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L’azione perfetta e il tempo

martedì 17 febbraio 2009

Leggere la vita, Percorsi, Tradizioni

Roberto mi lancia un amo nel suo ultimo commento ad “Accendere un fuoco con la foto di un fiammifero”. Il tema mi intriga. Dunque ci provo.

Intanto chiarisco alcuni termini. Non li definisco (cadere nel tranello di “definire” lo zen sarebbe come voler afferrare una mano con la stessa mano), ma li contestualizzo in breve, per chi non li conosce.

Lo Zazen è la meditazione. Il termine con cui, nello Zen, si definisce quel tipo di pratica. E lo Zen – storicamente – non è altro che la forma particolarmente austera che il buddhismo ha assunto diffondendosi in Giappone. Un’austerità che tende a togliere tutti gli orpelli per arrivare alla pura espressione della realtà oggettiva. Che è vacuità.

Diciamo che, in Giappone, l’insegnamento del Buddha ha perso tutte le connotazioni proprie ad altre aree più a sud (India, Tibet, Indocina, ecc.) per puntare alla pura essenza, alla realizzazione della natura della mente.

E qui mi fermo. Perché qui sta il punto.

Molti si affannano a “spiegare” l’azione perfetta dello Zen (espressa in varie arti, ma anche nella Cerimonia del Tè, per esempio) cercando di razionalizzare secondo un pensiero lineare ciò che rappresenta. Ma la mente non può “spiegare” la mente. O meglio, il pensiero condizionato non può contenere l’incondizionato.

Mmmm… Complicato. Ci provo da un’altra parte.

Quello che noi chiamiamo “mente” è un serbatoio che contiene indistintamente ricordi, esperienze, educazione, considerazione, giudizi, aspettative, e un mare magnum di altre cose, attivate momento per momento dalle emozioni che stiamo vivendo. Ciò fa sì che la nostra azione non sia mai “pura” – cioè nuova, come è invece di ogni evento della vita, che è costante mutamento – ma, al contrario, viziata proprio dai contenuti della mente che confronta, giudica, considera, ecc.

Se tiriamo una freccia a un bersaglio con questo tipo di mente, non facciamo che calcolare, attingere alla nostra abilità acquisita, correggere la mira, cercare di tenere il polso saldo, tener conto del vento, della nostra posizione, della tensione dell’arco… Potremmo anche centrare il bersaglio; e se riusciamo a farlo spesso, magari anche vincere un’Olimpiade. Ma la nostra azione proviene dal passato, cioè da tutti i condizionamenti contenuti nella nostra mente. Il nostro tiro non è stato un gesto “nuovo”, in armonia con il momento presente in mutamento, ma un processo condizionato da tutto ciò che siamo e conteniamo. Il fatto che colpiamo il bersaglio è perciò casuale. Potrà esserci sempre più controllo, ma… anche i campioni olimpici sbagliano. E dicono che “non era giornata”, che erano nervosi… poco controllo, appunto.

Lo Zen (ma non solo lo Zen) propone un altro approccio. Per un’azione “perfetta” occorre una mente limpida, i cui contenuti si sono depositati sul fondo, come in un bicchiere d’acqua torbida lasciato immobile per lungo tempo, senza perturbazioni.

Si tratta di entrare nella concentrazione (dharana, in sanscrito), che è la “porta” che introduce alla meditazione. E ciò avviene inizialmente con una tecnica, che ha lo scopo di fissare la mente su un solo punto, lasciando cadere tutto il resto.

Per questo, in tutte le arti dello Zen esiste una precisa ritualità. Non si tratta di forma fine a se stessa, ma di precisi passaggi per condurre la mente entro un imbuto sempre più stretto, fino a restare concentrata in un solo punto.

In quel punto, i contenuti temporali della mente si dissolvono e il tempo presente – l’istante vissuto in quella condizione – si dilata enormemente, come in una sequenza di un film al rallentatore. Allora – e solo allora - l’azione può entrare in sintonia con la velocità del mutamento, e divenire armonica e perfetta. Ecco dunque il gesto delle arti marziali che anticipa ogni altro movimento in un millisecondo; ecco la precisione del pennello che in un istante traccia un cerchio perfetto; ecco la mano che lascia la freccia “dopo” che il bersaglio è già stato colpito…

 

So di non essere stato chiaro. E neppure esauriente. Non me ne vogliano gli esegeti dello Zen. Ci ho provato, per quello che ho capito… La prossima freccia andrà meglio!

 

Photo credits: FlickrCC

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32 Commenti per questo articolo

  1. Andrea G scrive:

    Salve a tutti.
    Professionalmente sono uno psicologo e mi occupo anche di psicologia sportiva.
    Per questo parto da un punto di vista imparziale quando affermo che la psicologia, tranne alcune recenti eccezioni, è “inceppata” a mio parere in un errore sottile da riconoscere ma enorme in realtà.
    Lo stesso errore che emerge in quell’aneddoto zen nel quale il maestro dice al discepolo di osservare la propria mente ma, dopo un pò, lo riprende facendogli notare che gli aveva detto di osservare la MENTE, NON I SUOI CONTENUTI!!!
    Questo è l’errore in generale della psicologia occidentale odierna (anche se, devo dire, in qualche modo qualcuno si è accorto dell’errore e sta provando ad “aprirsi” a nuove visioni, anche se sarebbe meglio dire antiche, antichissime visioni)
    Questa riflessione da parte mia parte dal fatto che, prima di essere uno psicologo (questa è solo un ruolo, un etichetta fornita da un pezzo di carta) solo un sincero ricercatore e, soprattutto, praticante.
    Ho quindi la possibilità (e per me la fortuna) di poter sperimentare in prima persona gli effetti di una pratica che conduce ad uno “stato mentale” diverso dall’ordinario, non perchè accadono cose come “vedere gli spiriti” o l’aura o qualcosa tipo “vedo la gente morta!!!!”, ma perchè cogliere uno stato di semplice presenza , lucida e calma concentrazione, non è uno stato a cui siamo abituati!!
    Il punto principale che vorrei sottolineare, qui, è che data l’ignoranza di questo normale e straordinario stato di coscienza si è creato un divario che trovo difficile riunire tra i praticanti “spirituali”, “credenti” dello Zen, o dello Yoga, o del Tantrismo, o dell’Esoterismo etc. etc. e tra i “Non credenti” dello sport, del management che cercano “fatti, non pugnette!”.
    Un divario, a mio parere illusorio, perchè a me sembra che questo “stato mentale” descritto dalle tante tradizioni antiche sia appunto uno “stato interiore”, uno stato dell’Essere e non ha niente a che vedere con la tecnica che ad esso può condurre, o con la divisa associata a questa o quella tradizione, né è qualcosa che va relegato per forza soltanto all’interno di un tempio o una chiesa.
    E, la cosa forse di più utilità pratica, è che finché ci sarà una mentalità (come quella caratteristica della nostra epoca) che si accontenta delle descrizioni, di capire prima, ci si precluderà la possibilità di sperimentare l’oggettività di qualcosa che, oltre ad essere una realizzazione interiore, ha come “effetti collaterali” risultati concreti!!
    E qui il cerchio si chiude con una domanda (una specie di Koan): quando uno sportivo o un manager o qualunque altra persona che cerchi risultati concreti nella vita capirà che: SE SMETTE DI VOLER CAPIRE CON LA MENTE GUADAGNA LA POSSIBILITA’ DI VINCERE NELLA MENTE, SE SMETTE DI CERCARE DI CAPIRE PRIMA POTRA’ VINCERE PRIMA, PRIMA DI COMPIERE L’AZIONE ?
    Approfitto dell’occasione per ringraziare Mauro e tutti gli autori dei commenti nel Blog.
    Mi offrite la possibilità di sapere che, in qualche luogo esistono ancora esseri umani che esercitano la rara possibilità di pensare!!!
    Grazie Ancora.

  2. giuseppe scrive:

    Sono pienamente daccordo con quello che ha detto Andrea (e mi fa enormemente piacere che, di questi tempi, esistano ancora psicologi “lucidi”). Anche secondo me il fondamentale errore della psicologia moderna è STUDIARE I CONTENUTI DELLA MENTE ANZICHE’ LA MENTE STESSA. Si cerca di capire le patologie ma non le funzioni. Questo porta all’inevitabile “caduta” nei labirinti del “mare magnum” (per dirla coi termini di Mauro). Probabilmente l’errore consiste nel pretemdere di CAPIRE L’OCEANO STUDIANDO IL COMPORTAMENTO DEGLI ABITANTI MARINI CHE, PUR ESSENDO SUE CREATURE, SONO CHIARAMENTE “ALTRO” DALL’ACQUA CHE LE OSPITA.

  3. Marco Bongiovanni scrive:

    Lo Zen e’ davvero intrigante, come lo Shintoismo e tante altre belle cose provenienti dalla cultura pagana giapponese.
    In questi ultimi mesi ho il piacere di condividere momenti di vita con una compagna giapponese e devo dire che mi ha fatto scoprire un mondo davvero fantastico, in gran parte ancora sconosciuto, che riguarda le loro tradizioni. E’ incredibile come un giapponese sappia farti capire concetti anche difficili in maniera molto semplice e in un attimo, per loro la scintilla della comprensione si attiva in un attimo e quando cercano di spiegarti qualcosa cercano di attivare quell’attimo, quella scintilla. Ora mi capita di guardare anche il piu’ banale dei cartoni animati giapponesi cogliendo diverse sfumature che prima erano semplici ombre nere.
    Quando si parla di Zen pero’ bisogna anche saper “lavare via” tutta questa ricchezza di informazioni al momento opportuno.
    Cambiando discorso vorrei far notare che in alcuni post di questo fantastico blog e anche nel parlare di tutti giorni spesso affiora la convinzione che il passato fosse bello, vero, naturale e illuminato mentre il presente e’ solo chiassoso e condizionato. Penso che i coglioni, gli stupidi, i chiassosi e i violenti esistessero anche ai tempi della Genesi e che questo odierno sia invece un bel momento storico per l’umanita’, di grande e veloce cambiamento. Le cose belle ci sono pure ora e sono tante. Posso invece immaginare che migliaia di anni fa le difficolta’ fossero ancora maggiori di quelle odierne e presumo che anche la libera espressione delle proprie idee fosse di difficile attuazione quindi non capisco questo vedere il passato come pura fonte di saggezza e bel vivere mentre quello che e’ moderno solo inquinato, chiassoso e povero di veri valori. Anch’io a volte cado vittima di questa visione e me ne rammarico.

  4. Valeria Cianciolo scrive:

    Immaginare il passato come fonte di saggezza? Non necessariamente. Non credo si intendesse questo, non io per lo meno. Pensare bensì al passato come ad un tempo meno rumoroso, meno affollato, meno frenetico che quindi costringeva a immergersi in lunghi momenti di “vuoto” senza avere la possibilità di aggirarli, di evitarli immagino potesse costituire semplicemente una possibilità di sviluppare qualcosa al proprio interno. Naturalmente questo era tanto più realizzabile – esattamente come oggi – quanto maggiori erano le “qualità potenziali” di ciascuno.
    Oggi la società fornisce moltissimi strumenti per potenziare le proprie attitudini (l’istruzione obbligatoria, gli stessi strumenti informatici, ecc) e sono tutti importantissimi ma sono tutti “pieni”. Utilissimi pieni, mancano però oggi quei “vuoti” necessari a rielaborarli.
    Mah, non sono sicura di essermi spiegata tanto bene. Ci ho provato!
    Ciao a tutti!!!

  5. Roberto Rini scrive:

    domanda : l’azione creativa nel presente …siete sicuri che possa del tutto svincolarsi dal passato? o semmai concentra in un punto passato-presente-e-(forse)futuro? faccio un esempio: Krisnhamurti molto probabilmente possedeva una coscienza limpida aperta sul vuoto, capace di non-trattenere il passato per vivere nell’energia del presente…ne ha parlato sempre…ma questo fa di lui un arciere, un calligrafo, un pittore, un artista marziale, un musicista? temo di no…..solo quando un arciere possiede una tecnica impeccabile, allora, e forse, può raggiungere quel vuoto in cui il presente si serve del conosciuto (la tecnica) per creare l’inedito, il nuovo, il futuro! Probabilmente il buon Krisnhamurti era creativo pure quando camminava…ma se parlava da quel vuoto in cui viveva usava sempre le parole acquisite in precedenza. Il teatro No giapponese è perfetto per capire questo…Zeami, il codificatore della tradizione, afferma che il buon attore deve sviluppare nella giovinezza il “fiore del mestiere” per raggiungere il “fiore dell’essenza”, se si appoggia solo sul “fiore della giovinezza” farà un buco nell’acqua…detto in parole povere: se non acquisisce la forma in modo minuzioso nel tempo non arriva a scoprirne il potenziale energetico che consente di vivere nel presente e manifestare la vita attimo per attimo. my 2 cents

  6. Marco Bongiovanni scrive:

    Ciao Valeria, ti sei spiegata benissimo, bellissima la tua intrusione parlando dei “vuoti” e dei “pieni” proprio qui dove si parla di Zen, sono convinto che se ci mettessimo a disquisire l’argomento presto i “vuoti” si trasformerebbero in “pieni” e i “pieni” in “vuoti”, potenza dello Zen :)
    Riguardo al passato intendevo dire che la vita e’ da sempre una buona fonte di rumore e disturbo, non solo ora, e’ sempre stata rumorosa anche se in maniera diversa. La difficolta’ nel cercare momenti di pace interiore probabilmente c’e’ sempre stata, anche in un antico e misterioso castello fra le dune di un silenziosissimo deserto.
    Dire che viviamo fra il frastuono degli eventi e’ corretto, sta in noi trovare la forza, il giusto luogo e il giusto momento per ricercare quella limpidezza di pensiero di cui accennava Mauro. Da parte mia sinceramente mi sento di volare molto piu’ basso, per me ,oggi come oggi, il riuscire a non raccontare bugie sarebbe gia’ un grande successo dato che a volte basta una semplice bugia raccontata a me stesso o agli altri a farmi sentire come avvelenato, un rumore assordante, molto piu’ fastidioso della radio, della tv o del caos delle strade.

  7. darko scrive:

    Ciao anche a te Valeria!!!
    Credo che sei stata chiara come un raggio di luce che penetra una caverna buia!…
    Io credo, inoltre, che questa visione che proponi, rappresenti, nella sua accezzione ideale (…), una chiave di lettura di tutta la storia umana: è così?

  8. Mauro scrive:

    per Roberto. Proprio di recente parlavo con il mio Maestro del “vivere il presente”… E lui mi disse: «in realtà non si può davvero vivere il presente. Sono attimi successivi e velocissimi, in continua mutazione… È inafferrabile. Cosa ce ne facciamo?
    «E, in ogni caso, “chi” lo vive? Noi siamo il nostro passato, la nostra esperienza, e non possiamo fare a meno di utilizzare questa evidenza nel vivere. Quello che possiamo – e dobbiamo – fare è di non farci “colorare” dal passato, e vivere ogni esperienza come nuova, con tutto noi stessi. Ciò che conta, insomma, è “come ci collochiamo” nel presente e quanto riusciamo a penetrarlo. Solo così sarà possibile “coglierlo” con l’ampiezza necessaria a dilatare lo spazio dell’azione. Si può solo essere aperti, disponibili…
    «È questo tipo di disponibilità totale che possiamo chiamare “vivere il presente”…».

    Ecco. Il presente è davvero “l’unico tempo disponibile”, ma possiamo provare ad aprirci ad esso solo con gli strumenti del passato; con la nostra esperienza, la nostra arte, la nostra tecnica, la nostra capacità di concentrarci ed essere svegli. Totalmente disponibili vuol dire senza pregiudizi, senza aspettative, senza schemi preordinati, senza retorica. Come bimbi che guardano il mondo per la prima volta. E il mondo, allora, si mostrerà così com’è.

  9. Roberto Rini scrive:

    …samsara e nirvana insieme…..tempo ed eternità insieme…essere nel tempo senza appartenere al tempo…Nei Veda e nelle Upanisad ritorna un’immagine: due uccelli sono in un ramo, uno becca l’abero e l’altro lo guarda…uno vivrà e l’altro morirà…i due uccelli sono INSIEME la natura umana, il che non vuol dire essere scissi interiormente, ma essere completi…si agisce nel tempo, ma c’è una parte che non appartiene al tempo e che “osserva” o “testimonia” l’azione in un modo nitido, come in un ralenty cinematografico, in un tempo che è dilatato. Entrambe le due nostre realtà sono necessarie: essere capaci di compiere un’azione specifica richiede competenza acquisita nel tempo, ma sulla base di questa competenza che si appoggia sul conosciuto si spicca il volo verso l’azione “creativa” e l’inedito, verso l’ignoto ………così come un musicista deve sapere fare bene le scale musicali…per poi esplorare l’oceano infinito di possibilità che si apre “tra” le sette note…Le note e le scale musicali sono l’appoggio, le stampelle su cui appoggiarsi per affacciarsi nel vuoto.
    Ciò che è un ponte tra il tempo e il “presente” è il RITMO. Prendiamo un’azione efficace sportiva: il famosissimo goal di Maradona alla finale dei Mondiali ’86 contro l’inghilterra…El pibe prende la palla nella sua metà campo e comincia a danzare tra gli avversari attraversando tutto il campo, fino a saltare il portiere…sembra una gazzella che danza nella savana, corpo-istinto-cuore-mente uniti, tecnica, coscienza allargata dello spazio…..sente il ritmo vivente dello spazio!… ma senza una tecnica interiorizzata alla perfezione in anni di pratica non è possibile questa azione nel presente in stato di Grazia…

  10. Andrea G scrive:

    Infatti l’esercizo, la tecnica, la disciplina sono fondamentali ma, a mio parere, sempre incompleti.
    Necessitano di un “quid”, di quel “non so che” che si può percepire nei “grandi” dell’arte, o negli occhi di un Maestro, quella mente celata, cha sta diero, o “oltre”.
    Ecco perchè, secondo me, per eccellere in un’attività, oltre alla tecnica (che do per scontato: non credo molto nel “talento” o nella pseudo-grandezza di un individuo che magari ha semplicemente conquistato il pubblico di un reality qualunque), è essenziale la ricerca dello “stato naturale”, del cogliere il presente, DELLA MEDITAZIONE INSOMMA, COME L’ALFA E L’OMEGA DELLA VIA, COME CIO’ CHE ANDREBBE CERCATO ALL’INZIO, ALLA FINE E DURANTE TUTTO IL PERCORSO.
    Non qualcosa d’altro rispetto alla tecnica, ma come CIO’ CHE LA INCLUDE E LA TRASCENDE.

  11. Roberto Rini scrive:

    nella cultura orientale la trasmissione , nel campo artistico e/o spirituale, passa spesso attraverso l’acquisizione di forme rituali codificate…pensate al kata o al tao lu nelle arti marziali e nel teatro o agli esercizi rituali religiosi…e sembra un paradosso: attraverso ciò che è fisso si cerca ciò che è vivo, attraverso il passato si cerca il “presente”. La forma è il risultato del”passato”, il frutto delle generazioni perecedenti…ma è un “passato”..per così dire..”congelato”? l’allievo deve acquisire in modo minuzioso ogni singolo passaggio di un’azione rituale o codificata, fino ad interiorizzarla, profondamente e allora comincia a “vivificarla” nel presente….la forma diventa un circuito attraverso cui “passa” la vita nel presente. Tra i vari passaggi della forma ci sono tutti i frammenti di spazio-tempo infinitesimali, e più la forma è acquisita, più la coscienza può penetrare in quei micirospazi, cercando di entrare nel presente…..la forma è il letto di un fiume con le sue sponde rigide, ove può scorrere l’acqua sempre viva e in movimento… Allora, l’azione dell’allievo/discepolo sarà in sintonia con la tradizione, il passato, gli antenati, il tempo degli dei….e nello stesso tempo è nel presente, qui e ora..

  12. Valeria scrive:

    Grazie infinite a Marco e Darko per le vostre risposte.
    Certamente si, anche il passato poteva essere caotico, tuttavia non credo che il mondo abbia mai conosciuto prima d’ora un tale eccesso di frenesia e rumore.
    Ma certamente un rumore di fondo c’è sempre stato, in tutte le epoche; è il rumore della mente meccanica, del pensiero incontrollato. Un rumore difficile da spegnere anche (e forse ancor più) nel più assoluto silenzio.
    L’ultimo articolo del blog di Franz tratta questo argomento in modo magistrale…

  13. Roberto Rini scrive:

    “l’azione perfetta e il tempo”…..la cerco da una vita l’azione impeccabile….. ma le nostre azioni sono spesso imperfette, spesso al momento sbagliato, spesso meccaniche, spesso “casuali”…. e proprio in questi giorni sto pagando duramente (a dir poco) il prezzo dei miei (nostri?) limiti umani. Non aver agito bene al momento giusto…e paf!…una vita buttata via!..
    Si va a destra o a sinistra? non lo sappiamo…non abbiamo il libretto di istruzioni, e in una situazione vivente ci sono tanti di quegli elementi da considerare che fare l’azione impeccabile, colpendo il punto preciso della situazione, è pressoché impossibile!….a meno che non si possegga un “organon” in più, uno strumento radar precisissimo che fornisca le coordinate giuste al momento giusto….oppure una visione dall’alto, lo sguardo degli angeli, capace di abbracciare dalla dimensione “causale” l’intero paranoma e ispirare un’azione perfetta nella sua precisione matematica. Si va a destra o a sinistra? forse è per questo che nel voodou i patti coi “loa” si svolgono nei crocicchi, all’incrocio delle vie….si delegano a loro decisioni e azioni che non si sanno prendere. Dovremmo avere un organo in più per l’azione. Ma così non è…..L’ “organon” in più è la coscienza, l’attenzione allargata, la vigilanza continua non condizionata, un terzo occhio capace di percepire il ritmo degli eventi….e non è uno strumento che abbiamo a disposizione dalla natura! …o meglio, l’ego offusca quanto di limpido c’è in noi, con le sue paure e attaccamenti, e questo impedisce ulteriori sviluppi. Insomma l’azione perfetta nella mitologia non appartiene nemmeno agli dei e agli angeli, che di cazzate ne compiono un bel pò…la Storia dell’uomo poi è un bellissimo elenco di azioni sbagliate ed errori…..e le nostre vite personali…beh..lasciamo perdere….eppure… di tanto in tanto il corpo trova l’equilibrio tra distensione e giusta tensione, il centro emotivo si rilassa e rimane aperto e ricettivo, la mente è ben focalizzata sull’obbiettivo, e l’intera “presenza” è coinvolta nell’azione..ed è allora che qualcosa accade: la nostra azione sembra partecipare di un ritmo più vasto e si colloca al posto giusto nel momento giusto….ogni tanto accade…
    Forse non schiveremo le pallottole al ralenty come in Matrix, ma probabilmente non saremo lì dove sparano quel giorno, perché quel giorno abbiamo sentito di rimanere a casa….
    ogni tanto accade…..una vera educazione dovrebbe insegnarci a far sì che non accada casualmente ma consapevolmente..
    Caro Mauro se hai segreti, rivelazioni, trucchi o indicazioni da dare per l’”azione perfetta” è questo il momento di tirarli fuori…perché c’è ne bisogno…assai bisogno…

  14. Mauro scrive:

    Nessun segreto, caro Roberto, né trucchi o altro, ahimè… Solo una domanda: cos’è “giusto”? E cosa “sbagliato”? Forse un giorno, consapevolmente, ci accorgeremo che cercavamo un bersaglio e, ridendo a crepapelle, forse arriveremo a centrare noi stessi. (ma è solo un pensiero, eh…!) :-)

  15. Roberto Rini scrive:

    cosa è giusto e cosa sbagliato?….se finisci in un burrone perché hai imboccato una strada senza uscita, forse hai fatto la scelta sbagliata. Se hai fatto un salto da 500 m senza paracadute forse hai fatto la scelta sbagliata…se perdi la tua anima, la tua vitalità, la tua vita perché hai agito quando non dovevi oppure non hai agito quando dovevi…forse hai fatto l’azione e la scelta sbagliata. Scegliere e sbagliare fanno parte della nostra possibilità umana….ma la nostra “confusione congenita” non consente azioni perfette! semmai, a volte ( a culo) efficaci, e spesso irripetibili. Non riceviamo NESSUNA educazione all’azione! motivo per cui, come bambini piccoli, sbattiamo sugli spigoli del mondo continuamente. In realtà non riceviamo nessuna educazione alla “realtà”…..all’essere noi stessi, al sentire, al percepire, al vedere (vedere veramente)….insomma, nessuna educazione tout-court…..se non quella socialmente condizionata dall’ambiente esterno e familiare, tutta tesa all’adeguamento sociale (senza troppe altre pretese). “L’azione perfetta”….magari.!….ma non abbiamo il controllo su noi stessi, figuriamoci sull’ambiente esterno…..dovremmo essere fusi con tutto (col “Tutto”) per fare sempre l’azione perfetta…..se c’è l’ego (la mente condizionata) la nostra azione sarà nella migliore delle ipotesi parziale e limitata; se si abdica all’ego, allora, si spera che “qualcos’altro” possa agire tramite noi….ma non dovremmo esserci più noi.. Caro Mauro, il tuo Maestro ti parla del presente – se ho ben capito – come un “flusso” continuo e rapidissimo e ti chiede “chi” (quale parte di noi) può cogliere o collocarsi in quel flusso…. sappiamo già che la mente non può cogliere quella vastità, sappiamo che l’ego è sempre un passo indietro nel passato o un passo avanti nelle proiezioni del futuro, e allora dovrebbe essere il “Sè”, quella scintilla che partecipa del fondamento del reale, a “cogliere” il flusso, l’onda….come un surfista che è vigile, teso e sciolto, leggero e “passivo” allo stesso tempo…
    la mia azione perfetta…il surf…. tutto il resto è di una pesantezza enorme…come perdere il tram….
    ..come scegliere nella vita…

  16. darko scrive:

    Ciao Roberto. Spero che non ti offenda per ciò che ho da chiederti: è forse in te il ‘sentire’ di Boddhi, il “Boddhisatva del surf”, nel film ‘Breakpoint’?
    (rapine a parte, mi intriga molto quel personaaggio…)

    Ciao
    Federico

  17. Roberto Rini scrive:

    ciao Federico, nessuna offesa: quello è un bel personaggio, molto “cool”!….ma l’immagine del surf era una metafora, e non mi viene certo da quel (bel) film, bensì dall’idea che “captare” qualcosa di più vasto del proprio piccolo ego – per quanto ho potuto sperimentare – richiede l’essere “attivi” e “passivi” allo stesso tempo. Diciamo che il surf rende bene l’idea in quanto devi essere attivamente vigile, ma devi “sentire” il flusso, il movimento, la vita che scorre, e ti ci devi armonizzare altrimenti cadi….e io sono un esperto in ..”cadute”…
    La riflessione su “l’azione perfetta” è infinita. Ritengo anzi che sia “IL” tema necessario per eccellenza, molto più di “esiste Dio?” o altri temi simili…perché non si rimane nell’empireo astratto della riflessione metafisica , ma ci si deve confrontare concretamente con ciò che otteniamo nella vita, ciò che realizziamo qui e ora nelll’evidenza della materia. Ad esempio, un artista marziale può “parlare” quanto vuole di “azione perfetta” ,di “wuwei” (l’azione perfetta secondo il taoismo) o di altro… ma se si becca un cazzotto in faccia, il suo parlare non vale molto. Se l’arciere non centra il bersaglio, la sua spiritualità zen non vale molto…non ha centrato sè stesso! …Il surf “teorico” non esiste, o stai in piedi e “senti” o cadi!……..Quando hai responsabilità che non riguardano solo te stesso ma anche altre vite, come un padre con un figlio indifeso, sapere come arrivare ad un’azione impeccabile diventa una priorità assoluta..
    Purtroppo non abbiamo il dio Krsna accanto che, dinanzi ai nostri dubbi nell’azione, ci rivela le Leggi Eterne e Cosmiche che regolano la vita.. nè veniamo folgorati quotidianamente da raggi di Luce che ci indicano la via per l’azione……e noi abbiamo dubbi pure quando compriamo il pane…
    Può l’azione individuale armonizzarsi con un Agire più Grande? (ed essere così immune da errori, cazzate e quant’altro ci procura poi insostenibili sensi di colpa e di rimpianto/rimorso?).
    La vera spiritualità si occupa dell’azione…
    ….Queste domande se le pone uno che per tutta la vita ha sofferto di “inazione”…e l’inazione si paga carissimo, quanto e più di un’azione imperfetta…

  18. Valeria scrive:

    Caro Roberto,
    io con tutta probabilità mi sbaglio, ma non credo esista l’azione che può garantirci l’incolumità (fermo restando che una certa dose di prudenza nella vita non guasta).
    Forse, per “azione perfetta” non si intende quella “giusta”, in contrapposizione a quella “sbagliata”, quanto piuttosto l’azione integra.
    L’azione quindi che compiamo quando siamo “uniti al nostro interno”, “non separati”, e pertanto anche sufficientemente forgiati per farci carico delle conseguenze; qualunque esse siano.
    Ciao :-)
    Valeria

  19. darko scrive:

    Roberto: quello che tu affermi nasce dalla tua personale esperienza? o cosa non lo so, ‘leggendoti’i mi sovviene, dunque, da chiederti: cosa è che ti fa essere certo che attualmente sul Pianeta non ci siano Maestri incarnati?!… Come si afferma in un Post precedente ‘un problema dell’uomo comune, di ‘dare tutto per scontato’ e allora, così facendo, non esiste’… Morale: meglio non ‘scontare ogni attimo della vita e le sue Meraviglie: rischieremmo di ‘sfilare via’ di lato ad un Maestro incrociato in una strada di periferia perché i miei occhi non Llo cercavano’…
    Ciao bello

  20. Roberto Rini scrive:

    darko, mai detto che non ci siano Maestri….ma parlavo della “ordinaria” condizione umana. Nasciamo senza libretto di istruzioni, e con questo fatto ci dobbiamo confrontare, con e senza Maestri.
    Poi ci possiamo interrogare sulle possibilità di sviluppare una coscienza e un’azione più profonde, a partire da una disciplina specifica o da una educazione superiore. Il Maestro, in ogni caso, è un “ponte” tra te e la Realtà….un creatore di ponti (“pontifex”…pontefice) per il Presente! non è certo qualcuno che ti dice “cosa” fare….semmai crea le condizioni affinchè tu possa fare, il che non è MAI esente da rischi.Concordo in questo senso con Valeria quando dice che l’azione comporta rischio e responsabilità, e mi va bene l’idea di azione “integra”, ma non la distinguerei del tutto dall’idea di azione “giusta”. Si può essere “integri” e inefficaci , o sbagliare clamorosamente, perché ci sono fattori esterni non presi in considerazione! Oppure essere integri, ma in disarmonia con un ritmo più vasto che non si riesce a cogliere…
    L’azione integra prevede che mente-cuore-corpo siano pefettamente allineati, e non ognuno per conto proprio, e che l’energia e l’intera presenza convergano in un punto: l’intera volontà protesa verso l’obbiettivo. Ma questo garantisce qualche “risultato perfetto”? Arjuna, se potesse scegliere, NON vorrebbe combattere contro i suoi fratelli e amici, ma DEVE sottomettersi ad una L;egge Superiore…..Gesù non ha alcun piacere ad essere inchiodato – e lo manifesta apertamente, stando alle letture ufficiali – ma DEVE sottostare ad una Volontà Superiore . Entrambi devono abdicare a qualsiasi pretesa o volontà personale per annullarsi in una Realtà più vasta. E lì non c’è Scelta e non c’è Scopo…..
    Intervenire sulla realtà con la propria volontà per modificare gli eventi e ottenere i risultati? Oppure fluire con gli eventi, lasciando che la Vita faccia il suo corso in modo naturale, armonizzandosi con un ritmo più vasto senza scopo, senza meriti, senza sforzo? la prima via prevede un forte IO, allineato e centrato, capace anche di andare “controcorrente” pur di incidere nella realtà tramite sforzi volontari…….La seconda via prevede che non ci sia più alcun “IO”, quindi c’è la Realtà che “passa” e “agisce” tramite l’individualità dissolta, in un continuo Mutamento ….Aurobindo diceva “se pensi ancora di essere ‘tu’ a ‘fare’, allora sei fuori strada…”
    Non sono in grado di dare una risposta a questo attualmente…ma stiamo parlando di roba mica da poco!
    Di recente una persona a me cara ha scelto di “essere se stessa” correndo grossi rischi, piuttosto che fare qualcosa che non la convinceva affatto, ma che dava più garanzie……il risultato è stato disastroso….la sua azione è stata “integra”, ma….del tutto inefficace! E io oggi non sono in grado di dire cos’era giusto e cosa sbagliato.
    Scusate se getto così questi pensieri, su questioni appunto non da poco..
    …..ma la domanda, rivolta a voi e a Mauro sopratutto, è questa: “chi” o “cosa” agisce nell’”azione perfetta”?? (ripeto, nell’”azione perfetta”, non nell’azione e basta..)

  21. Giuseppe scrive:

    Ciao a tutti.
    Trovo molto utili e stimolanti le vostre discussioni sull’azione perfetta e tutto il resto. E’ bello che noi, interessati vivamente a questi argomenti, ne possiamo discutere e confrontarci. Altrimenti corriamo il rischio di “fissarci” su conclusioni “imperfette”. Personalmente ritengo che i punti “chiave” riguardo all’azione perfetta siano tre: Uno, inseguire la perfezione per tutta la vita, in ogni cosa che facciamo e pensiamo; Due, il vero bersaglio da “colpire” siamo noi. Nel senso che, allenandoci all’azione perfetta rendiamo sempre più efficace l’azione sinergica dei nostri tre centri; Tre, il continuo sforzo per perfezionarci, le infinite “cadute” e le conseguenti riflessioni su tutti i fattori in gioco, ci fanno maturare coscienzialmente.
    Ho detto la mia.
    Mi raccomando dite la vostra. Questo ci fa enormemente bene.

  22. Roberto R scrive:

    Tempo fa ho letto un’intervista al Dalai lama, che mi ha fatto davvero riflettere, e in un certo senso mi ha spiazzato. Più o meno diceva che, a suo tempo, il tentare una difesa armata contro il governo cinese era una possibilità! Aggiungeva però che la Ruota del Karma ha il suo giusto corso e nulla sta accadendo in modo casuale. Ma come? L’Incarnazione della Non-violenza e della Compassione parla di difesa armata? ha per caso dei dubbi?? Avrebbe forse agito diversamente, se avesse potuto scegliere? E immaginavo allora questa situazione: i monaci che mettono a frutto le loro conoscenze mistiche per difendere il loro sacro territorio…ma così facendo, mi chiedevo, tradirebbero se stessi e tutto ciò in cui credono? Un pò come se Gesù scendesse dalla croce e si vendicasse per benino di tutti i suoi carnefici? Oppure – aggiungevo alla riflessione – forse da Maestro degli insegnamenti avanzati del Tantrismo tibetano qual è, il Dalai Lama sa perfettamente che bene e male sono relativi, e che vita e morte, violenza e compassione sono intrinsecamente collegati nella danza degli opposti?….boh…..non so a cosa si riferisse il Dalai Lama esattamente, e magari ho equivocato io, galoppando con fantasia su delle parole tradotte rapidamente e, magari, in modo non impeccabile. Eppure la sensazione che stesse proprio dicendo quello è stata forte….
    Mi chiedo: L’azione perfetta incarna un ‘Idea (o un Principio) Superiore” , la fa “discendere” cristallizandola nella materia o imprimendola nel cuore e la mente degli uomini come possibilità….oppure l’azione perfetta prevede il continuo mutamento e la capacità di scorrere e modificarsi in una realtà molteplice ? Voglio dire che se fossi un tibetano mi troverei dinanzi ad una scelta, incarnare l’ideale di purezza della non-violenza e compassione, fulcro della mia religione, da un lato, e difendere concretamente nella materia la vita mia e del mio popolo combattendo con onore , strategia e intelligenza al fine della liberazione, dall’altro lato…Probabilmente seguendo la mia coscienza combatterei….ma chi, come il Dalai lama, è in grado di leggere i segni del tempo, forse vede le cose in una prospettiva più ampia e vasta. Cosa è giusto e cosa sbagliato? ci vogliono forse organi nuovi per l’azione….”l’azione perfetta”…

  23. Giuseppe scrive:

    Per Roberto,
    riguardo alle parole del Dalai Lama, alla Compassione e alla Purezza…
    Io credo che conosciamo ancora poco i fini del cosiddetto “Buddhimo”, soprattutto di quello Tibetano. Quindi, basandoci solo sui pochi dati in nostro possesso, pensiamo di aver capito cosa intende un Lama quando parla di Compassione e Purezza. Casomai pensiamo che Compassione sia porgere l’altra guancia ad uno “stronzo” che ci sta prendendo a calci; mentre per Purezza intendiamo non dire parolacce ed avere un modo di fare da “educanda”. Se, invece, ci impegnassimo più a fondo nello studio (non solo teorico, naturalmente) della Vacuità e della Beatitudine, così come sull’azione “perfetta” che, io credo sia fondata sul NON ATTACCAMENTO, allora cominceremmo a rivalutare gli eventi e le scelte di chi sta “qualche passo” avanti a noi.
    A proposito di “azione perfetta”, mi viene in mente un breve testo medievale taoista di Zhong Ho Ji: “Allenare il corpo senza essere oppressi dal corpo, esercitare la mente senza essere usati dalla mente, agire nel mondo senza essere preda del mondo, eseguire i compiti senza essere ostacolati dai compiti, questa è l’azione efficace”.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Mauro. Ciao.

  24. Roberto R scrive:

    Giuseppe…il Dalai Lama è anche un leader politico, le sue uscite pubbliche e le sue parole sono molto ben pesate, per le conseguenze che potrebbero avere sul suo popolo, e perché si adegua al “livello” degli interlocutori…per lo più giornalisti, politici, uomini di cultura occidentali o simpatizzanti /studiosi del Buddhismo…Quello che “realmente” pensa e sente lo possono sapere solo quelli del suo rango iniziatico e a lui vicini (o anche di ..rango superiore..visto che più volte ha parlato di suoi Maestri come “avanti” a lui in certe cose…). Non sono così ingenuo da pesare le parole del Dalai lama con i miei parametri…Però…però… di tanto in tanto lascia trasparire un pò del mistero che ammanta le conoscenze tibetane. Il vajirayana è molto avanzato e va aldià delle conoscenze di vulgata (Compassione come pura Non-violenza), e in un ottica diversa -aldilà del dualismo- persino “uccidere” può essere un atto di Compassione…Quello che mi stupiva però era un’altra cosa: il senso del Tempo che lasciava trasparire dalle sue parole. Non capivo se accettava l’orrore perché conscio dell’impermanenza di tutti i fenomeni – Buddhismo Tibetano compreso! – e quindi sapeva di non poter contrastare un fenomeno cosmico (se non sbaglio c’è una profezia che dice che il Tibet sarebbe scomparso proprio in quest’era…sotto la sua regenza)…oppure non c’era affatto accettazione, ma semplice diplomazia, alla ricerca però di altre forme di azione più sottili per liberare il suo popolo, e contrastare qualcosa che – forse- non è inevitabile.
    Chiaramente non lo saprò mai!… ripeto , il Dalai lama ogni tanto lancia una frase sibillina che fa riflettere, e poi ritorna verso più “comprensibili” affermazioni basate su grande umanità e senso civile. Noi qui parliamo di “azione perfetta e tempo”…(e in vero era legata allo zen, la riflessione, poi si è allargata..), e mi chiedevo quale potesse essere l’idea di azione di qualcuno capace di scrutare nel Tempo, di vedere le Leggi oggettive, di decifrare i segni di ciò che sta per accadere, ma ancora non è…
    Ritornando allo zen e l’azione perfetta, Mauro ha scritto “…Ecco dunque il gesto delle arti marziali che anticipa ogni altro movimento in un millisecondo…”. Mi viene in mente una storia di samurai – ripetuta più volte a livello poplare in storie, racconti, cartoon, manga, film..ma di cui sconosco l’origine- Due spadaccini arrivano nello stesso momento su un ponte, sono alle due estermità e uno dei due deve lasciare il passo all’altro….entrambi mettono mano all’impugnatura delle spada senza sguainarla, e…rimangono immobili….si studiano…si osservano…passano minuti…..passa il tempo, alla fine uno dei due fa un inchino e lascia passare l’altro…Ha “sentito” di essere stato sconfitto “prima” ancora di aver combattuto….Probabilmente alla base di questa storia ci devono essere le vere vicende di gente poco raccomandabile tipo Myamoto Musashi, ma quello che conta è che la possibilità di “percepire” l’impulso al movimento, prima ancora che si manifesti in azione, mi sembra del tutto reale. Una possibilità per una mente focalizzata nel presente e sufficientemente “vuota” da percepire ogni minimo soffio vitale…
    Roberto (Rini o solo R o senza null’altro)
    ciao

  25. darko scrive:

    o forse lo spadaccino “perdente” si eta ‘stufato’ della situazione…

  26. Giuseppe scrive:

    A R.
    Per fortuna noi non siamo quei due spadaccini sul ponte, ma due “viandanti” in cerca della stessa “Verità” :-)

  27. Roberto Rini scrive:

    un ninja probabilmente lo avrebbe fatto passare…per poi aggredirlo alle spalle. Adattamento, furbizia e pura convenienza….”azione efficace”?
    Il samurai ha tentato di imporre la sua volontà alla situazione…e si è scontrato con una volontà maggiore…Essere come l’acqua o come un metallo penetrante? probabilmente l’azione perfetta prevede di essere l’uno o l’altro a seconda dell’esigenza…Essere rigido per un ninja sarebbe un atto di stupidità, l’importante è vivere e vincere nel minor tempo possibile…..essere senza onore per un samurai sarebbe una condizione intollerabile, meglio la morte che non “essere uomo”.
    Durante la guerra del vietnam, è rimasto famoso l’autodafè di un monaco buddhista: in posizione di meditazione fu cosparso di benzina e gli fu dato fuoco, i suoi fratelli monaci stavano dietro in silenzio… stupido suicidio o atto di estrema dignità e integrità morale? un’”azione perfetta” la si valuta nel suo immediato accadere, o nelle conseguenze profonde che lascia nel tempo e nello spazio attorno, come i cerchi che si propagano se lanci un sasso nell’acqua…?
    Com’è che si dice? il battito d’ali di una farfalla a New York crea un Uragano a Tokyo?
    Farsi crocifiggere è un atto suicida, o un estremo sacrificio in nome di una Legge più grande che non teme la morte fisica? …ehm…per inciso…a me sta storia della crocifissione non è che….
    In ogni caso credo che qualsiasi risposta preconfezionata non ci possa aiutare…ma la parola chiave è “coscienza”…ciò che precede l’azione…è lì che occorre indagare..
    ciao

  28. Giuseppe scrive:

    E’ vero R, è proprio li (nella Coscienza) che bisogna indagare. Portando avanti un doppio “lavoro”: cercare la perfezione nel’azione e lasciarsi alle spalle l’azione appena compiuta, familiarizzando con gli “spazi” tra un’azione e l’altra. Per me, noi siamo sia nell’azione che negli spazi (o nello spazio). Ricordi?…la Forma è Vuoto, il Vuoto è Forma…
    Volevo aggiungere una mia riflessione sulle parole del Dalai Lama (che a volte sembrano contraddittorie). Il Tibet è un territorio immenso, ed ha avuto periodi (come nel medio evo) di grande fulgore, anche militare. I conflitti con la Cina sono una storia vecchissima, che ha visto alternannze di vittorie e di sconfitte. Ma sempre, il Tibet, è riuscito a conservare la “sua identità”. Anzi, è riuscito addirittura ad influenzare i costumi dei suoi invasori, come è successo nel Rinascimento con i Mongoli di Kublai Khan. Ottenendo, da quest’ultimo, tutta una serie di privilegi (pur essendo una provincia Mongola).
    Il punto attuale (a mio modesto avviso, naturalmente) è che, invece, la Cina vuole sradicare completamente l’identità Tibetana.
    Il Dalai Lama, il suo Governo e il suo popolo, sono deboli di fronte alla “potenza cinese”. Così come lo erano cinquant’anni fa. Quindi, la lotta armata è improponibile, è un suicidio. Ma, penso io, se il Tibet avesse avuto una potenza militare simile a quella cinese, sicuramente non sarebbe stato con le mani in mano, altro che non violenza. La non violenza (sempre secondo me, naturalmente) è una scelta strategica da attuare quando si ha a che fare con un nemico immensamente più forte di noi…è un po’ come l’alberello elestico che si “piega” ma non si spezza e…appena possibile torna dritto verso il cielo.
    Quindi, uno Il Dalai Lama deve, ogni tanto, fare qualcosa per richiamare l’attenzione del Mondo; e due, non credo che la sua autorità sia assoluta. Vi saranno diverse fazioni che spingono a destra e sinistra. Anche di questo deve tener conto un “capo di Governo” se non vuole vedere sfaldarsi il suo popolo.
    Ciao, alla prossima.

  29. Roberto Rini scrive:

    eh sì…la Coscienza…la mente limpida…ma dove si trova esattamente la coscienza? e la mente?..voglio dire, è localizzabile “nel” corpo..da qualche parte? …o la coscienza è ” tra” le cose? “Hara”…che ci dici Mauro di Hara, il plesso solare…che ruolo ha nello zen e l’azione perfetta? I giapponesi non sembrano far nulla senza hara…
    ciao

  30. Mauro scrive:

    Pazienza, Roberto… Stai mettendo un po’ troppa carne al fuoco, rischiando di confondere un po’ le cose… Ci arriveremo, pian piano…
    Sull’hara (che non è affatto il plesso solare) ci sarebbe da scrivere un trattato, ma parleremo anche di quello…
    Quanto a localizzare la mente e la coscienza… è come se un pesce volesse “localizzare” il mare e l’oceano. Certo, si può, ma non credo certo attraverso un “posizionamento”.

    Comunque affronteremo anche questo, se interessa ad altri (questo blog non ha lo scopo di un dialogo a due o tre… Molti commenti li casso perché tendono al dialogo personale). Inoltre, non mi ritengo un detentore della conoscenza: sono solo uno che ha molto “studiato”, ma soprattutto praticato.
    E proprio la pratica della concentrazione (e se sei fortunato del suo sbocco naturale: la meditazione) è l’unico metodo oggettivo per scoprire verità che non possono essere “raccontate”.
    E’ difficile, e le trappole della personalità (o della mente condizionata, se preferisci) sono moltissime. Soprattutto per questo serve una Guida, ovvero qualcuno che ci è già passato…

    Detto questo… si può “parlare” di tutto. Ben consapevoli, tuttavia, che le parole non sono che un codice riduttivo, peraltro interpretato da tutti in modo diverso per esperienza, cultura e sensibilità.
    Per questo si dice: «Chi sa non parla…».
    (e per questo posso permettermi di parlare ancora. Cercando di non far troppi danni).

    Ciao ;-)

  31. Roberto Rini scrive:

    eh…caro Mauro, ma te lo avevo detto che un pò “provoco”…(qui ci starebbe bene un emoticon strizzante l’occhio..ma non ho capito come si mettono;)…) , però provoco in senso “positivo”…
    E’ in realtà la natura del blog – che fa riferimento sia ai libri che all’esperienza vissuta – a stimolare percorsi molteplici, consapevole però che in un blog il dialogo o le risposte sono intesi non tanto come “rivelazione di segreti” – ehm..non ti volevo investire di un ruolo “sacerdotale” – quanto rapide immagini, accenni, indicazioni o possibilità per intravedere delle direzioni o delle porte, che poi sarà compito di ognuno percorrere o attraversare”culturalmente” tramite letture o, meglio ancora, per esperienza diretta nella pratica. Nello zen peraltro si esalta il silenzio (silenzio) ma una parola al posto giusto apre squarci insperati di comprensione…Da qui la “provocazione”: ti metto tanta carne a fuoco…tanto so che risponderai con un …haiku essenziale (altro emoticon strizzante l’occhio!..) o ignorerai del tutto (stremato dalla mia petulanza…;)) o risponderai solo a ciò che ti va, come è giusto.
    Ti chiedevo di hara proprio per una questione strana: ho notato che l’espressione è molto usata dai giapponesi, anche nel quotidiano, ma alcuni lo localizzano nel ventre (dovrebbe essere tecnicamente il ventre, giusto?), altri inglobano anche il plesso solare, altri ancora dicono che “quando agisci, tutto è hara”…per alcuni è un “punto”, per altri una “zona”….e insomma la cosa mi lascia perplesso…hara sembra essere “il centro”, ma un centro onnicomprensivo di tutto..
    ciao
    ps: spero di non averti instillato il dubbio che le tue risposte possano fare danni!..(come diavolo si mettono gli emoticons?)…
    pps: ah..non preoccuparti di questa ennesima domanda su hara…si autodistruggerà tra 20 secondi…

  32. Roberto Rini scrive:

    in quale tempo si colloca l’azione perfetta?…io sono ossessionato dal tempo… e dal ritmo… e dal sentire il tempo giusto… a volte ho l’impressione di beccare la giusta corrente, altre volte ho l’impresione di essere un salmone che cerca di risalire la corrente…
    mi chiedo se esista un tempo oggettivo… o se il tempo sia una freccia lanciata inesorabile in una direzione sola ..
    si può “ingannare il tempo”?…fino a ripeterlo e cambiare il suo corso (sempre che esista qualcosa del genere)…?
    la fisica contemporanea gira attorno alla questione del tempo, senza trovare in realtà molti punti di riferimento… pare che passato -presente-futuro esistano-non esistano, contemporaneamente e non in successione… mi chiedo in sto casino cosa sia l’azione perfetta e il tempo…
    insomma la mia ideale “azione perfetta nel tempo” sarebbe quella che farei se tornassi indietro nel tempo e non ripetessi gli errori commessi…

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  1. Zanshin: lo spirito del gesto | Leggere tra le righe

    [...] paio di mesi fa, nell’articolo “L’azione perfetta e il tempo” ho scritto: «Quello che noi chiamiamo “mente” è un serbatoio che contiene indistintamente [...]

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