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Lo sguardo di un uomo di coraggio

domenica 14 dicembre 2008

Leggere la vita, Personaggi, Viaggi dell'anima

Alex ha vinto. Alex è arrivato dove un uomo di coraggio può arrivare: al limite estremo di sé. Ed è sopravvissuto. Non ha raggiunto l’obbiettivo prefissato, ma è arrivato fino al fondo di quanto poteva. Per questo – credo davvero – ha vinto ampiamente la sua battaglia. Onore ad Alex.

Esattamente due mesi fa, il 14 ottobre, scrivevo di lui e della sua straordinaria impresa (vedi qui). Salpato lo scorso 21 febbraio dal Perù, per raggiungere (su una barca a remi!) Sidney, in Australia, dopo diecimila miglia marine (circa 19.000 Km) di oceano.

Beh, i giornali dicono che “si è arreso” a 65 miglia dalla meta (poco più di 120 km, dopo averne percorsi oltre 18.000…). In realtà lui è arrivato fino alla fine, poiché il limite (e che limite, quasi inumano!) era solo dentro di lui. La meta prefissata non era che un punto segnato su una mappa, ma il raggiungimento reale era un altro punto, impresso a lettere di fuoco nel suo cuore.

Diecimila miglia marine sono un numero, anche elegante da leggersi. Ma per lui sono stati dieci mesi di freddo, fatica, vesciche alle mani, cibi liofilizzati, sale dovunque – sulle labbra, nel naso, a bruciare gli occhi – e ogni cosa sempre fradicia, giorno e notte, senza requie. A un certo punto il cervello dice “basta”, l’autocommiserazione si fa strada, le emozioni si rincorrono, e la paura ancestrale di quella massa d’acqua infinita con tutti i mostri che la fantasia partorisce si fa più grande ogni momento.

Eppure Alex ce l’ha fatta.  Alex ha vinto. Ha vinto soprattutto perché, prostrato e al limite della sopravvivenza, ha saputo chiedere aiuto.

E potete ben immaginare quanto questa “resa” costi a un uomo che da dieci mesi rema contro ogni limite fisico e psicologico. È un’ ennesima prova di coraggio: vincere anche contro l’ego e l’orgoglio più sfrenato che l’avrebbe portato a morire piuttosto che cedere.

Per questo rendo onore ad Alex, e alla sua compagna, che l’ha seguito e assistito per tutto questo viaggio ad affrontare la paura dell’ignoto. Credo che si sia “arreso” anche per lei.

E questo è un buon segnale, quello che distingue gli uomini di coraggio dagli altri. Quelli che, guardando a viso aperto la morte, amano più di tutto la vita. E la sanno vivere per intero.

 

Oggi Alex parlerà alla stampa. Probabilmente tutte le TV – per un giorno o due – ne esalteranno l’impresa. Vi esorto però a non ascoltare i giornalisti che cercano il “colore” per il loro pezzo, ma a guardare quell’uomo negli occhi. Scoprirete qualcosa di grande e dolcissimo.

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12 Commenti per questo articolo

  1. giuseppe scrive:

    Ho letto la notizia questa mattina ed anch’io ho avuto il tuo stesso pensiero: “Bravo Alex, ce l’hai fatta, hai vinto”. Quest’uomo di “cuore” è un esempio per tutti noi, per uomini e donne che non hanno paura di spingersi fino ai propri limiti psicofisici. Mi auguro che si mostrino sempre più degli esseri umani che sappiano superare anche l’orgoglio in nome della Vita e dell’Amore.

  2. darko scrive:

    Quanto, in queste sue imprese, non nasce da un desiderio di esibizione e autocompetizione, mi kiedo. Non ce l’abbia con me il buon Alex, ma io non riesco a trovare nessuna logika in queste sue “attraversate”. Quanto in profondità, tra un colpo di remo e l’altro, è riuscito a scendere nel suo essere?! Sikuramente molto. Ma allora perké le interviste, i record, gli sponsor…?!

  3. Mauro scrive:

    Logica, Darko? Quale logica? Quella che regola le nostre vite così “normali”, forse?
    Non so cos’abbia trovato Alex, e in fondo è una questione sua, così intima e personale, che non mi permetto nemmeno di ipotizzare.
    Quanto all’esibizione, ci sono modi molto più facili per “esibirsi” – credimi – e di solito questo tipo di intento non prevede di mettere a repentaglio la vita.
    Comunque ti dedico una poesia di Neruda, e la offro in questo modo a tutti i lettori di “Leggere tra le righe”. È molto bella.

    «Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marcia,
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla e chi non conosce.
    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle “i”
    piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti
    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
    chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza,
    per inseguire un sogno, chi non si permette ameno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.
    Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
    chi non ascolta musica, chi non trova grazie in se stesso.
    Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
    chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
    o della pioggia incessante.
    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
    di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare».

    E poi, a proposito degli sponsor… Leonardo da Vinci aveva degli sponsor (si chiamavano mecenati, allora), e così Michelangelo, Giordano Bruno e molti altri… Anche Gesù aveva degli “sponsor”… (persino la tomba gli fu “offerta”…) e pure Buddha, sai… Non è una brutta cosa, se il fine è nobile…

  4. Francesco scrive:

    Be’, meno male che ogni tanto intervistano qualcuno che ha fatto qualcosa di davvero straordinario!!

  5. darko scrive:

    Grazie del kiarimento Mauro. Sei prezioso

  6. darko scrive:

    fortunatamente per lui, Alex non è sponsorizzato dal papa come Michelangelo (…)

  7. Guillermo scrive:

    Spero di non essere banale nel dire questo; ma, aldilà di ‘ciò’ che ha spinto quest’uomo a compiere queste sue incredibili imprese, che si possono anche definire ‘sportive’ ma che in realtà non sono altro che una sfida con se stessi, mi auguro che abbia trovato (come credo abbia trovato) il necesario, il dovuto appagamento…Almeno per un pò.

  8. darko scrive:

    Il mio intimo sentire, comunque, ‘avverte’ ogni prova di forza come uma specie di rumore (…) io sono kosì (…)

  9. giuseppe scrive:

    Caro Darko,
    io credo che vi siano prove di forza…e prove di “forza”. Vi sono quelle azioni che sono direzionate a dimostrare qualcosa a qualcuno o che, oppure, servono a prevalere sugli altri. Vi sono invece altre “prove” di forza: quelle che aiutano a superare i propri limiti. Se tu, ad esempio, quando da bambino camminavi reggendoti sulle ginocchia e sulle mani non avessi fatto degli sforzi per metterti in piedi, oggi, probabilmente, cammineresti ancora a quattro “zampe”. Forse è in questa chiave che vanno lette le imprese di alcuni uomini. Essi, forse, non vogliono dimostrare nulla a nessuno, ma semplicemente superare i propri limiti. Ciao, Giuseppe.

  10. darko scrive:

    si caro Giuseppe, ne sono consapevole. E comunque, secondo me, hai fatto bene a puntualizzare. Ciao

  11. max scrive:

    credo che molto spesso azioni estreme come quelle di Alex, mentre sono di esempio per molti, restino però distanti nell’immaginario personale, proprio per la loro straordinarietà. Immaginate di spostare lo sforzo determinato, persistente di un periodo così lungo, come quello impiegato per attraversare un oceano a remi, in un ambito più ristretto, come il quotidiano. Provate a trasferire questa forza inaudita e durevole in gesti vecchi e nuovi che sappiamo contribuire al nostro benessere, ogni giorno. Che ne sarebbe ad esempio dei nostri “buoni propositi” che riconosciamo come virtuosi? E se decidessimo, così come ci troviamo, adesso, di prenderne uno a caso e vi applicassimo quella determinazione e persistenza, o almeno tutta quella che riusciamo ad immaginare, per mostrare a noi stessi solo, praticamente, senza dirlo ad altri, che siamo capaci di darci qualcosa che nel tempo ci modifica? cosa ne dite?

  12. Mauro scrive:

    Eh, caro mio… Lanci subito il macigno senza prima passare dalla pietra… Personalmente credo che sia (paradossalmente) più difficile applicare nel quotidiano… Sarà perché non si arriva mai veramente a mettersi nei guai come cacciandosi in mezzo a un oceano, o forse perché le insidie della mente (e lascio a ciascuno “riempire” il termine “mente” con i molti significati che può avere, di tipo psicologico, filosofico, emozionale o, anche, semplicemente sensoriale) sono meno “concrete” delle onde e del freddo. Lo sai benissimo, naturalmente, e il tuo macigno è comunque gradito…
    Rilancio volentieri la sfida al resto dei lettori (e mi ingegnerò per capire la tua sfida attuale, se mi regalerai altri indizi…). Bentornato su queste pagine :-)

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