Piramidi e piramidologia – 10. Il numero uno
giovedì 19 febbraio 2009
Il numero: la chiave del principio, della funzione e del processo
Dopo qualche digressione sullo Zen, vorrei tornare al “nostro” pitagorismo. E in particolare riprendere la tesi che ciò che oggi chiamiamo pitagorismo e misticismo del numero appartiene, in origine, all’Egitto (quasi certamente a una tradizione ancora più antica) e corrisponde alla filosofia sottesa a tutte le arti e scienze egizie.
Abbiamo già parlato degli studi di Schwaller de Lubicz… Beh, sono stati proprio questi lavori (accostati alle ricerche autonome e complementari di pochi altri pensatori contemporanei) che hanno reso possibile la rielaborazione della teoria pitagorica in un modo accettabile per il nostro pensiero.
Ora, se applichiamo questa teoria riveduta agli strani e affascinanti miti egiziani, appare subito evidente che essi si fondano sulla comprensione del numero e del rapporto interattivo tra i numeri, e non sull’animismo, sulle superstizioni tribali, sulle ostilità fra sacerdoti, o sulla materia grezza dei sogni e della storia!
UNOUno, l’unità o l’Assoluto, ha creato la pluralità da se stesso. L’Uno è diventato Due.
Questa, per de Lubicz, è la Scissione (o separazione, divisione) Primordiale. Si tratta di qualcosa di insondabile e incomprensibile per le facoltà umane, sebbene il linguaggio ci permetta di esprimere ciò che non comprendiamo.
La creazione dell’universo resta inspiegabile, ma in Egitto si riteneva che fosse l’unico mistero insondabile: dalla Scissione Primordiale (cioè dalla divisione dell’Uno in Due), in linea di principio, tutto è comprensibile. Se si obietta che una filosofia basata su un segreto è insoddisfacente, occorre ricordare che la scienza moderna non solo pullula di misteri ma anche di astrazioni del tutto avulse dall’esperienza reale: lo zero è una negazione; l’infinito è un’astrazione; e la radice quadrata di ‑1 è sia una negazione sia un’astrazione. In Egitto, si evitava con cura qualunque concetto astratto.
Tum, la causa trascendente, pensò a sé e creò Atum da Nun, le acque primeve.
In altri termini, l’Unità, l’Assoluto, o energia non polarizzata, crea l’energia polarizzata prendendo consapevolezza di sé. L’Uno diventa contemporaneamente Due e Tre.
Il Due, inteso in sé, ha natura discordante; esso rappresenta il principio della pluralità e, lasciato senza freni, l’anelito al caos. Il Due è la Caduta.
Ma il Due viene ricondotto all’Unità, e incluso in essa, grazie alla simultanea creazione del Tre, che rappresenta il principio di riconciliazione e dell’interrelazione. (Questo tre‑in‑uno equivale naturalmente alla trinità cristiana, la medesima trinità che compare in innumerevoli mitologie di tutto il mondo).
I numeri non sono astrazioni, ma neanche entità in sé. Sono nomi applicati alle funzioni e ai principi con cui fu creato e si conserva l’universo. Tali funzioni e principi possono essere compresi grazie allo studio dei numeri, e forse solo in questo modo.
Di solito, li diamo per scontati: non ci rendiamo neppure conto che i numeri stanno alla base della nostra esperienza. Noi possiamo solamente calcolare i risultati, i quali ci danno informazioni quantitative ma non favoriscono la comprensione.
La nostra esperienza del mondo passa per termini come nascita, crescita, fecondazione, maturazione, senescenza, morte, rinnovamento, e ciò in relazione a tempo, spazio, distanza, direzione e velocità. Tuttavia, la scienza contemporanea è in grado di spiegare solo parzialmente questi processi, e in modo superficiale e quantitativo; essa si rifiuta di ammettere tale inadeguatezza, oppure applica etichette magniloquenti, ma insignificanti, ai molteplici misteri.
Fateci caso, ascoltando il linguaggio della scienza… «Pressione selettiva», «valore di sopravvivenza», «interazione fra ambiente e genetica»: analizzate tali termini e vi accorgerete che vi sono sottesi tutti i misteri di fecondazione, nascita, crescita, maturazione, senescenza, morte e rinnovamento. Quei misteri che il metodo scientifico non riesce a giustificare.
Invece, il misticismo numerico pitagorico, leggermente riformulato, favorisce la comprensione intuitiva della loro natura. Il pensiero basato sul pitagorismo viene definito da Schwaller “l’unica vera filosofia”.
Non si tratta di arroganza ma del riconoscimento che con questa filosofia possiamo cominciare a capire il mondo mentre lo sperimentiamo.
10. continua
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giovedì 19 febbraio 2009 alle 06:15
Ciao Mauro, grazie ancora per i tuoi articoli sembre belli ad intereressanti. Permettimi una piccola critica su un passaggio da quest’ultimo qualdo parli dello zero come negazione, dell’infiito come astrazione ecc. Personalmente da scienziato non capisco queste affermazioni, o meglio capisco il senso che vuoi dare al discorso nel suo complesso, ma per farlo utilizzi dell affermazioni inesatte. E’ vero che lo zero, l’infinito e la radice quadrata di -1 sono rispetto all’esperienza pratica, o meglio rispetto alla percezione ordinaria, concetti astratti. Ma proprio la matematica, figlia moderna della numerologia, è in grado di definire questi concetti in maniera rigora e da essi svilupparre nuove tecninche di descrizione della realtà che hanno portato ad una maggiore comprensione anche pratica di essa. Giusto un esempio, la radice quadrata di -1 che non è possinbile definire all’interno dell’insieme dei cosidetti numeri reali (quelli appunto dell’osperienza ordinaria) crea l’esigenza in matematica di espandere l’insieme numerico ai cosidetti numeri complessi. Su tale insieme numerico si basa tutta la struttura che permette di formulare la meccanica quantistica che ha aumentato in epoca moderna la nostra comprensione della realtà. Personalmente come ricercatore scientifico interessato agli argomenti di cui scrivi, credo che sia possibile una sisntesi, invece di una contrapposizione, tra la comprensione intuitiva a cui fai riferimento nela fine del tuo pezzo. Ti ringrazio e ti saluto con un abbraccio. Ilia
giovedì 19 febbraio 2009 alle 06:26
Errata corrige:
Nell’ultima frase ho dimenticarto un pezzo: … credo sia possibile una sintesi, invece di una conttrapposizione, tra la comprensione analitica, tipica della scienza, e quella intuitiva a cui fai riferimento alla fine del tuo pezzo.
riga 3 “quando” al posto di “qualdo”
riga 6 “delle affermazioni” al posto di ” dell affermazioni”
riga 11 “rigorosa” al posto di “rigora”
riga 14 “possibile” al posto di “possinbile”
riga 15 “esperienza” alò posto di “osperienza”
lunedì 23 febbraio 2009 alle 03:22
Ciao Ilia, dai un occhiata a questo testo, e’ divertente:
http://www.facebook.com/photo.php?pid=30086234&id=1148301281
Ieri mattina, mentre sorseggiavo la piu’ squisita spemuta d’arance di quest’inverno, in tv parlavano di genetica e dei famosi topini geneticamente modificati che messi a vivere nello stesso luogo, stesso cibo, stesse abitudini ecc. ecc. risultavono molto diversi tra loro e pure con diversa lunghezza di vita. Questo secondo la scienza non dovrebbe essere possibile, nessuno e’ ancora riuscito a spiegare come mai alcuni topini muoiano molto prima di altri pur avendo lo stesso codice genetico, stesso cibo, stesse abitudini.
Tutto cio’ e’ davvero interessante: ogni volta che esiste un mistero, questo mi fa partire per mari di immaginazioni, intuizioni, supposizioni.
Lo stesso accade tutte le volte che leggo qualcosa riguardo agli egizi.
Sinceramente non sono mai stato un grande matematico, diciamo che e’ un po il mio tallone d’Achille, ma quando si cerca di capire questi misteri un mondo affascinante si apre davanti a me.
Al contrario, ogni volta che la scienza cerca di fissare un punto, una teoria, tutto velocemente si inpoverisce. Non voglio dire che la scienza sia un male, anzi, penso proprio di avere bisogno di qualche certezza in piu’ ma quando si usa l’intuito e si cavalca il fascino del mistero, la mente viaggia su altre dimensioni e la vita stessa diventa piu’ interessante. Forse quello che chiamiamo Dio non riusciamo mai a trovarlo semplicemente perche’ e’ costituito da questa materia: “il Mistero”, quel qualcosa che sfugge e che ci stimola a ricercare continuamente.
lunedì 23 febbraio 2009 alle 19:43
Caio Marco, grazie per il link, simpatico. La stessa cose succede per la vista per esempio. Se abbiamo un buco nella retina, che non sia tale da compromettere il funzionamento dell’intero occhio, il cercello ricostruisce l’immagine che vediamo dai dati che ha a disposizione, ricostruendo l’immagine completa come farebbe un computer, e quindi non vediamo “con il buco”.
Devo dire di non essere totalmente con quello che scrivi. Chi conosce il linguaggio della matematica, spesso quando la scienza fissa un punto, per usare le tue parole, prova un emozione perche il lingiaggio matematico, nella sua oggettività gli apre altre porte per ulteriori scoperte e comprensioni. Diverso è l’atteggiamento di chiusura di una buona parte dell’ambiente scientifico che con il suo scetticismo aprioristico esclude a priori. Attento però, calcare troppo la mano sull’intuito, sulla mente che viaggia su altre dimensioni… è qiell’atteggiamento secondo me un po’ troppo emotivo che non porta ad una vera comprensione e, all’esterno, produce l’effetto di alimentare e giustificare lo scetticismo ed il pregiudizio. Altrimenti perché le tradizioni antiche, specialmente quelle più profonde, avrebbero dato tanta importanza allo studio della matematica? E poi credimi, per esperienza, la matematica e la scienza in genere sono pieni di momenti di intuito, di mistero, al quale successivamente si affianca la logica e la razionalità per approfondire, verificare, correggere e sistematizzare ciò che si è compreso in una forma comunicabile all’esterno, il più possibile scevra dall’interpretazione soggettiva. Un saluto.
lunedì 23 febbraio 2009 alle 21:52
Proprio stasera, casualmente, incappo in questo passo del Tempio dell’uomo di Lubicz. Il tutto maiuscolo è nell’originale:
BISOGNEREBBE SCRIVERE IN LETTERE DI FUOCO: NOI NON CONOSCIAMO SCIENTIFICAMENTE CHE L’ENERGIA CINETICA, MENTRE L’ENERGIA VITALE E’ ALLA BASE E NON ALLA FINE DELLE COSE. NON E’ LA STESSA ENERGIA. LA’ RISIEDE LA CHIAVE.
martedì 24 febbraio 2009 alle 22:55
Ilia, sono pienamente d’accordo con quello che scrivi, infatti questo aspetto della mia personalita’ non mi piace e vorrei provare a cambiarlo, sono il primo a dire che il mondo emotivo e intuitivo pur essendo intrigante nasconda un mare di insidie per chi vuole davvero comprendere come girano le rotelle di questo universo.
Quindi sappi che non volevo in alcun modo parlare male ne’ della scienza ( e gli scienziati) ne’ della matematica (e dei matematici) a dire il vero non vorrei mai parlare male di niente e di nessuno, lo so, forse sono eccessivo ma fa parte della mia personalita’.
Francesco, bellissima quella frase!
mercoledì 4 marzo 2009 alle 12:51
Ciao Ilia,
penso che se gli scienzati guardasserò di più al passato di antiche scienze avrebbero una comprensione molto più profonda nel loro campo di studio.
Ti porto come esempio solo il famosissimo tao della fisica di Capra.
Chi ha studiato la matematica dell’iching ad esempio è riuscito ad applicarlo a molti campi della scienza (guarda ad esempio le relazioni tra dna e iching)
giovedì 5 marzo 2009 alle 16:32
Ciao Sasuke, sono perfettamente daccordo con quello che dici, e personalmente cerco di farlo nel mio piccolo. Anzi personalmente credo pèroprio che la soluzione di qlcuni problemi fondamentali della scienza moderna (la natura della meteria e dell’energia oscura, una corretta formulazione della gravità quantistica e della teoria delle stringhe per fare 2 esempi) posano trovare soluzione nella comprensione di alcuni segreti contenuti all’interno delle scienze antiche. La cosa però è molto meno facile di qualto certi libri di divulgazione scientifica a volte vogliono far sembrare. Io personalmente mi batto contro il presuntuoso scetticismo a priori della scienza ma anche contro le facili intuizioni emotive che cercano di spiegare tutto senza però riuscirci.
lunedì 7 giugno 2010 alle 22:47
Scienziati? Cosa avete scoperto?Forse si parla di studio…quindi studiosi!! Ricerca..ricercatori!! Ma !!!
Questa modestia..dove porta se è terribilmente falsa ed egocentrica: NARCISI.