Natale: storia e mito 9 – Natale cristiano e riforma
mercoledì 24 dicembre 2008
Decido di chiuderla qui. Proprio alla “vigilia”, così magari stanotte ci pensiamo, almeno per qualche istante. Nulla ci impedisce di sacralizzare questa notte – che è effettivamente “speciale” – ma almeno potremo decidere quale significato attribuire al nostro omaggio…
Viviamo comunque in un contesto cristiano (anzi, cattolico) e tutta la nostra cultura è profondamente condizionata da questa “impronta”. Come abbiamo già detto, non è stato sempre così: la festa del Sol Invictus del 25 dicembre fu infatti trasformata in Festa Cristiana dall’Imperatore Costantino che era un cultore del Dio Sole, ma che in seguito, divenendo cristiano, fece coincidere il pagano solstizio con la nascita di Cristo.
In precedenza (7 marzo 321) Costantino aveva cambiato anche il nome del primo giorno della settimana, festivo: da Dies Solis (il “venerabile” giorno del Sole) a Dominus (giorno del Signore). Questi cambiamenti non furono sempre graditi, tanto che nel centro-nord Europa è rimasto l’antico nome di giorno del Sole (Sunday tra i Sassoni, Sontag tra i germanici).
Nel 337 Papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cattolica, come riferito da San Crisostomo nel 390: «In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu ultimamente fissata in Roma». Nel 354, si menziona per la prima volta in un calendario della liturgia romana la festa del 25 dicembre cristiano. Nel 461 questa scelta sarà riconfermata da Papa Leone Magno. Altri autori ecclesiastici rinviano al 354 con Papa Liberio la prima apparizione del Natale in Occidente.
Naturalmente, la scelta della Chiesa di Roma di far coincidere la nascita di Cristo con la festa pagana più celebrata fu un tentativo di rispondere alla grande partecipazione che il culto del sole conservava tra la popolazione dell’Impero, adattando il culto alla nuova religione.
Precedentemente, nei primi tre secoli del Cristianesimo, la nascita di Cristo aveva date diverse: per S. Cipriano era il 28 marzo, per S. Ippolito il 23 aprile, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 10 gennaio o il 6 gennaio; quest’ultima data poi si affermò in Oriente e da lì giunse a Roma fino al cambiamento deciso da Costantino e poi ratificato dal Papa Giulio I. L’imperatore Giustiniano, circa duecento anni dopo, legalizzò questa data per tutto l’Occidente.
Altre Chiese cristiane, come quella ortodossa, copta, armena, continuano invece a celebrarla il 6 gennaio (Epifania = Annunciazione).
Una curiosità: i cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli “romani” di idolatria e di adorare il Sole per aver adottato la Festa del Sole come festa della nascita di Cristo. Quando si dice la polemica! La verità è proprio un diamante dalle tante facce…
Anche le Chiese della Riforma, a cominciare dai Calvinisti, accusarono la Chiesa di Roma di cedimento dei cristiani al paganesimo. In effetti, la dimensione pagana nel Natale durò a lungo.
Ancora centotrenta anni dopo la decisione di Costantino – nel 460 – il Papa san Leone Magno sconsolato scriveva: «È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di S. Pietro, dopo essere salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei» (sermone tenuto nel Natale del 460). Lo stesso S. Ambrogio dovette ammettere: «Cristo è il nostro nuovo Sole».
Nel 376 venne soppresso il culto di Mitra a Roma per ordine del prefetto. Con l’editto dell’imperatore Teodosio del 392 che diede inizio alle persecuzioni contro i riti pagani (da “pagos”=villaggio”), si conclusero a Roma le ultime celebrazioni alla dea Iside, madre di Horus (il dio Sole egiziano), e infine – nel 536 – con i decreti dell’Imperatore Giustiniano, con cui si chiudeva l’ultimo tempio ad Iside in Egitto, il Natale lentamente si affermò come festa cristiana in tutto l’impero.
La Riforma e il Natale
La scelta ecclesiale del 25 Dicembre come data della nascita di Cristo fu considerata dai protestanti della Riforma un “cedimento” al paganesimo. Il cristianesimo, secondo la loro visione, avrebbe fatto rientrare dalla finestra culti solari di Babilonia passati ai pagani romani!
Nella città di Ginevra di Calvino si poteva essere multati e persino messi in prigione per aver celebrato il Natale.
Il Parlamento Inglese proibì l’osservanza del Natale, definendola una festa pagana. Quando i cristiani puritani andarono in America, stabilirono questa stessa legge nella “Nuova Inghilterra” e il 25 dicembre del 1620 lavorarono più del solito. Quarant’anni più tardi la Corte civile e penale del Massachussets decretò le punizioni per chiunque avesse osservato le festività natalizie: «Chiunque venga trovato ad osservare, astenendosi dal lavoro e festeggiando, tali giorni come il cosiddetto Natale, pagherà per questa trasgressione cinque scellini».
Fino al 1800 il Natale non ebbe alcuna rilevanza nelle chiese della “Riforma”.
Ecco. Ripeto: non sono che spunti. Magari, dopo che il sole avrà ripreso il suo corso, vi racconterò un po’ di cose divertenti sull’albero, il vischio, la cometa, il presepe e… Babbo Natale.
Comunque, che sia Festa del Sole, Nascita di un’incarnazione divina, o altro, ricordate che di simbolo di trasformazione trattasi: quale miglior modo di festeggiare provando quindi a trasformare una volta per tutte noi stessi in uomini nuovi? Buon lavoro, dunque, e… buon Natale.
9. fine
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Tags: Chiesa, Costantino, Natale, Riforma, trasformazione










mercoledì 24 dicembre 2008 alle 17:25
Grazie per questi articoli sul natale, un graditissimo dono!
giovedì 25 dicembre 2008 alle 12:07
Mi fa piacere che hai raccontato le origini del natale, è quello che però molti non vogliono sapere e capire che da cristiani festeggiano una festa pagana.
giovedì 25 dicembre 2008 alle 15:51
Per la simbologia legata ai due periodi dell’anno solare, quello discendente e quello ascendente, c’è un interessante (ma eruditissimo) articolo di Guenon a questo indirizzo:
http://www.zen-it.com/symbol/guenonsolst.htm
Sarebbe bello approfondire anche questo argomento, con lo stile più asciutto e “pratico” di questo blog… non credi, Mauro?
Nel frattempo… buon Natale!
martedì 22 dicembre 2009 alle 08:58
Ho letto con interesse l’art., perché mi ritrovo in più di un elemento; anche se – nell’insieme – mi pare una lettura di parte, alquanto affrettata, e forse anche un poco tendenziosamente polemica : la storia è storia, che ha due occhi: la cronologia e la geografia; della prima fa parte, credo, l’archeologia: ad ogni buon cocnto buon Natale !
martedì 22 dicembre 2009 alle 09:11
Grazie Giulio. Ma secondo te anche la realtà del presente è fatta di cronologia e geografia? Non credi che esistano altre letture che magari sfuggono? Non pretendo certo di coglierle io (ci mancherebbe) ma qualche dubbio su ciò che consideriamo realtà è lecito. E la storia non è che il presente di altri tempi.
Per questo credo che la storia possa avere molteplici occhi. Non è che un’opinione, sia ben chiaro…
Buon Natale anche a te!
Mauro
martedì 22 dicembre 2009 alle 09:39
Natale come trasformazione e niente altro. Beh…direi che mi piace visto che fatico a cambiare. Che sia un buon momento. Natale come fine di un anno e chiusura di tutto ciò che vi è in sospeso, secondo la numerologia, è una bella sfida con se stessi!