Verso la quarta dimensione
giovedì 30 ottobre 2008
Viviamo in un mondo tridimensionale. E non solo fisicamente: anche la nostra mente non può fare a meno di formulare idee attraverso le medesime tre dimensioni del mondo sensibile. Per uscirne occorre un “volo” che vada oltre le barriere del pensiero. Oltre la mente.
Non si tratta solo di un’ipotesi. Ma è qualcosa di cui è difficile parlare, poiché il linguaggio soffre della medesima limitazione. Si può – semmai – far ricorso alla metafora, fidando nelle risorse analogiche dell’intuizione.
Ho provato ad affrontare il tema in un testo recente (I Maestri), pubblicato dall’Adea, dedicando un capitolo alla Quarta Dimensione. In quel caso, si trattava di un contributo inerente alle argomentazioni del libro, collegato a una cosmologia più ampia. Tuttavia credo che la lettura di quel capitolo possa offrire un contributo in questa sede. Lo potete scaricare cliccando qui.
Nel capitolo in questione utilizzo l’immagine di un biliardo, e del giocatore che può osservare il gioco da una prospettiva decisamente diversa da quella – soggettiva – della biglia sul tavolo. Indubbiamente, quello che al giocatore appare un chiaro sviluppo di cause ed effetti, per la biglia non è che un caos determinato dal caso, dalla fortuna o dalla malasorte.
Non starò qui a ripetere l’intero discorso, ma quello che mi sembra interessante è il senso di indeterminatezza di cui soffriamo, ignorando le leggi che sottendono alle armonie universali.
Non è cosa da poco: l’intero senso della nostra vita dipende in gran parte anche da quello. Tutto il cinismo, la sfiducia, la superstizione, il giudizio sugli altri e sugli eventi, fanno parte di una visione limitata che proviene dal nostro intendere la vita come accidente, e non come espressione armonica di semplici leggi di causa ed effetto.
Per ora mi fermo qui. Prometto che ne riparleremo presto…
Qua sotto, intanto, due interessanti contributi:
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Tags: leggi, Maestri, mente, metafora, quarta dimensione










venerdì 31 ottobre 2008 alle 18:53
Bel post! Lo spazio esperienziale individuale vissuto ordinariamente da sotto l’isoterma della percezione tridimensionale, rivela i suoi limiti solo nel momento in cui un barlume intuitivo perfora in un attimo quell’isoterma dando origine ad un’esperienza che si dipana su altre linee.
Per questo credo sussista la difficoltà a voler anche solo di poco oltrepassare i limiti di una propriocezione affermatasi durante gli anni già vissuti. Per darsi una risposta occorre prima farsi una domanda, e per farsi una domanda occorre prima farsi venire un dubbio.
Ma il dubbio non è contemplato dalle ordinarie meccaniche cerebrali, basate esclusivamente su logiche binarie. Occorre un terzo elemento, che si insinui nel meccanismo di confronto-relazione del pensiero neumaniano, inceppandolo e mandandolo in tilt.
E’ lì che nasce il dubbio, cui segue la domanda, cui segue l’esperienza, cui segue immancabilmente la cessazione della domanda stessa, indipendentemente dal seguire o meno della risposta.
L’esperire è per sua stessa natura questione ultraduale. La percezione dell’esperire può avvenire in termini meccanici, e non portare a nulla, oppure di appropriazione diretta dell’esperienza, con la logica conseguenza della comprensione dell’esperienza stessa, che a sua volta, riportata sul piano duale del pensiero meccanico fornirà un numero tale di risposte da finire per generare da se’ le domande relative.
venerdì 31 ottobre 2008 alle 19:19
Sono letteralmente senza parole. Ti cito: «Per darsi una risposta occorre prima farsi una domanda…». La domanda è: ma quanti ne hai bevuti? E…«e per farsi una domanda occorre prima farsi venire un dubbio…». Il dubbio è: ma come mai quando li bevo io vedo semplicemente doppio? Forse devo cambiare marca?
venerdì 31 ottobre 2008 alle 20:20
Per una volta che sono sobrio…
venerdì 13 febbraio 2009 alle 16:39
Franzgenio!
domenica 8 marzo 2009 alle 18:14
mmm…non posso dire di avere “ben” capito ciò che dici, nel senso che credo di aver “capito” verbalmente e di aver “intuito” ciò di cui parli – perché mi risuonano diverse immagini in mente – ma non sono affatto sicuro di aver veramente capito, visto che attualmente sono nella terza dimensione…indi, ti chiedo: ma se la quarta dimensione è il tempo – giusto? – e se a partire da un piano “superiore”, un gradino più in alto nella scala delle vibrazioni, si vede ciò che sta in “basso”, così come un osservatore in piedi vede l’intero piano e movimento delle palle da biliardo sul tavolo, tanto da vederle tutte simultaneamente e vedere i rapporti di causa ed effetto, e addirittura prevedere prima il probabile impatto delle palle…dunque, chi sta nella quarta dimensione vede e prevede il futuro? indi può prevedere i numeri del superenalotto (che mi farebbero tanto comodo)? o ancora…può intervenire nel tessuto dello spazio-tempo in modi pressochè inconcepibili all’attuale condizione mentale? o- et voilà- intervenire sul…ehm…passato modificando il presente (anche questo mi farebbe tanto comodo)?
ps: sì..lo so che sono le domande della domenica che creano imbarazzo, ma che volete? tre bicchieri di nero d’avola, la depressione domenicale, e l’ennesima visione di “donnie darko” portano a questo…ciao
lunedì 9 marzo 2009 alle 23:55
Buonasera Roberto, secondo me sei perfettamente sobrio. I tre bicchieri di Nero infatti controbilanciano Donnie Darko alla perfezione!
Comunque già che passavo di qua, ne butto là qualcuna, poi se il blogger vuol aggiungere… benemerito.
Per quello che ho potuto capire, la quarta dimensione non la considererei il tempo, quanto l’insieme delle tre dimensioni fisiche più quella temporale.
Ergo in quella dimensione ritengo che il tempo relativo allo spazio fisico cessi di avere carattere di scorrimento, e assuma più qualcosa di simile ad una sfericità.
Vale a dire che un oggetto può essere visto “contemporaneamente” in tutti i suoi particolari e da tutti i punti di vista. Allo stesso modo una scatola, giusto per porre un esempio, non potrebbe contenere l’osservatore quadridimensionale che verrebbe a trovarsi rispetto ad essa in ogni istante possibile, quindi fuori o dentro, senza dover per forza essere posizionato in un punto qualsiasi della scatola stessa. La stessa cosa che vivrebbe un essere tridimensionale rispetto ad uno bidimensionale, quindi confinato ad una superficie. Potrebbe “scavalcare” gli oggetti, mentre l’essere bidimensionale sarebbe costretto ad aggirarli.
Allo stesso modo quindi in cui un osservatore quadridimensionale vivrebbe la contemporaneità delle tre dimensioni “sotto” di lui, per vivere la contemporaneità del tempo, ritengo per estrapolazione che occorrerebbe trovarsi all’esterno del tempo stesso, quindi in qualche modo in una quinta dimensione, che permetterebbe di osservare dall’esterno anche il tempo.
martedì 10 marzo 2009 alle 01:22
Quando il gioco si fa duro, il blogger ha sempre qualcosa da dire…
In questo caso:«Chapeau, Franz!»… Nient’altro da aggiungere.
martedì 10 marzo 2009 alle 15:44
ieri notte, in uno stato ..ehm..un pò giù, ho scritto sto commento, poi non spedito e lasciato in stand-bye nel computer; non sono sicuro di aver capito quello che ho scritto, ma ve lo posto ugualmente, magari voi lo capite meglio di me (..ehm..Mauro, c’è sempre il cestino…)
“allora..intanto offro una bottiglia di nero d’avola a tutti..(chi non beve in compagnia…)
e mi tuffo integralmente nela bela discussion…sono sufficintemente brillo. alors…stiamo parlando di una realtà multidimensionale a “scale”, più si “sale” (ma sappiamo che parlare di alto e basso è solo “comodo”) più si trascendono le dimensioni sottostanti abbracciandole da una visuale maggiore, se la quarta dimension abbraccia sfericamente spazio e tempo tridimensionali, la quinta trascende la “sfera” al di là del tempo e dello spazio, e così via sino ad arrivare alla SETTIMA dimensione (dando per buona l’idea di un Universo che procede per creazioni settenarie, o per ottave ..ora non so come si dice…), quindi diciamo che una “coscienza” che si situa o si allarga sino ad abbracciare ‘ste sette dimensioni ha una possibilità di “vista” o di interazione con il “nostro” ordinario spazio tempo tridimensionale paragonabile a quella di un dio!… ma qui la domanda, così come in una vita uno scarafaggio non eleva la sua coscienza sino a quella dell’uomo, siamo sicuri sicuri proprio che l’uomo possa elevarsi sino alla coscienza di un dio…o di Dio (sì insomma non proprio Lui in persona, con barba e tunica…ma diciamo quella cosa lì..quel “Punto” lì), siamo sicuri che questo allargamento ci è concesso??…e possiamo solo “vedere” o possiamo fa discendere questa nuova “vista” nel nostro mondo e modificarlo? beh, in effetti è una domanda retorica rivolta a chi ha scritto un testo sui Maestri, il cui ruolo cosmico sarebbe proprio quello di elevarci…(oltre a quanto affermano innumerevoli tradizioni e biografie e e testimonianze dei mistici di tutti i tempi) …inoltre, si dice – lo so – che abbiamo la possibilità di sviluppare nuovi organi di percezione, veri “corpi” sottili”, per esplorare ste altre dimensioni……epperò l’immagine del povero scarafaggio, col quale attualmente m’identifico, mi rende triste e mi tormenta (sarà per questo che non ho mai amato i beatles…), perché immagino me – che per lui sono come un dio (capriccioso) capace di schiacciarlo – incarnatomi in uno scarafggio della sua razza per spiegargli come …come…ehm….cioè ……che gli racconto io a uno scarafaggio? come scavalcare la scatola? come esistano il tempo, le stagioni, la televisione, l’ammmore, il teorema di pitagora, il mutuo, i buchi neri, la juventus e le veline? che il mondo è più vasto delle mattonelle su cui zampetta? Da piccolo facevo un gioco crudele con gli amichetti: creavamo con delle mattonelle nella sabbia un’arena chiusa, e ci infilavamo dentro uno scarafaggio normale con uno scarafaggio-tenaglia cattivissimo, chiaramente il secondo faceva fuori il primo in pochi secondi….ecco, siamo sicuri che le leggi del mondo, e dei mondi superiori non siano crudelissime! che facendo uno “sfondamento” verso l’alto della coscienza non ci si affacci in un mondo vasto, vastissimo, e per niente amichevole!..intollerabile per una piccola coscienza umana, e se anche potessimo elevarci a questa visione, questo ci consentirebbe un’azione diversa, o ci troveremmo come quei mistici che una volta visto l’abbagliante vastità delle dimensioni superiori si ritovano poi incapaci di tornare a una vita normale e cadono in forme strane di depressione. Può la struttura del cervello umano tradurre ciò che sta “aldilà ” dello spazio e del tempo, in una vista onnicomprensiva e simultanea senza fare resistenze e senza esplodere, rimanendo cioè umano?….l’uomo è un essere di transizione… e dubito fortemente che sia il top della creazione (scarafaggi?..) …certo ci sono le opere d’arte che sembrano uscite da un’altra dimensione, ci sono testi, parole, musiche, edifici, pensieri che sembrano provenire da “oltre”, ci sono stati passaggi evolutivi…ma la struttura delle cellule del corpo, la nostra parte densa, rimane confinata nelle tre dimensioni, soggetta alla pioggia, al vento e alla gravità,…insomma sempre scarafaggi siamo. Allora la domandona delle 3,00 con mezza bottiglia già versata: queste dimensioni sono simultanee in questo spazio dove attualmente agisco e percepisco tridimensionalmente, e quindi le coscienze e gli “esseri” che vivono in queste dimensioni stanno interagendo qui e ora “con me” esattamente come io cammino e schiaccio lo scarafaggio, o questi livelli sono separati come compartimenti stagni, per una legge di ordine cosmico, come il mare e il cielo, per cui bisogna risalire dalla profondità dell’acqua e fare uno sfondamento per salire verso la terra e il cielo?…o ancora… e se scoprissi che ci sono degli dèi che stanno facendo il crudele gioco di creare un’arena con me dentro e un uomo-tenaglia che mi vuole fare a pezzi? chi osserva dall’alto vede che la “sfiga” non è casuale ma causale? che i fulmini e la pioggia che mi becco mentre cento metri più in là c’è il sole, hanno il loro perché? I nostri antenati greci interpretavano i vari fenomeni naturali legati agli dèi, perché “vedevano” nella quarta, quinta ecc. dimensione?? insomma siamo sicuri che vedere di più, in simultanea tutti i punti dello spazio tempo e dell’energia, ci proietti in un bel mondo di Amore, Conoscenza e Unità? che la mente non impazzisca con tutti quegli stimoli simultanei?… meglio uno scarafaggio integrato e felice nel mondo degli scarafaggi…o uno scarafaggio che trascende la sua scarafaggità?? cioè,..un super-scarafaggio liberato o uno scarafaggio outsider che vede la bellezza del mondo superiore ma poi ritorna dolorosamente nella sua condizione con zampette ecc..?? “ho visto cose che voi scarafaggi non potreste neanche immaginare: ho visto cose chiamate ‘scarpe da ginnastica’ al largo di in un mondo chiamato ‘sgabuzzino’…” SuperDomandone finali : siamo noi che dobbiamo elevarci alla quarta dimensione o è la quarta dimensione che deve discendere in noi modificando il corpo, le cellule e lo spazio? la vista della quarta dimensione è una fuga verso l’alto, o consente di interagire e modificare il basso?….L’umanità non è un corpo unico dal punto di vista genetico? quindi quando nell’evoluzione appare un essere speciale, luminoso – capace di interagire con la spazio tempo ordinario modificandolo -non entrano in fibrillazione tutto lo spazio, tutta la razza, tutti i corpi? non c’è un’enorme sofferenza evolutiva? …bbbbrrrrr…..e sopratutto come si può tradurre in parole la quarta dimensione (e figuriamoci la quinta)?
vabbò, finita la bottiglia!!……ma, dimenticavo …e i numeri del superenalotto?”
ecco…se tra queste fumose boiate scritte c’è anche qualche domanda comprensibile…a voi la risposta
venerdì 13 marzo 2009 alle 14:12
Aspetta… ho finito il Nero ieri… vado a comprare un paio di bottiglie poi ti rispondo
))
venerdì 13 marzo 2009 alle 18:28
noooo…non vorrai VERAMENTE rispondere??…beh sì, dopo due bottiglie la “quarta dimensione” la vedi eccome…..consiglierei comunque anche il Barolo piemontese, ma – dicono fonti certe – che col marsala Florio, e financo col passito di Pantelleria , ci si possa elevare sino alla “quinta”…
e, poi come si suol dire, “sotto la quarta non è vero amore!” …
ok…mettendo da parte buffonerie, deliri etilici e depressioni varie (tutte cose mie, eh…. ma ora mi riprendo)…il tema è affascinante, a dir poco, e non a caso ne parlano mistici, religiosi, artisti, scienziati e scrittori di fantascienza…rimane, però, sempre uno iato tra speculazione teorica ed esperienza diretta. Il buon Ouspensky, ad esempio, ci ha scritto dei libri, ma rimane sempre l’enorme sospetto che scambiasse delle intuizioni intellettuali per la “cosa vera”….vivere la quarta dimensione, e non solo intravederla o intuirne l’esistenza (pensate alle immagini di Escher o all’Alice di L. Carroll), credo sia la vera sfida! Percepire quattro dimensioni in simultanea, significa vedere di più e quindi poter agire di più, giusto? QUello che mi affascina e mi chiedo, però, è se il “corpo” possa entrare nella quarta dimensione, ed uscire dall’inganno realissimo del tempo, che tutto divora!…trascendere lo spazio e il tempo ordinari…chiunque abbia avuto un momento veramente creativo o “meditativo” nella sua vita, sa che la percezione del tempo e dello spazio è variabile rispetto ai giorni in cui siamo poco ricettivi e identificati con l’ego, ma questi lampi non sono sufficienti, il corpo invecchia, s’indebolisce col tempo e poi muore…(grattata generale) … si può “entrare” integralmente nella quarta dimensione? e non essere soggetti al tempo? (il ritono di Marzullo…o il ritorno del Nero d’Avola?) ma sì..ma sì..i mistici e i grandi yogin usano la materia come il pongo… yogin immortali, Maestri morti e risorti..ecc..però oggi ho trovato un capello grigio nuovo…ciao
ps: sto ancora aspettando che mi arrivi il libro di Mauro, quindi non so se il tema poi venga ulteriormente trattato con ulteriori spiegazioni..
giovedì 3 dicembre 2009 alle 22:21
carissimi Mauro e Franz ,ho letto con piacere la vostra simpatica conversazione ma c’è comunque del serio in tutto ciò. sono anni che sto cercando una risposta riguardo la 4 dimensione. si,è la dimensione del tempo,è sicuramente separata dal livello tridimensionale terrestre e sarà forse da considerare come una dimensione di un piano più sottile .insomma io vorrei capire di più riguardo la 4 dimensione e vi spiego perchè: qualche anno fa mi venne in sogno il mio Maestro ,il Maestro spirituale tutt ora vivente che mi ha dato sempre attraverso i sogni importanti informazioni, e in uno di questi sogni mi disse : ti sto portando verso la 4 dimensione…. mi puoi caro Mauro spiegare secondo te cosa abbia voluto dirmi ? se mi puoi rispondere sulla mia mail te ne sarei grata ciao Cristina
martedì 22 dicembre 2009 alle 09:17
cara Cristina,
grazie per l’apprezzamento. Purtroppo non so risponderti. Sia perché ciò che tu dici attiene a una tua esperienza personale in cui non posso entrare, sia perché non sono un essere realizzato, e quindi impossibilitato ad accedere a quella “quarta dimensione” negata ai sensi ordinari.
Non dubitare che, se mi capiterà d’illuminarmi, risponderò volentieri alla tua domanda…
Ciao Mauro