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La “Differenza” e l’Ultimo Segreto

mercoledì 3 dicembre 2008

Leggere la vita, Libri, Testi d'autore, Viaggi dell'anima

In un mondo che crede di sapere tutto, esistono ancora dei Segreti. Non solo ciò che sarà frutto delle scoperte scientifiche del futuro, né enigmi nascosti per reticenza o interessi in gioco. Esistono Segreti fondamentali. Che possono cambiare tutto di colpo.

È la tesi dell’ultimo libro di Andrea Di Terlizzi (che questa volta firma da solo il lavoro, senza il coautore Walter Ferrero, con cui ha pubblicato già dieci altri libri). Un tema affascinante, di una pubblicazione che sarà in libreria da gennaio.

Siccome il libro lo pubblica la Adea edizioni, ho pensato di offrire l’opportunità ai lettori di questo blog di leggerne un capitolo in anteprima. Lo troverete cliccando su questo link, in formato .pdf.

Intanto, riporto qualche capoverso, preso da un altro capitolo, tanto per “scaldare le meningi…

« [...] Segreti. Eccone uno: la Differenza. Un segreto da non sottovalutare, che può condurci a possibilità insospettate; qualcosa d’impalpabile che rappresenta la porta per il nostro “mondo perduto” e anche il nostro possibile biglietto da visita per vivere istanti magici e irripetibili, scoprendo quei misteri della vita – presenti anche nei momenti più comuni – che possono donarci una nuova e più ricca percezione dell’esistenza (insieme a capacità uniche e sorprendenti).

Forse la possibilità di cogliere la Differenza non è per tutti, ma certamente vale la pena di provarci. In qualche misura, per riuscirci occorre possedere la natura degli avventurieri, perché in fin dei conti si tratta di vivere la vita alla ricerca di qualcosa che per lo più rimane celato dietro all’apparenza delle cose.

Camminare silenziosamente nel fitto di una foresta nell’attesa di cogliere un piccolo fruscio che riveli la presenza di un animale, o spingersi fino agli estremi del mondo conosciuto alla ricerca delle vestigia nascoste d’antiche civiltà scomparse, non è molto differente dal vivere nel luogo in cui ci troviamo alla ricerca della Differenza. In entrambi i casi occorre amare l’avventura e il mistero, desiderando sollevare il velo dell’ignoto, per vedere con i propri occhi ciò che rimane sconosciuto ai più.

La Differenza è quanto possiamo cogliere – e non è facile – della Presenza. Quest’ultima è stata, ed è ancora, l’oggetto della conquista paziente a appassionata di molti ricercatori: mistici, filosofi, scienziati dello spirito e della fisica.

La Presenza, che in questo libro non chiameremo in nessun altro modo, rappresenta la più grande e indefinibile scoperta rivelabile all’essere umano. Non esiste nulla di paragonabile al dischiudersi dei portali che conducono a intuirne l’esistenza, ma è qualcosa di molto lontano dalla mentalità dell’uomo moderno; di queste cose egli sorride e così facendo, perde molto (pressocché tutto).

La Differenza è la traccia e la guida di quest’indagine, che coincide con una maggiore possibilità di benessere, pienezza e appagamento, e anche con uno sviluppo ulteriore del potenziale umano. Scoprire la natura delle cose equivale a divenirne consapevolmente parte. Il profondo e possente equilibrio espresso dalla natura del nostro pianeta è presente anche in noi stessi; tuttavia, non sappiamo coglierlo e attingervi.

La Differenza – che non è un’immagine astratta ma una realtà tangibile (per chi sa come percepirla) – è il segno distintivo di una verità assolutamente più forte e vasta di quella giornalmente vissuta; per quanto un’esperienza possa apparirci gratificante e intensa, essa non è nulla rispetto a ciò che potremmo sperimentare tramite la Differenza. [...]».

 

Ecco… Un’altra cosa: tra una quindicina di giorni, gli iscritti al blog riceveranno un’e-mail con l’offerta per poter ricevere a casa il libro, prima dell’uscita in libreria, e senza l’aggravio delle spese postali.

Per chi lo desidera, è un’occasione per iscriversi!

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8 Commenti per questo articolo

  1. Guillermo scrive:

    Fantastico! Un altro scritto! Personalmente non vedo vedo l’ora di averlo tra le mani. A proposito di poter cogliere questa “Differenza e Presenza” mi viene in mente un famoso mistico nostrano; San Francesco di Assisi, che trovava, che vedeva la “Belleza” praticamente in ogni cosa. Comunque grazie per la novita; e a presto.

  2. Guillermo scrive:

    Se posso aggiungere. Ho letto con molta atenzione il capitolo del libro da te qui presentato e devo dire che la tematica della paura è davvero tanto importante quanto complessa e profonda. Per quanto mi riguarda è già da molto che ho abbassato il “ponte levatoio” e lasciato cadere le barriere; questo anche se da un lato mi ha fatto molto soffrire dall’altro mi ha reso più forte… Grazie ancora. Guillermo

  3. giuseppe merlicco scrive:

    Bello il capitolo “I legami della paura”; anch’io non vedo l’ora di leggere il resto del libro. Segnalo una strana coincidenza: proprio oggi, sulla Stampa, è uscito un articolo intitolato – La paura ha un odore contagioso (ogni tanto gli scienziati fanno la scoperta dell’acqua calda) e sembra che qualche potenza militare stia già pensando di sfruttare la cosa a fini bellici.

  4. valeria scrive:

    Fantastico! Ma mi sento sento sempre inadeguata a vivere così! eppure…questa Vita la ricerco,
    v.

  5. darko scrive:

    ‘percezione-visione-comprensione’: è questa Equazione alla base della ‘Diskriminazione’?

  6. valeria scrive:

    …La paura… a me spesso sembra un “riflesso” di quel che ci è stato insegnato a temere, o un’eco di traumi lontani.
    Anche peggiore può essere la paura di aver paura… è buffo forse, ma mi è capitato spesso.
    Mi domando tuttavia per quale motivo, quando arriva l’imprevisto che non concede il tempo necessario ad elaborare un’altra paura, può accadere che in quel breve spazio di tempo l’istinto trovi rapidamente soluzioni a cui una mente spaventata non avrebbe mai avuto accesso.
    Valeria

  7. Franz scrive:

    Un libro senz’altro particolare. Ad iniziare dal linguaggio, fluido, scorrevole e sequenziale. Difficile trovare concetti così profondi, espressi con dovizia e precisione, senza l’uso di artifizi linguistici o letterari. Lo definirei un linguaggio semplice, se non nascondesse invece una profonda ricerca di una forma espressiva adatta praticamente a chiunque.
    L’architettura della trama, il racconto da parte dell’autore, quasi uno “stram of consciousness”, il flusso di coscienza utilizzato primariamente da J. Joyce, ma molto meno intimistico, rende la lettura piacevole e scorrevole, nonostante la complessità degli argomenti esposti.
    Diversi livelli di entratura possibili dunque in questo testo, che ha la possibilità di soddisfare quasi ogni livello di curiosità, dalla più elementare a quella più arcigna del ricercatore più navigato.
    I concetti espressi non sono tantissimi, ma di profondità veramente notevole. I due capitoli su solitudine e paura, in modo particolare sono da definirsi esemplari, per chiarezza di visione e originalità di trattazione.
    Nessuna velleità di far cadere spiegazioni dall’alto, e nessun “J’accuse” verso altre forme filosofiche, religiose o esoteriche.
    Una svolta insomma, nel modo di descrivere con semplicità e realismo, qualcosa che per sua natura non è nè semplice nè immediato.
    In sintesi un libro essenziale per chi vuole farsi venire un dubbio di quelli belli grossi!

  8. Roberto Rini scrive:

    alors….finalmente mi è arrivato il primo dei testi Adea ordinati in libreria, quello di Di Terlizzi (mentre per “I Maestri” di Mauro devo ancora aspettare…) e lo sto leggendo con passione.
    Non l’ho ancora finito (sono le 3, 53..e tra un pò andrò a dormire) ma mi sento già di dire alcune cose. Sto “riconoscendo”, con piacere, molto di quello che ho letto finora, e sto avendo anche alcune “coincidenze” in fatti raccontati o espressioni usate…inoltre noto che molto di quello che è stato trattato in questo blog in queste settimane è in sintonia, a livello di tematiche e di percezioni espresse negli articoli e nei commenti personali(miei compresi), con quanto espresso nel libro…e questo mi fa piacere, perché indica un “punto di contatto”…o quantomeno una direzione, una “tendenza” verso direzioni simili o vicine.
    non farò una “recensione” del libro (che non ho finito, e peraltro non ne ho mai fatte, nè ne avrei la competenza), mi limiterò però a dire , così..sulla base delle prime impressioni a caldo, che mi sembra un libro “sincero”!…sì…perché, benché sia presente sempre un intento pedagogico, animato – mi sembra – da un sincero senso di “urgenza” per la gravità della situazione umana, ha un carattere più intimista, che non sa di lezione tenuta agli altri, ma di voglia di “condivisione”, anche quando si parla di esperienze “straordinarie” che ben pochi hanno fatto, ma che in fondo risuonano interiorimente come possibilità..

    Ed è per questo che mi sento di condividere, sulla scia della prima parziale lettura, alcuni ricordi intimi, perché credo che certe percezioni o possibilità le intravediamo tutti nella vita(a volte con forza ed evidenza) …anche se poi ci passano a lato e non abbiamo magari la forza o la disponibilità per ascoltarne il richiamo…

    Sin da bambino ho villeggiato con la mia famiglia in una spiaggia selavaggia poco frequentata dal turismo di massa in un’isola del sud,(ma sufficiente frequentata con poca civiltà dagli abitanti del posto), avendo il privilegio di vivere praticamente sulla spiaggia (nulla a che fare con l’abusivismoo, eh..) , al tramonto quando tutti se ne salivano verso le case io e mio fratello scendevamo giù in spiaggia e “iniziava ” la nostra giornata al mare che si protraeva sino alle 23 di sera…quasi notte…in quel silenzio, col rumore delle onde, il cielo stellato o una luna che illuminava come se fosse giorno, stavamo spesso a parlare…intervallando lunghi silenzi, oppure stavamo in ascolto …estasiati da quella natura che – senza la presenza casuale e irrispettosa dei bagnanti diurni – sembrava finalmente potere comunicare…sembra una percezione romantica…ma la sensazione forte è che la terra, la sabbia, il mare , il cielo cominciassero a “rivelare” a noi , eletti in estasi, dei “segreti”…era esattamente il termine che utilizzavamo….premesso che durante il giorno l’acqua era freddisisma e il vento spesso soffiava forte, ma la notte diventava calda e quieta…ci piaceva immaginare che il mare fosse un essere senziente che “riconosceva” noi come noi riconoscevamo lui…ma ancora siamo nel cmapo dell’immaginazione…la cosa veramente “tremenda” era quando la mente si acquietava, e in veri squarci di silenzion interiore, Lo Spazio appariva “Vivente”…dotato di “Densità” e “Qualità”…perfino Luminosità…ecco…credo – da quel che ho capito – che quello che Di Terlizzi chiama “Differenza” sia ciò che nel mio linguaggio personale definivo come “Densità”, qualcosa che aveva il valore di una rivelazione dell’Immanenza…ed era Bellissima e Tremenda allo stesso tempo come percezione, qualcosa da lasciarti secco per la sua Forza….Troppo!…ma rimanere in quello stato era qualcosa che dava senso…all’essere in vita, riempiva e spaventava….nulla a che fare con la vita quotidiana!…non so come altro definirlo…tornavamo bagnati dalla spiaggia quando gli altri finivano di cenare, portando con noi i nostri segreti….. e va da sè che i vicini e gli abitanti del posto ci consideravano un pò strani…e noi ci chiedevamo come mai nessuno venisse di notte ad attingere da quel “pozzo”, a ubriacrasi di bellezza e di misteri come facevamo noi…
    oggi mio fratello non c’è più….in quella spiaggia ad ascoltare i misteri mi ritrovo da solo…la cosa strana è che le ragazze che ho frequentato preferivano luoghi molto più banali e “privi di magia” per stare insieme, nè le coppiette “osano” avvicinarsi alla spiaggia notturna….
    continuo a pensare che quella che Di terlizzi chiama “Possibilità” sia un richiamo perenne, che fa paura e non tutti vogliono ascoltare…perché nel fare la “differenza” con il quotidiano si potrebbero perdere quelle “certezze” cui ci si aggrappa per tirare avanti e fare finta di vivere…

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