Un solo uomo
domenica 2 novembre 2008
«Un solo uomo è nato, un solo uomo è morto sulla terra.
Affermare il contrario è pura statistica, è un’addizione impossibile.
Non meno impossibile che sommare l’odore della pioggia e il sogno che hai sognato ieri notte.
Quell’uomo è Ulisse, Abele, Caino, il primo uomo che ordinò le costellazioni, l’uomo che innalzò la prima piramide, l’uomo che scrisse gli esagrammi del Libro dei Mutamenti, il forgiatore che incise rune sulla spada di Hengist, l’arciere Einar Tamberskelver, Luis de Leon, il libraio che generò Samuel Johnson, il giardiniere di Voltaire, Darwin sulla prua del Beagle, un ebreo nella camera letale, un giorno tu e io.
Un solo uomo è morto a Ilio, nel Metauro, a Hastings, ad Austerlitz, a Trafalgar, a Gettysburg.
Un solo uomo è morto negli ospedali, sulle navi, nell’ardua solitudine, nella camera dell’abitudine e dell’amore.
Un solo uomo ha guardato la vasta aurora.
Un solo uomo ha sentito sul palato la freschezza dell’acqua, il sapore della frutta e della carne.
Parlo dell’unico, dell’uno, di colui che sempre è solo».
Leggere Borges è sempre un’esperienza dello spirito. In questo caso un tuffo nell’idea di unità di tutte le cose.
Un solo uomo, l’unico. L’uomo che vive l’esperienza dell’esistenza. E la sa assaporare. Tutto il resto non conta: è come una serie di vuoti che si intromettono nella vita vera.
Ma noi siamo capaci di vivere questa intensità? Siamo capaci di stare in ogni secondo, in ogni respiro, con la stessa forza che si vive in battaglia, in amore, in pericolo di morte?
Mi viene in mente lo stranoto sutra del Buddha:
«Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!».
Una favoletta “cosiddetta” zen che è diventata un cult. Un tormentone da buona società che, per fortuna, non può diventare una suoneria per cellulari.Peccato che, anche quando lo citiamo con mistico autocompiacimento, stiamo ben aggrappati alla nostra personalità così minacciata dalle tigri del mondo duale.
Intanto, la morte inevitabile continua a rosicchiare il nostro appiglio e, abbagliati da altre “distrazioni”, della fragola ce ne freghiamo amabilmente…
Il brano di Jorge Luis Borges citato in apertura è pubblicato nella raccolta L’oro delle tigri, Biblioteca Adephi, Milano 2004. Lo trovi cliccando sulla copertina qui a fianco.
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Tags: Blake, Buddha, esistenza, intensità, libro, scaffale, zen











domenica 2 novembre 2008 alle 20:45
… Sarebbe a dire che l’uomo, la maggior parte del tempo di cui dispone in una vita (una serie di vuoti)… la trascorre “dormendo”? E’ un po’ inquietante!
giovedì 6 novembre 2008 alle 00:33
La capacità di stare intensamente in ogni momento, in ogni respiro, in ogni gesto purtroppo no è da tutti. Lo facessero non dico in molti ma solamente alcuni questo sicuramente sarebbe un mondo migliore. Migliore perche se l’uomo imparasse l’arte di ascoltarsi senza distrarsi realizerebbe prima o poi che quello che incessantemente cerca è già dentro di sè; e allora sicuramente si accorgerebbe di quella bellissima “fragola”.
sabato 15 novembre 2008 alle 14:45
‘hic et nunc’ dunque?! Esserci in ogni istante?!
venerdì 21 novembre 2008 alle 02:38
Esatto! Vivere, sentire, esserci! Vivere senza speranze, come se ogni momento, ogni respiro fossero l’ultimo. Invece no, siamo talmente asuefatti dalle apparenze da riuscire a perdere di “vista” (sempre che l’abbiamo visto) ciò che veramente conta nella vita. Certo, non è facile, anzi è un traguardo importantissimo; pero , aplicando le giuste Conoscenze come quelle trasmesse al Istituto I.E.A.U., si può fare. Insomma, è per lo meno auspicabile, desiderabile che il maggior numero di persone possibile possa realizzare uno stato di quiete interiore, se non altro per vivere meglio con se stessi e con gli altri…