alcune riflessioni su Gurdjieff, entrando probabilmente a far parte del velleitario club di coloro che parlano (o stra-parlano) di un individuo così singolare, solo sulla base di cose lette e dette da altri. In realtà vorrei esprimere solo alcuni punti di vista soggettivi e dubbi riguardanti la risonanza che le vicende così anomale di questo signore (e alle quali NON ho partecipato) hanno avuto nella cultura occidentale. E comincerei dal costo dei vari corsi, metodi, sistemi Gurdjieff-e/o-Ouspensky (…come se i due individui avessero la stessa…”densità”!) che vengono propinati oggi in molte città italiane, e con cui potresti pagarti un mutuo! Il primo dubbio riguarda infatti questo: a che titolo, oggi, si può insegnare un metodo, sistema ecc…legato a Gurdjieff? E’ noto, infatti, che Il misterioso Signor G. non abbia lasciato nessuno erede ufficiale, e probabilmente non perché fosse tirchio, ma perché evidentemente riteneva che nessuno dei suoi seguaci o allievi o studenti..avesse maturato un livello di realizzazione e comprensione tale da condurre gli altri. Eppure, indubbiamente ,per molte personalità notevoli (Ouspensky, J.De Salzamann, Peter Brook, Battiato…) egli fu un “Maestro”.
    E qui il secondo dubbio: Un Maestro che non ha discepoli/eredi cos’è? cosa ha rappresentato Gurdjieff nella nostra cultura occidentale? Era un Maestro nel senso tradizionale, un ricercatore, un avventuriero dello spirito, un emissario di altri ignoti e ancora più misteriosi Maestri, un uomo con una missione segreta o cos’altro? ….la risposta è:…boh!……io, come la maggior parte dei viventi che parlano di lui, non c’ero a quei tempi, e anche l’esserci stati non sarebbe stato garanzia di comprensione dell’uomo Gurdjieff: se qualche nostro compagno del liceo dovesse scrivere di noi, per il tempo che ci ha conosciuto, emergerebbero errori e inesattezze enormi, figuriamoci quali livelli di incomprensione si creano quando si parla di qualcuno così “straordinario”, peraltro straniero, e con un bagaglio di esperienze indecifrabili!…. Sembra abbastanza sicuro però che non fosse una cosa: … un ciarlatano! E’ difficile trovare una testimonianza che neghi la forza vulcanica e magnetica di questo individuo. Ma come rapportarsi a questa individualità eccezionale, oggi?….semplice,: non si può! perché il signor G. è morto, banalmente.
    Cosa rimane allora di lui?…Un sistema di “idee”? una pratica rigorosa?..Ecco allora il terzo dubbio, che mi riporta dritto dritto a quei sopracitati corsi Gurdjieff-e/o-Ouspensky sparsi per l’italia, Europa e America e super costosi: esiste qualcosa che è sopravvissuto alla sua morte, e che ha valore oggettivo indipendemente dall’uomo Gurdjieff? ….Delle sue idee e pratiche si sono appropriati gruppi che, avendo o meno un qualche legame filogenetico coi gruppi da lui fondati in Europa e America, si sono però arenati in un limbo, tra il congelare un “sistema Gurdjieff” e andare avanti col rischio di sviare completamente. In questo senso l’esperienza di Ouspensky è esemplare: indubbiamente il suo testo “Frammenti di…” è ormai un classico della ricerca spirituale, un testo bellissimo, ma allo stesso tempo, a mio avviso “ingannevole”. Ci si illude che l’esperienza di Gurdjieff possa essere racchiusa in un “sistema ” di idee, peraltro innovative e di indubbio fascino e profondità, ma sempre idee…laddove mi sembra che Gurdjeff ponesse l’accento quasi esclusivamente sul “fare”, e sulla “pratica”, e non a caso definiva se stesso “il Maestro di Danze”! Ecco la questione di fondo, la Conoscenza è un’esperienza diretta, non un’insieme di idee…per l’esperienza diretta ci vuole competenza, rigore e qualità! …nulla di rassicurante! inoltre la pratica di Gurdjieff non era un sistema definitivo, ma emerse nel tempo come un work in progress di esperimenti , sulla base però di conoscenze misteriose e antiche, le cui fonti sono inaccessibili. Allora, quando nei costosi gruppi Gurdjieff di oggi troviamo insegnanti che ripetono le cose lette nei testi Ouspensky, in più facendosi pagare come se loro fossero Gurdjieff, ci troviamo dinanzi alla peggiore fine che può fare una tradizione! Nei casi migliori troviamo qualcuno che ha esperienza diretta nelle Danze e Movimenti ed esercizi vari, ma anche questi rappresentano un insegnamento frammentario e incompleto. Che garanzie di sviluppo possono dare, indipendentemente dal valore intrinseco culturale e dalla bellezza estetica? Nessuno, secondo Gurdjieff, raggiunse un livello di comprensione e maestria in queste pratiche!
    Indicativo che Ouspensky, prima di morire, abbia affermato “forse non c’è alcun Sistema!”, dopo aver cercato tutta la vita di colmare quelle che considerva lacune nel Sistema del suo Maestro.
    Esistono però gruppi più seri che traggono ispirazione da Gurdjieff a partire dai suoi metodi e pratiche, cercando da un lato di fare opera rigorosa di conservazione e documentazione (vedi i filmati delle danze Sacre, voluti da J. De Salzmann), muovendosi però in modo autonomo dall’altro, visto che non possono supplire o approfondire con altre conoscenze provenienti dalle medesime fonti di Gurdjieff – come appunto fa peter Brook ,che usa come veicolo il teatro, senza dover scimmiottare Gurdjieff, e cercando la sua via per l’arte oggettiva.
    Rimane allora qualcosa di vivo dell’esperienza di Gurdjieff? probabilmente sì!..ma non è un metodo o un sistema, a mio avviso…bensì una sfida! Sì, Gurdjieff ha rappresentato una sfida enorme all’immagine che lla cultura europea/occidentale tecnocratica ha di sè: il top dell’evoluzione!
    Gurdjieff è, forse, colui che in modo più caustico ha ricordato all’intellighentia europea che la cultura nozionistica, e la pretesa di fissare la realtà in “idee” o peggio in “parole” (cioè il metodo formativo più diffuso nelle nostre scuole, tutt’oggi)… era merda pura! qualcosa degno delle scimmie ammaestrate! E c’era dell’altro!…Gurdjieff ha detto al civile e borghese europeo “Tu non sei un UOMO!…sei CONCIME!” (e, diciamolo, questa è proprio forte..)…”SOLO se lavori duramente su te stesso smetti di essere la nullità che sei!”…
    Capiamo bene come la New Age non abbia potuto appropiarsene più di tanto, benchè ci abbia provato; la distinzione tra “essenza” e “personalità” spaccava il capello in quattro: la maggior parte degli uomini ha l’essenza di un bambino spaventato, sepolta sotto l’involucro di una personalità che invecchia senza maturare! …nulla di rassicurante. La sfida è che la vera Conoscenza sia altrove…o forse davanti agli occhi, nel Presente, ma senza un metodo non arrivi a coglierla….e i metodi sono dispersi nel tempo, in un passato dimenticato, e nello spazio… in luoghi misteriosi e inaccessibili!…nulla di rassicurante!…Gurdjieff è stato uno specchio di tutti i limiti di una cultura e civiltà che immemore del suo passato , ubriaca e addormentata, si stava (sta) distruggendo con due guerre planetarie e con le sue enormi cintraddizioni…convinta di essere peraltro il trionfo del creato e della Storia, e ne era (ne è) solo la “decadenza”.
    Gurdjieff è stato Belzebù per l’europeo! e proprio nei “Racconti di Belzebù…” tratta il lettore medio europeo come un deficiente, perché impedisce alla personalità, tramite una scrittura volutamente fastidiosa e incomprensibilre, di accedere alla lettura, o quantomeno di fermarsi al livello verbale di un discorso illudendosi di aver “capito”…Solo se hai “essenza” puoi capire o intuire di che parla!…la prima volta che aprii questo libro, rimasi inebetito, risvegliato e shockato allo stesso tempo, e per molto tempo dovetti tenerlo chiuso…perché era…”troppo”! mi ci avvicinavo come se avessi a che fare con un animale pericoloso. E non credo affatto di aver “capito”!…… Nulla di rassicurante……questa è la sfida di Gurdjieff!
    Ma non era una sida per il gusto della provocazione, bensì motivata – credo – da un’urgenza ed una compassione, un calore umano, non facilmente comprensibili, e che non avevano nulla del sentimentalismo più comune…..sembravano più appartenere all’oggettività di chi sa di dover compiere un sacrificio necessario, o qualcosa del genere…
    Forse nelle gerarchie esoteriche non è considerato un Maestro di una linea specifica – come hanno affermato alcuni – ma di certo ha saputo scuotere le fondamenta della cultura occidentale per bene, spingendo migliaia di persone alla ricerca della Conoscenza vera. Non sono in grado di dire se sia stato un Maestro, ma sicuramente è stato un grande Uomo.
    Scusate la lungaggine e se ho approfittato di questo spazio per spendere “my 4 cents”, ma è il mio omaggio ad un signore verso cui sono debitore…..e penso sia giusto che se ne parli (o anche stra-parli) più spesso, ponendosi domande sul valore della sua esperienza.
    Ringrazio pertanto Mauro per trattare questi temi (voglio dire… ci sono centinaia di blog dedicati al “Grande Fratello”…non so se rendo l’idea…) e concedere questo spazio.
    Roberto

  3. Mauro scrive:

    Non posso che sottoscrivere pienamente, Roberto!
    Un commento lucido e pieno di spunti, che mi offre il fianco per un sacco di argomenti interessanti che mi riprometto di proporre in futuro… Primo fra tutti, la questione del “discepolato”, nonché dell’interpretazione letterale del lascito di un Guida (che quest’ultima abbia o meno confermato una discendenza).
    Non mi preoccuperei tanto del “costo” (oggi si monetizza tutto, perfino l’acqua che cade dal cielo): sta all’intelligenza di ciascuno decidere come utilizzare il proprio denaro. Piuttosto della liceità della diffusione di un insegnamento senza averlo “realizzato”.
    Anch’io non vedo il “peso specifico” di Gourdjieff in chi ne promulga il pensiero. Ma devo dire che non lo avverto neppure – da secoli – in chi si dichiara erede dell’insegnamento di Gesù di Nazareth (tanto per fare un esempio “eccellente”). La ricerca della verità è un’impellenza rara, e comporta un duro lavoro che richiede cuore, intelligenza e incrollabile determinazione. Cose che in pochi sono disposti a mettere in campo per tutta una vita, senza la garanzia di un ritorno immediato… I più preferiscono iscriversi a un “corso” e illudersi così di aver capito tutto… Evidentemente basta loro.
    Grazie del prezioso contributo. Ti aspetto anche su altro…

  4. Roberto Rini scrive:

    ciao Mauro,
    mi permetto di aggiungere solo un paio di cose al mio già prolisso post: il riferimento ai “costi” non era di natura ..per così dire ..”morale”. Ritengo doveroso dare il giusto valore alle cose, e se al mio idraulico elargisco 50 euro solo per cambiarmi un bullone (senza ricevuta), non vedo perché non dovrei dare un valore anche economico maggiore a qualcosa di ben più essenziale che un bullone. Ma mi colpiva il discorso dei “costi”, perché ci vedo una forma di “meccanicità” – cioè, quello che Gurdjieff ha cercato di combattere tutta la vita – da parte di chi dirige i “corsi-Gurdjieff” oggi .
    Come dire, “Gurdjieff si faceva pagare bene da ricchi e viziati europei americani, e quindi anch’io che tengo il corso ….”. Da notare che è vero che Gurdjieff si faceva pagare bene, ma manteneva anche alcuni allievi di tasca sua! …A riprova di una integrità morale, non facilmente inquadrabile in termini ordinari. Inoltre riteneva che gli allievi erano meglio predisposti se davano valore economico allo studio (chissà, forse è l’effetto dell’organo kundabuffer…), e sapeva bene investire i soldi per i suoi (elevati )scopi..
    Il problema non è “pagare”, ma “cosa pagare”! e ritorniamo dunque alla questione dell’eredità conoscitiva di Gurdjieff, e alla qualità di ciò che è insegnato oggi..

    Inoltre, visto che si parlerà di bibliografia su Gurdjieff, vorrei segnalare un testo meno noto di altri, Il Dossier H, una raccolta di testi di qualità e meno scontati, con interventi di persone di valore, quali Peter Brook e Jerzy Grotowski….Consiglio però l’edizione originale francese rispetto a quella italiana, perché quest’ultima non è impeccabile nella traduzione e il rischio di perdersi sfumature importanti è alto.ciao

  5. Mauro scrive:

    Certo, Roberto, non avevo visto alcun moralismo. Comunque ottima puntualizzazione: è vero, Gurdjieff ha aiutato molti, circostanza che spesso viene “distrattamente” tralasciata dai molti critici, così “puntuali” nel dimostrarne a tutti i costi la ciarlataneria. Vale la pena ricordarlo.
    Grazie per la segnalazione del libro. Me ne procurerò l’edizione francese, approfittando per rispolverare la lingua. Mai fidarsi delle traduzioni! Già… ahimè…

  6. Benedetto scrive:

    Approdo per la prima volta su questo sito grazie ad una ricerca su google. Conosco da poco Gurdjeff e, parallelamente ai suoi scritti, sto cercando di affiancarvi le impressioni che lui o i suoi scritti hanno suscitato su altri.
    In questo caso sono rimasto positivamente colpito dall’ottima sintesi effettuata dall’articolo come pure dall’intelligenza dei commenti. I commenti in particolare mi hanno spinto a scrivere.
    Come preannunciato da alcuni articoli, anche io ho trovato in un libro la pubblicità del gruppo del “popolo dei segnalibri” (citando il sito del Cesnur http://www.cesnur.org/religioni_italia/g/gurdjieff_02.htm ). Molte altre scuole appaiano ad una semplice ricerca su internet.
    Sugli aspetti etici del far pagare per una conoscenza potremmo dire molto tuttavia, come è giustamente stato scritto, qui si tratta più che altro di dubbi sull’effettiva detenzione di una conoscenza da proporre. Ma va anche detto che la presenza di un business, pur non essendo deterrente sufficiente, non gioca a favore della credibilità… Oggigiorno il raggiro della buona fede altrui è troppo diffuso per non sentire puzza di bruciato ad ogni richiesta di danaro non direttamente giustificata da un lavoro riscontrabile.

    Da quel poco che conosco del lavoro di Gurdjeff appare però già chiaro quanto lui ritenesse indispensabile il lavoro di gruppo e quanto fosse necessaria la guida di un maestro. Tale necessità si scontra tuttavia con la, almeno apparente, poca credibilità di chi si offre come guida. Ciò rischia di condurre ad un’impasse che, almeno nel mio caso, mi porterebbe a continuare da solo la “ricerca della verità”.

    Riflettevo però che si parla di lavoro di gruppo con la guida di un maestro e che se per il trovare un vero maestro ci vuole forse fortuna (o bisogna forse meritarselo, a partire dal cercarlo più intensamente che con google), il lavoro con un gruppo vede necessaria “solo” (beh, si fa per dire…) la comunanza di intenti. E poi forse dal confronto con un gruppo possono giungere contatti che via via portino ad incontrare un vero maestro. In definitiva, la presumibile scarsa qualità delle scuole potrebbe in definitiva non preoccupare più di tanto. Sostituendo la ricerca di scuole con quella di un gruppo con cui cercare un maestro.
    Non che questo secondo intendo sia semplicissimo poiché ho sovente incontrato gruppi di persone che ritenevano di avere la verità, ma finora mai alcuno che intendesse cercarla…
    Tuttavia è probabilmente non impossibile.
    In rete è più semplice il contatto con chi condivide i nostri interessi e certamente questo è un vantaggio. Immagino però che un gruppo di “cercatori di verità” necessiti di contatto reale e non virtuale. Per quanto attraverso la rete si possa arricchire i propri contatti, fino a giungere magari a Firenze la mia città, quanto sto cercando sono più propriamente gruppi locali, non virtuali.

    Conoscete qualche realtà corrispondente a quanto descritto?

  7. Roberto R(ini) scrive:

    ciao
    Non posso aiutarti sulla ricerca di un gruppo in Toscana, anche se proprio lì – a Pontedera per l’esattezza – c’è un gruppo di artisti che porta avanti una ricerca serissima sull’energia e gli antichi canti vibratori, ma si accede per selezione basata sulla competenza nel canto e, e per inciso, è una ricerca che sia avvale di finanziamenti ufficiali da enti e istituzioni. Ma è un caso più unico che raro di lungimiranza da parte delle Istituzioni. Per tutti gli altri gruppi credo, invece, che il finanziamento privato e individuale sia fondamentale ai fini di una adeguata gestione. In questo senso non mi scandalizzano i pagamenti all’interno di un gruppo di ricerca esoterica, ma – come è stato detto – il punto è la competenza reale in un metodo oggettivo. La necessità o meno di un “gruppo” penso dipenda dal metodo di trasmisssione, mentre mi sembra essenziale la presenza di qualcuno che abbia realmente realizzato l’insegnamento e faccia da guida. I gruppi “esoterici” spesso non fanno altro che riportare le normalissime dinamiche di qualsiasi gruppo di persone, e cioè attrazione per il leader carismatico, tensioni emotive, schermaglie e lotte di potere, implicazioni sentimentali e soggettive, antipatie e simpatie, attrazioni sessuali ecc…insomma il solito giardino d’infanzia! Esiste una retorica di gruppo che è più fastidiosa di quella individuale, a volte…
    Ma se il leader è una vera guida, e l’unione delle persone è basata su un vero Lavoro oggettivo, su una vera ricerca legata “al fare”, allora il gruppo può esplorare possibilità starordinarie.
    Volevo riportare l’intervista di un praticante inglese di Danze sacre di Gurdjieff, ma non riesco più a ritrovarla. Diceva più o meno: “un giorno stavamo effettuando insieme le Danze, ed ecco che ad un certo punto, mentre eravano tutti in sincronia, ‘qualcosa’ si è manifestato tra noi, lì, nello spazio…una corrente di energia era discesa, o l’avevamo fatta discendere, tramite i nostri corpi e pervadeva tutta la stanza…poi se ne è andata via….ma in qualche modo le Danze avevano funzionato…”. Ecco, è questo tipo di lavoro che , secondo me, dovrebbe legare le persone di un gruppo…aldilà delle implicazioni ordinarie umane, che sono comunque inevitabili e forse anche necessarie, ma che in parte vanno accantonate per cercare qualcosa che trascende la soggettività..

  8. Mauro scrive:

    Mi permetto… Mi auguro che quello che emerge da questo blog (letto “tra le righe”, naturalmente) possa far intuire che proviene da un lavoro in una Scuola seria. Ciò che viene espresso (mi riferisco ovviamente ai miei articoli, di più non potrei) non è solo teoria letta sui libri (buona parte sì, visto che lo spirito del blog è collegato ai libri e alla lettura – almeno negli intenti), ma frutto di un Insegnamento.

    Tuttavia, so benissimo – come afferma Benedetto – che un Maestro non si trova su Internet. Per questo in queste pagine non si trova propaganda, e il “popolo dei segnalibri” personalmente mi fa sorridere nella sua metodica da “Testimoni di Geova” (tra l’altro, è un’ossessione, perché i libri che mi tornano dalle librerie sono invasi da questi segnalibri davvero violenti e prevaricatori: Gurdijeff colorava i passeri per venderli al mercato, ma lo faceva per finanziare la sua seria ricerca, non per portare adepti, di cui non avrebbe saputo che farsi).

    La ricerca della verità è una sete. Una sete terribile e insaziabile, che porta molto oltre la necessità di trovare un insegnamento sotto casa. Anticamente, c’era gente disposta a camminare per migliaia di chilometri, solo per sedere fuori da un qualche eremitaggio, dove un maestro non accettava che un allievo ogni tot anni… Eppure, quella sete non permetteva calcoli. Lo facevano e basta.
    Oggi, naturalmente, non può più essere così: non sopravviviamo con un fagotto sulle spalle e poche bacche trovate sul cammino. Ma la sete dev’essere la stessa e l’intento altrettanto determinato. Altrimenti il maestro non “ci sente”…

    Non sto a raccontare la mia storia, né quella di altri, miei compagni di cammino: non serve, perché ognuno interpreta la vita e il senso della ricerca secondo i propri mezzi e – soprattutto – la propria “sete”. Certo, posso dire che il celebre aforisma «quando l’allievo è pronto, il maestro arriva» è del tutto vero. E non sta a noi valutare la “prontezza” in questione.

    Non posso che augurare a tutti che l’”incontro” avvenga quanto prima. Un piccolo consiglio: non rinunciare mai all’intelligenza e a un sano dubbio, ma lasciare ampio spazio all’intuito e alla sensibilità. La mente da sola si perde nei meandri, e il dubbio rischia di rimanere il maggior ostacolo all’azione.

  9. Roberto Rini scrive:

    Alcune considerazioni a partire dalle parole di Mauro, che riguardano Gurdjieff e il contatto con una Scuola.
    Gurdjieff ha dato più volte dimostrazione (ci sono molteplici testimonianze in merito) di saper influenzare o manipolare volontariamente le persone. Un’influenza energetica sottile e cosciente..qualcosa di più consistente di un semplice “carisma”. Abbiamo testimoniaze di lui che addormenta la “personalità” di una persona per consentire alla sua “essenza” di rivelarsi (lo racconta Ouspensky)…o ancora lui che concentrandosi è in grado di curare gli altri o di trasferire la sua energia (mi pare che ne parla Fritz Peters), o addirittura lui che col suono addormenta una ragazza o eccita il centro sessuale di una donna…e così via. E’ lui stesso che ci fa sapere che aveva la possibilità di accumulare tanta forza da addormentare un elefante o uccidere un piccolo uccello (mi pare) a distanza…ma – ce lo racconta sempre lui – capisce che questo è un livello vitalistico a cui deve volontariamente rinunciare per uno scopo superiore. Gurdjieff, se avesse voluto, avrebbe potuto intortarsi gente ricchissima e potente, un pò alla Rasputin ( – qualcuno avanza peraltro un incontro tra i due! – ), ma evidentemente il suo scopo non prevedeva questo, benché gente ricca e influente gli diede appoggio e denaro, e lo seguì. Ma, a quanto ho capito, Gurdjieff guardava realmente all’essenza delle persone…ecco perché molti li allontanava, e altri invece li sfidava a superare se stessi, rendendogli la vita impossibile,…Questo non è il comportamento di un “furbo” che sfrutta gli altri per soldi e potere, ma di una persona che guarda ben oltre il successo sociale e sente fortissimo il dovere morale di risvegliare gli altri. Spesso si comportava volutamente da “ciarlatano” per allontanare gente che non poteva seguirlo…e quasi mai faceva gratuito sfoggio di quei poteri che evidentemente possedeva, se non era finalizzato a qualcosa. Mi sembra evidente che era un uomo non limitato dal “moralismo” del tempo, e che seguiva solo la sua coscienza. Questo per dire che l’incontro con un Maestro non è affatto una cosa rassicurante, come l’incontro di un bimbo con un dolce nonno, vecchio e saggio, ma rischia di essere “scottante”, anzi “ustionanate”! ….richiede un “riconoscimento”, probabilmente reciproco, e non proselitismo…Gurdjieff riteneva, però, che certe possibilità potevano svilupparsi solo a partire da un lavoro di gruppo, all’interno di una Scuola, e che il gruppo fosse un laboratorio vivente per specchiarsi e capire la propria essenza; motivo per cui ha sempre fondato dei gruppi nelle varie città dove si è spostato, selezionando le persone che potevano essere utili alla sua missione e al Lavoro. Era capace di rendere la vita un inferno alle persone , per metterle alla prova, così come era capace di donarsi integralmente, quando lo riteneva opportuno…
    Personalmente non ho mai sentito l’esigenza di un “gruppo”, mentre l’attrazione verso un Maestro in carne e ossa o verso un metodo preciso va in me di pari passo con l’attrazione verso l’esperienza solitaria. In un certo senso sono attratto dalle sfide solitarie di gente come Aurobindo, Krishnamurti, Ramana Maharsi, Meister Eckart ecc..anche se qualcuno potrebbe dirmi che anche loro, nel sottile, forse, avevano i loro Maestri…vabbè..

    Non credo che l’incontro con un Maestro passi, in ogni caso, dalla pubblicità o dall’adescamento, ma da naturali attrazioni , incontri o “coincidenze”, senza abbarbicarsi nei settarismi o dogmatismi coercitivi del gruppo. Persone accumunate da comuni interessi, si trovano da sole!…
    In questo senso, trovo davvero interessante che Mauro – che appartiene dichiaratamente ad una Scuola (chi conosce i testi dell’Adea sa perfettamente a chi fa riferimento..) – abbia creato uno spazio non settario di riflessione, e voglia condividere, con un linguaggio accessibile, frammenti di conoscenze ricevute, tramite pensieri, riflessioni, commenti ai testi o vere lezioni (ottime sintesi quelle sulla piramidologia!), rimanendo aperto ai commenti esterni, e rimanendo attinente ai temi trattati senza dar loro particolari colorazioni “partigiane”. Io sono da poco approdato nel blog (pur essendo un lettore Adea di vecchia data), ma i commenti lasciati agli articoli sono anche una “provocazione” – parlo per me – per spingerlo a sbottonarsi di più e a rivelare di più – per quanto è possibile farlo con le parole, e a partire dai libri – visto che di “cose ” ne deve sapere un bel pò…(quarto Re magio a parte…e ultimo testo scritto, che devo ancora prenotare).
    E’ per questo che lo invito a commentare quello che emerge dai testi di Gurdjieff (sempre di libri si parla) , a partire dalle sue conoscenze sulla “macchina umana” e sulla base di un lavoro effettuato oggi, in una Scuola contemporanea, tramite metodi specifici. Sarebbe interessante affrontare, inoltre, un testo come il “Belzebù” di Gurdjieff…un testo ostico, che dissemina in modo non chiaro informazioni esoteriche, rivelazioni schockanti, allegorie, metafore, e – forse- provocazioni. Insomma, caro Mauro, se ti va…noi siamo tutti orecchie..(occhi) …(questa te la getto così..và..).

    Gurdjieff, a mio avviso, rappresenta un momento fondamentale nell’esoterismo occidentale…uno spartiacque…che fa emergere i limiti della cultura ufficiale, e pone l’accento sul bisogno di conoscenze concrete e pratiche, che né la teosofia prima con il suo orientalismo, né la new age frikkettona dopo con la sua vaghezza , potevano appagare (e tralsciamo del tutto la palude delle religioni ufficiali). Lui ha fatto riemergere le domande essenziali, benché, forse, non abbia dato le risposte ultime (risposte che, comunque, non sarebbero state mai sul piano della mente discorsiva). A voi (a Mauro in particular) la palla
    ciao
    ps: vado di fretta e non sono sicuro di essere stato chiaro…vabbò..

  10. Benedetto scrive:

    Ringrazio per la risposta.

    Roberto parla di un gruppo di artisti a Pontedera. Potresti dirmi di più? un sito internet?
    non lo chiedo per entrare a farne parte – non sono dotato per il canto – ma se sono artisti immagino si esibiranno e potrebbe essere interessante assistervi. Inoltre intorno a tale gruppo potrebbe gravitare qualcosa di interessante.

    Riguardo al percorso individuale, di gruppo o assistito da un maestro, sono anche io tendenzialmente più favorevole ad un percorso autonomo. Forse però ciò è più frutto dell’essere solo in questo campo che del volerlo essere…
    Un detto comune afferma “meglio soli che male accompagnati” e poiché in questo campo essa fosse spesso l’alternativa prospettata ho scelto di procedere solo. La difficoltà di trovare compagni di viaggio (per non parlare di maestri) con cui condividere interessi diversi dal fantacalcio e che, al contempo, non siano fanatici di qualche loro dogma incontestabile è innegabile. Ciò nonostante vale la pena di riprovarci!

  11. Roberto Rini scrive:

    ciao Benedetto
    il gruppo di lavoro è quello del “Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards”, collegato con Pontedera Teatro. Il lavoro, basato su antichissimi canti dalla particolare qualità vibratoria, si chiama “Action”, e può essere visto nei momenti di apertura pubblica, facendo espressa richiesta presso http://pontederateatro.it/
    Se ne parlo è perché è un lavoro spesso paragonato alla ricerca sulle Danze Sacre di Gurdjieff…e uno dei pochissimi esempi occidentali di ricerca sull’”arte oggettiva”…che vede peraltro, tra i suoi finanziatori anche un gurdjieffiano doc, quale Peter Brook, grande amico ed estimatore di Grotowski.

    Se Mauro mi consente, faccio una “piccola” digressione ,sperando di non annoiare….ma credo di non andare fuori tema, dando un punto di vista meno conosciuto sull’influenza di Gurdjieff in certi ambienti:

    La cultura ufficiale ha spesso negato credito a queste figure “scomode”, come Gurdjieff ; ma è significativo che il nome di Gurdjieff, invece, sia entrato a forza nelle Accademie e nelle Università di Studi teatrali e spettacolari, per la profonda influenza che ha avuto su alcune figure fondamentali del Teatro, e perché la cultura del teatro vive, per sua natura, in una zona di confine, ed è capace quindi di apprezzare un uomo così estremo e straordinario…… Soprattutto, in questo ambito, Gurdjieff è apprezzato per l’importanza fondamentale data al corpo, al movimento, all’energia, alla danza e al “fare”, intesi come strumenti e fonte di Conoscenza…..contrariamente ad una visione che vede solo nella “testa” la fonte del conoscere…Inoltre Gurdjieff effettuò rappresentazioni pubbliche delle sue danze nei teatri, richiamando l’attenzione di intellettuali e artisti…In definitiva, quello che scienziati, umanisti, psicologi e teologi non sono stati in grado di fare in ambito accademico ufficiale, e cioè riconoscere la grandezza del personaggio, lo ha fatto l’ambiente del Teatro…..oggi Gurdjieff è “studiato” nei dipartimenti teatrali, tramite letture dei testi e stage sui movimenti e le danze, o studio del corpus musicale….certo, non si tratta di ricerca o trasmissione esoterica, ma è già un inizio…c’è un ambiente accademico che ha accettato l’idea che esista un sapere superiore, che vada ben oltre quelle “quattro palle” insegnate a scuola, e che il movimento e l’arte siano strumenti per avvicinarsi a questa esperienza conoscitiva….considerando, peraltro, che nei teatri orientali la connessione con il sacro esiste da sempre, e quindi accettare questa idea è stato abbastanza facile……ripeto, è già un inizio…

    una carrellata di persone influenti del teatro su cui è possibile intravedere “l’influenza di” o il contatto con il misterioso Gurdjieff: Stanislavaskij, M. Cechov, A. Artaud, E.J. Dalcroze, Brook, Grotowski, Barba, Jodorowsky, e molti altri meno famosi…
    Una parte del teatro cercava una forma d’arte che consentisse di elevarsi spiritualmente..arrivava Gurdjieff con la sua misteriosa conoscenza a dimostrare che non solo non era utopia, ma in passato l’arte aveva avuto questo scopo, ormai dimenticato..
    Grotowski, leggenda del teatro, è quello che poi fa il grande salto e si dedica integralmente alla ricerca di tecniche rituali “oggettive”, con finalità analoghe a quelle di Gurdjieff (ma attraverso percorsi autonomi), facendo riferimento anche lui ad un sapere antico dimenticato, legato alle civiltà misteriche del mediterraneo e dell’oriente…(per chi volesse saperne di più http://web.tiscali.it/gigantidellamontagna/rivista.htm ..c’è anche uno scritto, non rivisto e trascritto male online, del sottoscritto…quando era ancora un giovane e baldanzoso studente universitario…)
    Allora, alla già vasta letteratura su Gurdjieff, si possono senz’altro aggiungere numerosi testi, articoli, e tesi di laurea che ne trattano l’esperienza a partire dal punto di vista degli studi teatrali.
    Un esempio è un testo tratto da una tesi di laurea -non originale invero, ma con qualcosa di inedito sulle danze -di Giampiero Cara, G.I. Gurdjieff: Danze Sacre per il Ben-Essere.
    Gurdjieff era al di fuori del mondo teatrale, ma ha indicato orizzonti e possibilità a cui una parte del mondo teatrale anelava…
    ciao (Mauro… se c’è troppa carne al fuoco, ti prego usa il cestino…a volte non mi contengo..)

  12. fedele scrive:

    quante parole meccaniche ripetute nei VS luoghi comuni della vostra pazzia,se invece di scrivere
    tantissime idiozie vi poneste solo l’idea di che cosa state scrivendo e per chi?????sareste gia un po piu sveglio ,senza emozione che è l’energia sottile del cuore è tutta una vibrazione meccanica e ripetitiva che serve al vostro EGO per crearvi l’illusione di vivere ma invece siete dei cadaveri anbulanti che cercano solo con la testa cio che la testa non puo vedere poiche il vero lingaggo
    è sottile ed appartiene all’emozione,smettete mistificatori di parlae a caso del MAESTRO,ed incominciate a soffrire in modo cosciente oppure creandovi una sofferenza volontaria,IPOCRITI.

  13. Mauro scrive:

    Un commento che si commenta da sé, caro Fedele… Nulla da aggiungere.
    Senonché hai ragione: il vero “lingaggo” è sottile. Molto sottile…

  14. Roberto Rini scrive:

    AHAHAHAHAHAHA….dai, ho avuto una giornata tremenda, e tu, fedele, sei riuscito a farmi ridere!…non so quanto volontariamente…ehm….Oppure no…magari la tua è una forma di comunicazione ironico-futurista, di cui mi sfugge – invero – il senso…Comunque, la vera sofferenza volontaria è stata leggerti. L’uso “poetico” che fai della sintassi è veramente una sofferenza….inoltre spero che quando parli (voce del verbo “parlae”) del “MAESTRO” tu non ti riferisca al Signor Gurdjieff!…LUI si rivolterebbe nella tomba….
    Ma alla fine credo che tu sia un gran burlone!….ma sì…..ci siamo cascati…sei un Grande! Continua così! (ma anche no….)

  15. fedele scrive:

    carissimo roberto noto con piacere che sei un orbo,poiche poni l’inportanza nel come viene scritto
    e se è in forma poetica o meno,ho il conputers difettoso ecco senplicemente il perche della sintassi,
    pero se uno da inportanza ancora alla forma esteriore senza voler vedere e sentire il contenuto
    vuol senplicemente dire che hai una paura profonda e preferisci nasconderti ancora Egregio
    paranoico poiche la tua è l’energia della paranoia lo si intuisce da cosa scrivi ed il come,tu sei veramente un individuo gia morto ed EGOICO cioè solo ego,poiche la tua essenza è sepolta gia da quando avevi 4 anni di vita,medita dove ti ho colpito EGREGIO addormentato e vanpiro,nel pianeta sono cosi pochi quelli che possono realmente capire ed intuire il Maestro,comunque CORDIALISSIMI
    Saluti

  16. Roberto Rini scrive:

    AHAHAHAHAHAHAH…giuro….mi fai morire dal ridere!…sono sempre più convinto che tu sia un burlone, un trollino diciamo, un mattacchione che spara cose così..senza senso (altro che contenuto)….. ma, stando al gioco…gente fuori di melone che si esprime così (..ehm…magari non proprio così…l’amico fedele raggiunge vette sublimi di comicità…), invasati in delirio mistico, se ne trovano in tutti i gruppi. Gente carismatica come Gurdjieff, in effetti, attira questo tipo persone , bisognose di affermazione e illuminate sulla Via di Damasco, per cui credono di essere gli “Eletti”, gli “Unici” che possono “realmente capire ed intuire il Maestro”…..anzi, spesso “il Maestro” si rivela loro in sogno dicendogli “Solo TU..ehm…fedele, mio DISCEPOLO prediletto,..hai capito ed intuito!”….per poi sparire in un arcobaleno tra mille bolle blu! ..Era proprio quello che Gurdjieff cercava di evitare, costringendo gli allievi a lavori estenuanti e concreti. E’ il motivo per cui nelle tradizioni il lavoro “interiore” ha spesso delle forti valenze pratiche e artigianali…. per evitare l’illusione e l’autoinganno da delirio mistico. Per insegnare che “quando piove, i marciapiedi si bagnano”….Nei monasteri occidentali si lavora la ceramica, si studia il canto, la pittura o altro….nelle comunità sufi il lavoro interiore può coincidere con attività quali la tessitura dei tappeti, o anche attività commerciali diventano un lavoro concreto di studio delle reazioni interiori. Il Lavoro diventa “oggettivo” quando si confronta con qualcosa di concreto, tangibile e ripetibile (da qui l’importanza del rito preciso, delle FORME stilizzate, delle tecniche minuziose)…e se c’è la “qualità” espressa nel “fare”, allora si possono affrontare i “contenuti invisibili” dell’azione. Molte persone venivano allontanate da Gurdjieff, perché inadeguate proprio a cominciare l’abc del lavoro…
    Quindi, caro fedele…ma un buon corso di cucina e/o giardinaggio? ….e, mi raccomando, attento ai “vanpiri”….compaiono assieme alle mille bolle blu…anzi “conpaiono”..(altro che “computers” rotto…vecchio burlone..)

  17. fedele scrive:

    ma quale mille bolle blu,ed anche iltuo linguaggio tipico del bar dello sport,e riguardo al corso
    forse ne hai proprio bisogno visto che non capisci una mazza,ma sai solo prendere in giro
    con la tua pseudo ironia tipica dei logorroici,datti alla pesca che fose ne ricavi qualchecosa di utile,e smetti di arrabattarti con la tua pseudo intelligenza speculativa,cari saluti roberto
    quando vuoi posso indicarti il percorso per vedere sentire ed ascoltare ma non certamente i tuoi
    disturbi mentali di convinzione ma la realta.

  18. Roberto Rini scrive:

    eh…ma io traggo spunto dalla sublime profondità di pensiero di fedele, per parlare – guarda un pò – del “brindisi agli idioti”. Un misterioso rituale gurdjieffiano durante i banchetti, in cui l’appellativo idiota – contariamente all’associazione che si potrebbe fare pensando a fedele – non ha…forse…una connotazione negativa. Etimologicamente vuol dire “l’inesperto”, ma anche “l’uomo privato” contrapposto all’uomo pubblico..quindi, è probabile che Gurdjieff lo utilizzasse per indicare l’uomo in formazione, che si estrometteva dalla vita comune per cercare se stesso. Bisognava essere completamente idioti, allora. Ogni idiota si sceglieva un appellattivo, un nome, o glielo dava Gurdjieff stesso, per indicare la caratteristica principale della persona..spesso era un nomignolo provocatoriamente dispregiativo – a fini pedagogici ,eh – scelto all’interno di una serie di gruppi classificatori, ma potevano anche variare col tempo. Si “giocava” cioè sulle maschere delle personalità per rivelare l’essenza. Chissà, fedele, in quale gruppo ti avrebbe inserito il Maestro? Gli Idioti Contorti o gli Idioti Senza Speranza?…mi sa i Perfetti Idioti!….mi sa…(gurdjieffianamente parlando, eh…)
    cin cin..

  19. fedele scrive:

    non mi rimane altro che farti una bella PERNACCHIA,visto he continui ad usare le storie di Gurdjjeff
    per racontare qualche cosa poiche sei veramente la nullita resa persona(maschera)ma esprimi
    qualche cosa di tuo egregio VAMPIRO addormentato?e sopratutto non succhiare energia agli
    altri vanpiro!!!!!!ormai sei stato smascherato,e dimenticavo di produrti per scritto il suono della pernacchia che forse è l’unica cosa che capisci!!!!!!!!! PR PR PR PRO PRO PRE PREEEEEEEEEEEE:!!!!

  20. sergio scrive:

    mi sono introdotto nel sito ed o trovato il dibattito fra l’illustre ed illuminato Roberto,e per un’attimo
    non ho potuto credere a cio che i miei occhi leggevano,un individuo che usa le terminologie
    di un altro,e scimmiotta ripetutamente qualche cosa che ha letto su un libro,atteggiandosi a maestro
    credo che si possa arrivare solo a questi punti,non c’è veramente limite all’inbecilita’ nascosta e contrabbandata da intelligenza.SALUTI CARI

  21. Mauro scrive:

    Adesso basta! Non mi prendo la briga di fare un blog per lasciare spazio all’emotività e agli insulti.

    Interrompo la discussione, poiché di discussione non trattasi. Questo spazio è dedicato ai contributi, interessanti o meno che siano.

    Chi non è interessato – o ritiene di essere al di sopra perché “ha già capito tutto” – può benissimo migrare da altre parti.

    Invidieremo di certo la sua grande saggezza e penseremo con nostalgia alle perle che ci ha lasciato. Grazie, abbiamo visto abbastanza.

  22. Roberto Rini scrive:

    ehm….sarebbe anche divertente osservare le reazioni emotive (mie comprese) che si scatenano attorno a una figura come Gurdjieff…ma non è questo il contesto per esperimenti di questo tipo… e in fondo ci sono cose ben più interessanti su cui porre l’attenzione..
    Quindi chiedo a scusa a Mauro e agli altri utenti, se ho dato il “la” ad un abbassamento del dialogo nel blog…era in effetti prevedibile che accadesse questo….ma – lo dico a mia parziale discolpa – cercavo di riflettere “attorno” a Gurdjieff – anche a partire da “simpatiche” provocazioni – sperando realmente di interagire con un burlone, che ci avrebbe poi stupito con qualche misteriosa rivelazione (speravo)..Mi sbagliavo, evidentemente..
    Questo blog si caratterizza per il garbo e la qualità dei suoi interventi, ben lontani dalle beghe che caratterizzano altri lidi virtuali…pertanto invito Mauro a cancellare i posts che ritiene fuori luogo (miei compresi), affinché si possa continuare a “riflettere” su questa figura enigmatica e sul suo lascito. Su cui, è bene ricordarlo, NESSUNO può vantare diritti di comprensione maggiore, visto che tale esperienza, per volontà di Gurdjieff, non ha avuto una continuità ufficiale… nè eredi…benché più volte è accaduto che qualcuno si profesasse il “vero” erede…
    Ognuno, poi, può riflettere su questo patrimonio (fatto di biografie, testimonianze, esperienze, foto, filmati, libri, danze, musiche etc..) in base al grado di maturità e conoscenza personale… senza dover chiedere il permesso o fare legalmente i conti con “eredi” presunti..
    Rewind…

  23. Roberto scrive:

    Però!
    Arrivo con due anni di ritardo.
    E’ un peccato che la discussione intorno a Gurdjieff si sia interrotta a causa di una evidente ” ottava discendente involutiva ” del dialogo, nei toni e nei contenuti.
    Per carità, è una battuta!
    Ma si può sempre rimediare nella vita.
    Altrimenti che ci starebbe a fare un insegnamento reale?
    Vero è che spesso sarebbe più utile un buon psicologo per riportare, come sosteneva Freud, la follia entro limiti tollerabili dal contesto sociale.
    Riguardo all’articolo originario, mi hanno colpito due cose in particolare:
    1) Le Istruzioni di base, che così formulate fanno un certo effetto e che per inciso dovrebbero essere praticate anche nella partecipazione a questo blog.
    2) Il video, che non avevo mai visto. Guardare Gurdjieff ” dal vivo ” è notevole e mi ha lasciato un’impressione fisica precisa: quella della solitudine quasi densa di un uomo ” diverso ” in mezzo a esseri umani ordinari ( senza nessuna connotazione dispregiativa ).
    Mi ricorda in qualche modo una persona che conosco…e che ovviamente non intendo citare!

  24. TheSaragozza scrive:

    mi ha cambiatp la vita…..dopo 27 anni dall’incontro del ”sistema”…nom ho capito se in meglio o in peggio…

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