Il viaggio verso la verità dell’esistenza
lunedì 12 aprile 2010
Il mestiere dei libri, Leggere la vita, Libri, Viaggi dell'anima
Molti mi hanno scritto con toni preoccupati a proposito del post sulla lenta agonia dei libri. Posso capire, e forse dalle mie parole trapelava una certa amarezza. Ma non sono affatto pessimista, anzi! Rilevavo semplicemente una realtà contingente.
Per fortuna questo nostro mondo in evoluzione è soggetto al divenire e la parola d’ordine è cambiamento. Certo, non vivremo più i modelli di qualche decennio fa (così come non nasceranno più fenomeni come Bob Dylan e i Beatles). Tutto questo è morto da tempo e il problema è proprio nel fatto che cerchiamo di ricalcare ciò che è già stato, senza accorgerci che un nuovo mondo è già al lavoro.
La lettura non finirà. Certo che no. Muterà soltanto, secondo parametri che è comunque difficile immaginare.
Posso azzardare: la rete – con gli e-books e la straordinaria ridondanza di informazioni – produrrà certamente una facilità di accesso mai vista prima. Ma inevitabilmente (e già succede) la qualità si perderà nel mare magnum della frenesia comunicativa. Lo sappiamo: già oggi sono più quelli che scrivono di quelli che leggono e il fenomeno si accentuerà sempre di più.
I filtri che la buona editoria ha esercitato (e c’è gente competente e appassionata che ha dedicato una vita al compito di scegliere i testi da pubblicare) verranno meno, e non ci sarà più modo di distinguere tra i testi che fanno bene al cuore, che aiutano a crescere senza imporsi, che scavano in profondità e quelli che invece affermano un ego – più o meno evidente – o seguono trend di mercato e mode culturali (è un modo di dire: la cultura è ben altro).
Ebbene, in questa confusione, si verificherà un fenomeno strano. Qualcosa che, come ho già accennato, riporta a qualche secolo fa, quando la ricerca di un certo libro poteva costituire l’impresa di una vita. Allora avveniva per l’estrema rarità dei testi e per la difficoltà a scriverli e pubblicarli (solo autori con una marcia in più potevano riuscirci), nel futuro, paradossalmente, sarà per l’eccessiva proliferazione di testi.
Insomma, prima per trovare uno smeraldo bisognava scavare l’intera Amazzonia, presto per una pietra preziosa bisognerà scartare migliaia di imitazioni artificiali. Ma lo smeraldo resta lo smeraldo.
L’uomo è sempre lo stesso. Costretto nella sua sofferenza e nella mancanza di risposte ai temi “scottanti” della vita. Nel medioevo ci si rimarcava ad ogni piè sospinto «Ricordati che devi morire!», oggi si fa un po’ più di chiasso proprio per dimenticarsi che si deve morire. Ma si muore lo stesso. E sempre più soli e senza risposte su una vita effimera che nessuno sa spiegarci.
Per questo i libri torneranno. E sarà di nuovo splendore. La rete sarà il palcoscenico, lo strumento del passa-parola che sostituisce la piazza e le cene con gli amici, ma poi ricominceranno a circolare le edizioni eleganti, la stampa raffinata, i volumi preziosi da riprendere e rileggere nelle notti insonni. Saranno di nuovo rarità, roba per palati fini. Addirittura – azzardo – non passeranno più per le librerie (a meno che queste non rinuncino ad essere i supermercati che stanno diventando) e saranno ordinati direttamente, scambiati come regali preziosi, magari in edizioni numerate a tiratura limitata.
Perché i libri condensano l’essenza dell’essere umano. Ciò che siamo – e potremmo essere – è anche costituito dalle osservazioni, dalla sensibilità, dall’esperienza degli esseri che ci hanno preceduto. Tra di essi, qualcuno ha lasciato per iscritto un segno della propria vita, un piccolo sasso sul sentiero che ognuno di noi percorre verso se stesso.
Non sono che tracce di vernice sulla pietra, rametti spezzati, talvolta grandi alberi che ombreggiano il cammino. Altre volte aperture di spazi sulla valle di sotto, inondata dal sole.
A questo serve la scrittura: una traccia di esperienza per rispecchiarsi, riflettendo o ridendo delle proprie tribolazioni.
Passi nella neve, scie di navigli che hanno percorso la stessa rotta, steccati in un prato che delimitano lo spazio della corsa. Che indicano, accolgono, o semplicemente aspettano che qualcuno si unisca a raccontare un’altra storia.
E noi che cerchiamo noi stessi, in queste storie ci troviamo, finalmente in condizione di condividere il viaggio meraviglioso, uguale per tutti, verso la verità dell’esistenza.
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lunedì 12 aprile 2010 alle 07:45
Deduco che devi aver avuto un buon fine settimana…