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Natale: storia e mito 3 – I culti solari a Roma

Il sole riprende il suo cammino nel cielo, dunque. Una legge cosmica che si rinnova ogni anno e fornisce all’uomo il senso della rinascita dopo la morte apparente. Qualcosa di più di un culto pagano: una vera e propria riminescenza della sentenza ermetica «come in alto, così in basso».

Qualcosa che data fin dalla notte dei tempi. Ma ora siamo a Roma, e ai secoli dell’Impero.

Ben prima della nascita di Cristo infatti, a Roma esisteva già un culto solare, chiamato del Sol Indiges, che proveniva dai culti d’Oriente come quelli di Iside, Serapide e Cibele.

Si ha notizia di un romanzo, scritto da un Nabateo, Iambulo, nel 120-100 a. C. in cui l’autore prefigurava un utopistico nuovo ordinamento sociale, con comunanza dei beni, sotto il governo di Helios, il Sole. Anche da questi dati, possiamo immaginare quanto il Sole avesse importanza nel mondo mediterraneo.

Nei primi secoli dell’era cristiana, a Roma vi fu un incredibile fiorire di culti provenienti da ogni dove, soprattutto dall’Oriente; in linea di massima ben tollerati dagli Imperatori perché accettabili nell’universo politeistico della religione romana. Presero piede in particolare culti solari come quello monoteista persiano di Mitra nel II-III Secolo d. C. (che diventò il culto più “concorrenziale” al cristianesimo), il culto egiziano di Horus e Iside (o di Serapide) e il culto ellenico-orientale di Dioniso e Apollo.

Nel primo secolo d. C., scriveva Petronio: «Il nostro territorio pullula di presenze divine, a tal punto che si incontra più facilmente un dio che un uomo».

Nel secondo secolo d. C., scriveva Celso: «Molte persone anonime si aggirano dentro e fuori dei templi come volessero emettere responsi… Ciascuna di esse è sempre pronta a dire: “Io sono Dio”, “Io sono Figlio di Dio”, “Sono uno Spirito Divino”».

Costantino raffigurato come "sol invictus" sulle monete
Il culto del Sole, fin dai tempi delle campagne di Giulio Cesare in Egitto, era già penetrato nell’Impero. Cesare infatti aveva fatto trasportare a Roma non solo gli obelischi di Heliopolis e di altre città egizie, ma anche i sacerdoti del culto di Helios (uno dei nomi del dio Sole egiziano) che trovarono subito seguaci nella capitale. Cesare fece introdurre il calendario solare egiziano; l’anno solare egizio (redatto dall’astronomo alessandrino Sosigene) venne successivamente adottato col nome di Calendario Giuliano, di 12 mesi come quello attuale, salvo la correzione apportata da Papa Gregorio nel 1582, che tolse 10 giorni in totale e introdusse l’anno bisestile ogni quattro anni (e molto ci sarebbe dire – e diremo, state certi che diremo – su questo aspetto importantissimo).

In questi secoli, anche a rappresentazione delle nuove tendenze culturali e religiose solari, furono eletti numerosi imperatori cultori del Dio Sole.

L'arco di Costantino
 L’imperatore Comodo (161-192) si fa raffigurare in compagnia di Iside e Serapide (altro nome del Dio Sole egiziano). Segue poi la dinastia degli imperatori Severi che prima favoriscono il culto di Iside e Serapide e costruiscono il tempio più bello della città sul Quirinale (dove c’è ancora un obelisco egiziano), poi favoriscono il culto di Eracle e Dioniso, infine introducono il culto del dio Sole di Emesa (precedentemente ad Aureliano). Con l’imperatore Caracalla si ha il passaggio dalle divinità solari egiziane a quelle siriane, e anche il massimo della “contaminazione” culturale: con lui si invoca il «solo dio Zeus Serapis Helios, invincibile signore del mondo». L’imperatore Massimino il Trace è invece cultore del dio Sole Mitra come sembra lo fosse stato Nerone. Nel 218 divenne imperatore Elagabalus (già sacerdote del Sole ad Emesa), che si attribuì il nome del dio Sole (El Galab = Dio Sole) e che fece costruire un tempio sul Palatino dedicato al dio Sole Invictus siriano. Successivamente l’imperatore Aureliano stabilì la festa del Sol Invictus, che continuò con Diocleziano ed altri fino a Costantino compreso, che fece incidere il Sole sul suo famoso “arco” in Roma (andate a vedere: vale la pena…). In quei secoli furono fatte coniare da molti imperatori monete con l’effige del Sole sul fronte e, sul retro, la propria, in altre monete è raffigurata Iside che allatta il dio Sole bambino Horus. Anche le insegne militari dell’esercito imperiale portavano i simboli del Sol Invictus.

Il dio sole in un'incisione del 1700
In quei secoli Roma era piena di templi e luoghi di culto delle diverse divinità solari. Basti pensare che la Basilica di San Pietro è stata costruita sopra il tempio del dio Sole Mitra e ha tuttora, al centro della piazza, un obelisco egiziano. Ancora oggi le guide turistiche di Roma offrono escursioni nei mitrei, luoghi catacombali, santuari ricavati in ambienti sotterranei dai cultori di Mitra: le cripte dove avveniva questo culto sono state trovate in tutta Europa, fino in Irlanda.

I culti di Iside ed Horus – che ebbero addirittura in Roma il loro centro nel II secolo d. C. – durarono fino alla fine del IV secolo.

Questo quadro dimostra la forte presenza di culti dedicati al dio Sole dopo la nascita di Cristo e nel periodo precedente al Natale cristiano. Prima ancora della decisione di Aureliano di festeggiare il “Dies Natalis Solis Invicti” il 25 dicembre, in tale giorno ricorreva il festeggiamento per la nascita del dio Horus in Egitto, la festa del “Sol Invictus” a Emesa, del dio Sole Dusares nel Regno di Palmira, delle divinità solari Shamas e poi Yule a Babilonia. A tale data veniva inoltre attribuita la nascita di Mitra e poi del suo profeta Zoroastro (Zarathustra).

Non male, fino adesso, eh?!!!…

3 – continua

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3 Commenti per questo articolo

  1. Guillermo scrive:

    Complimenti Mauro! Le tue conscenze sono davvero estese. Se da qualche parte hai scritto di non essere esperto in nulla, be! Io dico che sei un vero conoscitore, e questo tuo blog lo dimostra. Grazie, e a presto.

  2. Mauro scrive:

    Si tratta solo di curiosità, Guillermo, e di una strana diffidenza che mi porta a pensare che “non me l’hanno raccontata giusta…”. Quindi, cerco, studio, mi interrogo e metto in moto gli strumenti che mi sono stati dati.
    Se impariamo a farlo in tanti, non potranno più imbrogliarci, perché la verità è lì, sotto gli occhi di tutti, e si palesa ogni santo giorno, senza preoccuparsi delle “invenzioni” degli uomini…
    :-)

  3. Guillermo scrive:

    Già! Come dice il moto di Franz, bisogna farsi venire sempre un dubbio, riguardo ciò che ci attornia. Purtroppo, come dici tu, no è da tutti. Pero, questo tuo spazio è molto ‘stimolante’. Grazie ancora. Guillermo.

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