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Natale: storia e mito 5 – Siria e Mesopotamia

mercoledì 17 dicembre 2008

Antiche scritture, Leggere la vita, Percorsi, Tradizioni

L’epoca romana sta certamente alla base di molte nostre tradizioni, ma non rappresenta affatto l’inizio della storia. L’impero, a sua volta, ha attinto a civiltà assai più antiche, presso le quali i culti solari non costituivano “materiale d’importazione”…

Facciamo dunque una breva carrellata, consapevoli che stiamo appena “sfiorando” la materia, sebbene quanto basta per connettere qualche “collegamento” mancante.

Bassorilievo raffigurante Mitra
Città di Emesa in Siria e culto del sole

Settimio Severo imperatore prese in moglie Giulia, nata dalla stirpe dei sacerdoti del dio Sole di Emesa, in Siria, e portò il culto a Roma già prima di Aureliano.

L’imperatore Aureliano, che successivamente istituì il “Dies Natalis Solis Invicti” il 25 dicembre 274, si ispirò al Deus Sol Invictus e alla sua festa, che si svolgeva nella città di Emesa e che cadeva il 25 dicembre. Emesa (odierna Homs, in Siria) diede tre imperatori a Roma e la sua influenza sulla istituzione della Festa del Natale è stata storicamente la più significativa.

Da Emesa proveniva l’imperatore Elagabalus che portò a Roma il culto, i sacerdoti e la sacra pietra a forma di cono con base circolare. Sulla pietra era scolpita un’aquila con un serpente nel becco: un simbolo del Sole. Quando Elagabalus fu ucciso, la pietra sacra fu rimandata a Emesa.

Secondo alcune teorie, molti particolari, come la presenza di una pietra cultuale, i nomi delle dinastie reali, l’evirazione del sommo sacerdote, il divieto di mangiare carne di maiale, lasciano intendere che il culto del Sole di Emesa fosse di origine araba, in particolare dei nomadi beduini. Altre teorie, invece, sostengono la provenienza di questo culto dall’egiziana città di Heliopolis o da Babilonia, sempre in un epoca antecedente al 1400 a. C.

Eliodoro di Emesa scrisse nel III secolo d. C. il romanzo forse più completo di quel secolo, Le Etiopiche, che ben descriveva questa “contaminazione” tra culti solari egiziani, siriani, arabi ed etiopi.

 

Zarathustra raffigurato in un tempio siriano
Mesopotamia: il culto solare di Mitra

Il culto di Mitra è quello che ha influenzato più di tutti il rito religioso del Natale e la stessa religione cristiana. Sia Mitra (dio Sole), sia il suo profeta, Zarathustra (o Zoroastro), si dice siano nati proprio il 25 dicembre, e questo molti secoli prima della nascita di Cristo.

Molte sono le similitudini tra il dio Mitra e il Cristo: Mitra è fatto partorire da una vergine, è denominato “il buon pastore”, aveva 12 compagni, compiva miracoli, sepolto in una tomba è risorto dopo tre giorni e la sua resurrezione veniva celebrata ogni anno. Il mitraismo è una religione che ha avuto il suo massimo sviluppo in Persia, ma sembra sia di origine indiana. Altri storici sostengono che sia di origine mesopotamica.

Del nome – Mitra in Persia, Varuna in India – si trovano tracce fin dal 1400 a.C. (compare nei testi sacri indiani Rig Veda), ma è possibile che questa divinità risalga ad epoche ancora più remote. Gli Arii lo tenevano in grande considerazione. Mitra, col nome di Bel, compare anche nel 1400 a.C. tra gli dèi di Stato dell’Impero dei Mitanni in Mesopotamia, dove veniva festeggiato il 25 dicembre con la festa del Son (“sole” in babilonese) invincibile.

L'Avesta
Zarathustra è un profeta che si ritiene nato nel 714 a.C. in Persia. Considerato figlio del Sole – e Sole egli stesso – combatté il politeismo dei popoli nomadi e favorì la nascita di un codice di leggi civili e morali, valido per la crescente popolazione che da nomade diventava agricola e stanziale. Propose una religione universale e monoteista basata sul «giusto sentire, giusto parlare, giusto operare» richiamandosi all’antico culto del dio Sole Mitra e facendolo confluire successivamente in quello del nuovo dio Mazda. La sua religione è nota anche come Parsismo o Zoroastrismo ed è ancora praticata in alcune zone dell’India e della Persia. Dai suoi detti, pensieri ed insegnamenti fu scritto il libro sacro Avesta, già noto ad Alessandro Magno. Si dice che nessuna religione più dello Zorohastrismo abbia affermato il valore della cultura.

Questa religione avrà enormi influenze sulle successive religioni monoteiste, come l’islamismo, il cristianesimo e l’ebraismo (le famose Leggi di Mosè sono le leggi introdotte dal re di Giuda, Gioisa, nel 621 a.C. nel suo Deuteronomio, quindi posteriori a Zarathustra).

Con la conquista persiana di Babilonia il mitraismo entrò in relazione con le religioni mesopotamiche ed ebraiche (gli ebrei erano in esilio a Babilonia e i persiani ne furono i liberatori). Successivamente, il culto mitraico ebbe una grande ripresa con l’imperatore persiano Artaserse II e nel periodo ellenistico, quando si diffuse nelle province dell’impero Romano e nella stessa Roma, portato dai soldati romani che, già sotto Pompeo, si convertivano in massa.

Il culto veniva celebrato in grotte o luoghi sotterranei; l’iniziazione prevedeva il battesimo con l’acqua santa e anche il pasto in comune, con condivisione di pane e acqua.

L’origine di molti dei rituali cristiani è attribuita al mitraismo. Per esempio:

- la recitazione delle preghiere;
- l’atto delle mani giunte;
- la genuflessione;
- la confessione delle colpe, che contemplavano penitenze (prima corporali, poi sostituite da lavori socialmente utili);
- la confermazione (cresima);
- il “segnarsi” la fronte con le dita;
- l’esposizione dell’ostia (disco solare) sull’altare;
- il sacerdozio solo maschile;
- la credenza nei premi e nelle pene nell’aldilà, e nel giudizio divino;
- il paradiso (parola che in persiano ancor oggi vuol dire “giardino“);
- l’inferno con fuoco e fiamme (ma qui non è eterno e i “cattivi” verranno restituiti al mondo nel giorno della resurrezione);
- la disposizione dell’altare (il banco di pietra davanti all’abside);
- la stola, il copricapo dei vescovi (che si chiama ancora mitria o mitra), le vesti, i colori;
- l’uso dell’incenso, l’aspersorio, e dei lumi accesi davanti all’altare,
- la stessa architettura delle basiliche, dove si celebravano i riti solenni.

 

mitre vescovili

Mitra, soprannominato “il Salvatore” salì al cielo col Carro del Sole dopo aver consumato il pasto sacro; la sua resurrezione avveniva in primavera e i suoi sacerdoti così recitavano: «Rallegratevi, iniziati, il vostro Dio è risorto dalla morte. Le sue pene e sofferenze saranno la vostra salvezza».

Nel Terzo secolo d.C. l’imperatore di Persia Ardashir, della dinastia dei Sassanidi, dopo aver riunificato l’impero, fece riscrivere in ventun libri l’Avesta perduto, e fece del Mitraismo una religione di Stato; ciò sarà d’esempio per i successivi imperatori romani. Le liturgie e litanie saranno poi mutuate dal Cristianesimo, prima con i riti bizantini, poi con quelli della Chiesa Romana (Rituale Romanum); l’Avesta sarà d’esempio anche a Maometto per la stesura del Corano.

I Magi erano una classe sacerdotale di questo culto e (perché mai non utilizzarli?) saranno fatti “entrare” nella tradizione del Natale Cristiano come annunciatori della nascita del Messia.

5. continua

 

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Il Faravahar o Farohar, simbolo zoroastriano (dalle rovine di Persepoli)

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