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Piramidi e piramidologia – 9 Gli scienziati e l’uccello

venerdì 6 febbraio 2009

Antiche scritture, Percorsi, Tradizioni

La traduzione dei geroglifici presenta ancora delle difficoltà. Se sfogliate un rivista di egittologia, noterete che una metà degli articoli riguarda problemi insoluti di grammatica, sintassi e significato. Allo stato attuale, è esatto dire che i geroglifici sono stati “decifrati”, ma sarebbe impreciso affermare che sono stati “tradotti”.

Lo stesso Champollion riteneva di non aver svelato tutto ciò che è espresso nei geroglifici. La morte, però, lo colse prima che potesse approfondire i suoi presagi e gli studiosi suc­cessivi si accontentarono di rielaborarne il lavoro, senza deviare dal­la strada che lui stesso aveva tracciato.

Tale inadeguatezza ha portato a traduzioni che non colgono il senso e lo spirito dei testi. Ma gli egittologi, che non hanno saputo rilevare il riferimento metafisico dell’intera civiltà egizia, attribuiscono l’incoerenza dei testi al pensiero primitivo e “non evoluto” di quel popolo, invece di riconoscere la propria incapacità di comprensione.

Come capita spesso quando si risolve un mistero, una volta trovata la soluzione ci si chiede come mai non sia stata scovata molto tempo prima. Sebbene sia abbastanza semplice da spiegare, la chiave simbolica per decifrare i geroglifici esige però un modo di pensare diametralmente opposto a quello analitico che caratterizza la mentalità moderna. Quest’ultima si ribella all’idea che un simbolo possa contenere in un unico segno una completa gerarchia di significati, da quello letterale al più astratto. Ma i geroglifici “funzionano” proprio cosi.

Il Ba, in una statuetta
La stranezza è che, malgrado gli egittologi si attenessero a una rigida traduzione letterale dei testi, il significato simbolico sotteso… riusciva quasi sempre a imporsi egualmente; tuttavia, accostandosi ai testi con approccio intellettualistico e cercando di livellarli sui nostri schemi “letterari”, essi ne occultarono – e ne occultano – il vero e intimo significato.

Così, se il segno usato per un “uccello” mostra un volatile, l’uso costante di tale simbolo nei testi sacri suggerisce che il significato letterale non spiega ogni aspetto della storia. È il diffusissimo simbolo dell’animale (il ba, l’uccello dalla testa umana) a farci capire qual è il significato simbolico di uccello: il segno non si riferisce solo alla fisicità, ma a tutte le funzioni e le qualità insite nell’ “idea” di uccello: la capacità di volare, di fuggire dalla terra, e dunque anche il principio di volatilità che implica essenzialmente lo “spirito”.

Allorché, nei testi religiosi, gli egizi disegnavano scene di uomini che si avvicinavano portando una rete di uccelli selvatici, non intendevano solo ricordare al defunto disincarnato i passatempi terreni, ma eseguivano semplicemente un rituale magico per rammentargli le necessità dello spirito, il bisogno di catturare gli aspetti volatili del Sé spirituale gettandovi attorno una sorta di “rete”

Questa conclamata incapacità di comprendere sia lo scopo del mito sia la sottostante verità contribuisce in gran parte a formare il quadro del tutto insoddisfacente che abbiamo dell’Egitto.

In base alle prevalenti teorie evoluzionistiche, gli studiosi moderni considerano il mito come il bizzarro tentativo di uomini primitivi di razionalizzare la realtà frustrante del mondo fisico, come lo sforzo romantico per sfuggire alla dura e prosaica realtà, oppure come la goffa espressione di artisti che cercavano di comunicare i fatti storico‑politici.

Schwaller de Lubicz (che abbiamo già abbondantemente citato) giunge invece a conclusioni diverse e dà fondamento alle proprie idee. Il mito è forse il più anti­co mezzo conosciuto per comunicare informazioni relative alla natura del cosmo, ma è anche il più preciso, il più completo e forse il migliore.

Il mito drammatizza i principi, i processi, le leggi, le funzioni e i rapporti cosmici, i quali, a loro volta, possono essere descritti e definiti dal numero e dall’interazione fra i numeri.

9. continua

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8 Commenti per questo articolo

  1. Franz scrive:

    Mi sembra ovvio che tu abbia deciso di servire la cosa su un piatto d’argento, e come posso io esimermi dall’accettare siffatto invito?

    Sulla simbologia dell’uccello ci sarebbe molto da dire, a partire dal concetto di “volatile” che guarda caso identifica anche la componente alcolica di vini e distillati. La disfunzione erettile correlata all’abuso alcolico sembrerebbe suggerire il collegamento tra la volatilità dell’alcole e la quella della “potentia coeundi” in casi estremi.

    Potremmo proseguire la disamina dell’uccello, considerando un’analogia venatoria nella famosa domanda tra cacciatori “sei da pelo o sei da piuma?”, normalmente posta per venire a conoscenza degli altrui orientamenti sessuali.

    Senza volermi dilungare oltre, concludo con l’evidente correlazione tra uccello e mito, perfettamente incarnata da figure leggendarie quali John Holmes e Rocco Siffredi.

  2. darko scrive:

    ‘Il mito drammatizza i princìpi, i processi, le leggi… ‘ Che significato attribuisci a questo verbo (drammatizzare), in questo caso?

  3. Mauro scrive:

    Ha un senso letterale: cioè produce una “messa in scena” (drammatizzazione) in grado di rendere comprensibili per via intuitiva leggi e principi che altrimenti sarebbero incomprensibili per i non iniziati.
    Si tratta, in sostanza, dello stesso lavoro che i Sacerdoti detentori della conoscenza iniziatica hanno fatto trasmettendo delle “regole” (che nelle varie religioni sono diventate “comandamenti”) atte a fissare dei principi presentati come volontà divina. Senza “spiegarli”. Se hai letto il mio libro “I Maestri”, lì tutto questo è riportato con dovizia di particolari. Qui sarebbe troppo lungo fare tutta la spiega… :-)

  4. giuseppe scrive:

    A proposito della drammatizzazione dei princìpi, i processi, le leggi…è questo che rappresentano i vari “miti” della creazione di tutte le culture antiche (compresa quella egizia), oppure delle Dodici fatiche di Ercole? O sbaglio, Mauro?

  5. Mauro scrive:

    Beh, direi senz’altro di sì, Giuseppe… Naturalmente, in ogni cultura, i detentori della conoscenza (della Scienza Sacra) si sono premurati di utilizzare il linguaggio che quel popolo era in grado di capire. Per questo vien da ridere (anzi verrebbe, poiché le conseguenze sono drammatiche) quando ogni popolo afferma che il “suo” è il vero dio… Zeus, Manitou, Ahura Mazda, Aton, ecc. rappresentano dei principi “leggibili” secondo certi specifici codici, ma corrispondono sostanzialmente alla stessa cosa… Così come Ercole – eroe, semidio o appartenente alla razza “intermedia” – con le sue dodici fatiche è raccontato come metafora del sentiero del Discepolo… Eccetera, eccetera, eccetera… :-)

  6. darko scrive:

    …’le dodici fatiche di Ercole’: dodici come le Costellazioni dello Zodiaco?… [quindi dei quattro Elementi, anche?...]

  7. Mauro scrive:

    Esattamente. Alice Bailey ha scritto un bellissimo libro intitolato, appunto, “Le dodici fatiche di Ercole”, in cui traccia il mito dell’eroe greco come metafora di un percorso iniziatico. Per la precisione il Sentiero del Discepolo. Ogni “fatica” è una prova, e corrisponde esattamente alla qualità di uno dei segni dello Zodiaco. Le “fatiche” in effetti riverberano perfettamente, nella loro descrizione, la simbologia dei segni e anche il loro significato esoterico.
    D’altronde non è un segreto, in astrologia esoterica, che si debba “passare” attraverso il proprio segno realizzandone il principio. In quel caso ci si può incarnare nel successivo, per continuare il cammino. Non c’è naturalmente un solo “giro”… Ogni percorso compiuto porta a un livello superiore, in cui i medesimi principi vanno realizzati più in profondità.
    Ho semplificato, naturalmente. Ma in sostanza questo è il concetto. Gli antichi, con il mito di Ercole, volevano intendere proprio questo.

    P.S. Quanto alla seconda domanda… non saprei: non leggo riviste. Ciao.

  8. Mauro scrive:

    Mi scrive Cristina (che non riesce a inviare): «E che dire del “Verbo degli Uccelli” di Attar, in cui gli uccelli sono presi a simbolo delle anime che, nel loro periglioso viaggio attraverso le sette valli in cui si snoda il sentiero mistico, alfine giungono al cospetto di Simurgh, il Divino?
    Posso solo usare le parole stesse del grande mistico e citare un breve pezzo della sua opera, insuperabile per la sintesi illuminante di ciò che è la ricerca spirituale e la chiarezza su quale dovrebbe essere il suo scopo, con buona pace della moderna simbologia uccello = pene e senza dimenticare che il pene è, a sua volta, anche un simbolo.
    Ecco le parole di Attar:
    “Benvenuto cardellino, vieni con gioia, sii ardente nell’azione, guizza come fuoco, brucia ogni cosa a te vicina e distogli gli occhi dell’anima dalle meraviglie del creato! E quando avrai reso cenere tutto ciò che possiedi, la luce della verità scenderà su di te, ogni istante più chiara. Il tuo cuore conobbe i segreti della verità; intraprendi senza indugio la ricerca di Dio! E quando nella tua ricerca avrai raggiunto le vette della perfezione, cesserai di esistere, e allora esisterà solo Dio”.

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