Le onde del nostro intimo mare
mercoledì 17 febbraio 2010
Il mestiere dei libri, Leggere la vita, Libri, Percorsi, Testi d'autore
Ufficialmente è riconosciuto: non si può solo lavorare e tener botta a bollette e “offerte promozionali”, ma abbiamo anche bisogno di svago e relax. Ci è concesso ogni sera (per chi lavora di giorno), ogni fine settimana, e qualche manciata di giorni all’anno, feste incluse.
Si tratta sempre di economia, sia chiaro, perché le attività che si sostengono su questo “diritto” sono molteplici, e da un po’ di tempo sono anche quelle trainanti, rispetto alla tradizionale industria produttiva. Si vendono infatti più telefonini (e tariffe “fantastiche”), videogames, viaggi, “eventi” televisivi e chi più ne ha più ne metta, che non cibo o beni primari.
Niente di male: il mercato è strutturato sui bisogni. E probabilmente abbiamo davvero bisogno di evadere da una vita che non ci piace molto.
Ma, quando ci è concesso, sappiamo davvero “staccare”? Siamo cioè in grado di goderci le ferie, assaporare la sera, vivere il giorno di festa? Alzi la mano chi non ha conosciuto il vuoto di certe domeniche, la noia davanti alla Tv, le vacanze vissute come un tour de force del tutto uguale alle giornate “normali” o – al contrario – come inerzia totale, altrettanto frustrante e vuota…
Occorrerebbe indagare certi meandri della mente, il mondo mentale ed emotivo dell’individuo, il senso della passione… Oppure osservare i meccanismi di questa nostra società, in cui esistere corrisponde essenzialmente a identificarsi in qualcosa, sia esso una tribù modaiola, come anche un pubblico che applaude a comando alle stesse facce o al solito centravanti che tira calci a una palla.
Si può andare a fondo in questa analisi, e scomodare la storia, la psicologia, la sociologia e persino …la religione. Si può parlare del senso dell’esistenza, del contatto con noi stessi, della vita di relazione. Si può dar la colpa a tante cose che non ci piacciono di noi e del mondo che viviamo, ma, alla fine, rimane l’evidenza che, anche quando riusciamo a goderci qualche momento, resta in noi un fondo di amaro, che non riusciamo mai a digerire.
Per il momento, però, non vorrei andare tanto in là. Si tratta di un nodo esistenziale per affrontare il quale occorre davvero tanto lavoro… Ma cominciamo dall’inizio e, poco per volta, arriveremo ai “grandi temi”.
Guardiamo in grande: il nostro universo risponde a leggi cosmiche alle quali – volenti o nolenti – siamo soggetti. Non possiamo esimerci dal nascere e dal morire e, per vivere, dobbiamo – nell’ordine – respirare, bere, mangiare e dormire. Il tutto all’interno di un sostanziale dualismo, in cui siamo uomini o donne che alternano inverni ad estati, giorni attivi a notti di riposo, inspiri ad espiri.
Tutto, in natura, “funziona” così. Anzi, lo percepiamo proprio perché è così: conosciamo il caldo perché abbiamo provato il freddo, mangiamo con piacere quando abbiamo fame, dormiamo bene quando siamo davvero stremati. All’onda che si abbatte sulla spiaggia, segue il riflusso, in un ritmo armonico che risolve ogni fenomeno in due momenti che si alternano. Così è da sempre, così sarà ancora per molto.
Ma noi, in quello scorcio di possibilità che ci è dato di scegliere, siamo in grado di assecondare questo ritmo? Siamo capaci di “accordarci” all’armonia di fondo? Siamo, insomma, padroni dei nostri momenti di azione e riposo?
Sembrerebbe di no. Siamo costantemente all’erta, in una tensione continua che ci impedisce di interrompere la nostra attività psico-fisica. Anche quando siamo mollemente adagiati su un divano, l’attività emotiva e mentale è frenetica, devastante, e conduce al sovraccarico del sistema.
Possiamo paragonare l’individuo moderno a un appartamento, in cui tutte le luci delle stanze sono costantemente accese: chi potrebbe permettersi un’economia di questo genere? Se siamo in salotto, dobbiamo spegnere in cucina, in camera da letto, in ripostiglio, in garage… E magari anche le luci del salotto potrebbero essere soffuse, invece che sparate a 400 watt! Tanto più che l’”appartamento umano” ha più le dimensioni di un castello, che non di un monolocale…
È questo il tema del libro che propongo (Rilassamento: lo stato naturale). Un manuale pratico che insegna innanzitutto a prendere coscienza dello stato di continua tensione, senza mai un vero momento di “rilascio”, e successivamente fornisce tecniche, strumenti e conoscenze per poter approfittare di ogni momento di relax con profitto. Da quando siamo alla guida, a quando chiacchieriamo con un amico; durante l’attività e il riposo; nel pieno del giorno e nella dolcezza della notte.
Tecniche Yoga, pratiche di consapevolezza, strumenti di osservazione di sé: un potente aiuto per “accordarci” al flusso e riflusso delle onde del nostro mare personale. Per essere liberi di agire con tutta la nostra energia e di rilassarci nella nostra ricca intimità.
Lo ripeto per chi ci legge per la prima volta: per i motivi che ho ampiamente spiegato in noiosissimi articoli precedenti, lo stampo solo se almeno in 100 lo acquisterete. Il sondaggio è qui sotto. Siamo a una ventina di copie, per ora… Forza, possiamo dar vita a questo libro solo se lo desideriamo… Date voce al web, coinvolgete i vostri contatti, consigliate gli amici, diffondete almeno l’idea che vogliamo combattere il mercato dei best seller del marketing. Un libro deve essere un amico: conosciamolo, prima…
Tornerò sul rilassamento a breve, perché non propongo nulla a scatola chiusa. Basta col mercato che pretende di imporre i bisogni. Se vi serve, ve lo offro volentieri. Sennò mi rilasso da solo…
SONDAGGIO
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Tags: armonia, libro, rilassamento, sondaggio, stress









domenica 28 febbraio 2010 alle 20:30
Posso votare due volte?
lunedì 1 marzo 2010 alle 02:01
Certo, ma ti tocca poi comprare due libri, sennò mi sballi i conti…