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Natale: storia e mito 4 – I saturnali

Ma chi ha detto che siamo tanto diversi dagli antichi? Davvero siamo sicuri che la modernità non celi, tra le pieghe della tecnologia, gli stessi atteggiamenti di un’umanità che è cambiata davvero pochissimo? Come direbbe il mio amico Franz nel suo blog: «Fatevi venire un dubbio…»

Restiamo ancora per un poco all’antica Roma, nella nostra “storia” natalizia…

Saturnalia
I Romani cercarono sempre di adattare la tradizione di popoli vinti a quella romana, e questo soprattutto in nome dell’unità dell’Impero. All’inizio della lunga civiltà romana si trovano influenze latine, etrusche e sabine, poi greco-ellenistiche e orientali.

I Saturnali, feste religiose dedicate all’antico dio Saturno (da Satus = semina), furono tra le feste latine più antiche dell’Impero Romano; iniziavano il 17 Dicembre e furono prolungate fino al 24 dicembre sotto l’imperatore Domiziano.

Saturno (il Cronos greco), nella più antica leggenda, era re del Lazio prima della fondazione di Roma.

Un'edizione ridotta de "Il ramo d'oro"
I Saturnali erano una festa religiosa e sociale molto complessa, ben descritta da Frazer nel monumentale Il ramo d’oro (12 volumi): durava un lungo periodo durante il quale si ribaltavano i ruoli sociali, uno schiavo faceva il re per tutte le feste e poi veniva sacrificato. A Saturno si dedicavano quindi all’inizio sacrifici umani, fino a quando, dice la leggenda, Eracle (Ercole) passando dal Lazio, convinse gli abitanti a non sacrificare vite umane ma a offrire piuttosto statue di argilla e ceri accesi.

Da qui iniziò l’usanza di scambiarsi doni nei giorni dei Saturnali. Nella Roma degli imperatori durante questa festa le scuole restavano chiuse e permase l’usanza di scambiarsi doni (candele, noci, datteri, miele).

I Saturnali iniziavano con il rito del “lettisternio”: statue degli Dei venivano stese sui letti; si offriva poi il cibo a Giove e a dodici dèi, cibo che veniva in seguito consumato pubblicamente dai partecipanti.

Il primo giorno c’era la celebrazione religiosa con processione fino al tempio di Saturno, posto alle falde del Campidoglio, e si facevano sacrifici sull’ara posta in quel luogo; si accendevano le candele e s’imbandiva un grande banchetto al quale tutti erano invitati; si facevano anche i brindisi e gli auguri. Il tutto a spese dello Stato! (Una discreta differenza da oggi, allorché il nostro premier ci esorta a tenere alti i consumi natalizi, ma… a spese nostre…).

Vi era l’uso di giocare a tombola, considerato il “grande gioco di Saturno”: questo  era però caricato di sacralità, in quanto serviva per predire il futuro attraverso i numeri e aveva funzioni oracolari (oggi ritroviamo le stesse caratteristiche oggi nel gioco del Lotto, con le associazioni di eventi o sogni ai numeri: la Smorfia).

I pagani facevano la veglia per tutta la notte per attendere e salutare la nascita del Sole nuovo.

Un dialogo tra dotti ai Saturnali, da Cicerone

Quando giunse a Roma il culto di Dioniso, nei Saturnali si festeggiava la sua eterna giovinezza e si regalavano i suoi tre simboli: il mirto, il lauro e l’edera.

Durante i Saturnali gli schiavi erano liberi e non avevano obblighi verso i loro padroni.

Per gran parte della popolazione, che svolgeva lavoro agricolo, i Saturnali annunciavano un lungo periodo di riposo in attesa della primavera.

Come possiamo notare, molte delle usanze dei Saturnali si sono conservate fino ad oggi e caratterizzano il nostro modo di festeggiare il Natale: accendere le luci (candele una volta, elettriche oggi), il banchetto, lo scambio di doni, la celebrazione religiosa, regalarsi i ceri, i datteri, le noci e cibi dolci come il miele, fare i brindisi e gli auguri, la chiusura delle scuole, la lunga festa, ecc.

Lo facciamo a modo nostro, seguendo inconsapevolmente una tradizione che, nel tempo, si è fatta consumistica, ma altrettanto pagana: della celebrazione dell’incarnazione (pur fasulla nella data) di un Grande Maestro che ha caratterizzato la trasformazione dell’era dei Pesci, importa ormai poco. Siamo tornati ai Saturnali, insomma, con l’iconografia ingombrante di un Babbo Natale che proviene direttamente dall’Ufficio Marketing della Coca Cola (è proprio così: ne parleremo più avanti…). Poca poesia, tanto business. Ma la sostanza non cambia: festeggiamo sempre per esorcizzare, con la “rinascita” simbolica del sole, la fottuta paura che abbiamo di morire.

4 – continua

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