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L’inverosimile consistenza del buio

È appurato che viviamo in un mondo fenomenico, e che nei fenomeni che possiamo osservare appare lampante un principio di dualità.

Sperimentiamo il freddo perchè, allo stesso modo, siamo in grado di provare caldo. E così avviene per il giorno e la notte, il flusso e il riflusso delle maree, la veglia e il riposo, la sistole e la diastole del nostro cuore, l’inspiro e l’espiro…

Saremmo tentati di accomunare a queste coppie di opposti anche la luce e il buio, considerando l’una all’alternarsi dell’altro.

Tuttavia, se per tutte le altre alternanze si può osservare una consistenza “in sé” del fenomeno (quando il cuore si contrae procede in una direzione precisa, e lo stesso avviene per il moto contrario, quando si rilascia), così non è nel caso della luce e del buio.

La luce ha certamente una consistenza: se ne può identificare un’origine e la si può misurare. Il buio no. Si può arrivare a misurare la luce = zero. E questa misura viene chiamata buio.

Semplicemente, possiamo dunque affermare che il buio è assenza di luce.

Sperimentalmente, infatti, mentre per “fare luce” basta accendere un fiammifero, non si può in alcun modo “produrre” il buio. Per ottenerlo bisogna necessariamente “blindare” la luce, ovvero impedire che ogni sorgente luminosa – anche minima – interferisca. E ciò descrive esattamente quanto il buio sia assenza di luce.

Occorre molta più energia per “fermare” la luce di quanta ne occorra per produrla. Di giorno, dovremo probabilmente isolare uno spazio per mezzo di pareti sigillate con cura, ma anche di notte non si può dire che sia del tutto semplice ottenere l’oscurità assoluta…

Tutto ciò ci induce a pensare che la luce sia una realtà oggettiva, mentre il buio rappresenta semplicemente la negazione di quella realtà.

In sé e per sé il buio dunque non esiste. È un’illusione generata dalla semplice assenza di ciò che invece esiste realmente: la luce.

***

Anche quella sensazione, amici miei, che proviamo spesso di “procedere al buio” è dunque anch’essa un’illusione, prodotta dall’assenza di qualcosa. Un’assenza di conoscenza, di comprensione… L’impossibilità di riconoscere che, semplicemente, non stiamo “vedendo” qualcosa. Che in qualche modo – autoindotto o dovuto alle circostanze – ci viene sottratta la luce. Che ci troviamo insomma in un bunker di solide mura da cui non filtra alcun raggio di sole.

Oltre quelle pareti, però, il sole risplende sovrano e basterebbe aprire uno spiraglio per sconfiggere in un sol colpo ogni illusione di buio.

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darkmatter

Fatemi un favore: ogni volta che non ce la fate più, che vi sembra venir meno in voi ogni speranza, che la vita diventa un fardello insopportabile… accendete un fiammifero. Per ricordare. Per dimostrare a voi stessi che per cambiare la situazione basta un gesto, basta “far luce”.

Si tratta di un gesto simbolico, naturalmente, che non cambia di per sé le cose. Ma se lo faremo in molti, ogni volta, questo mondo che appare così buio si trasformerà in un cielo punteggiato di stelle.

Luci che annunciano l’alba che verrà.

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7 Commenti per questo articolo

  1. simona scrive:

    E il momento più buio della notte è proprio quello prima dell’alba…

  2. Fede scrive:

    Sei proprio sicuro che il buio non esiste?!

  3. Fede scrive:

    Caro Mauro
    Ti capisco.
    Luce, da Queste Parti (…) è ‘Res Magni Momento’ ‘Cosa di Prima Importanza’ giustamente, aggiungerei.
    Luce è Tutto da Queste meraviglioe Parti…
    Tutto si Ciba di luce e, a volte, di Luce…
    Tutto Questo è Perfetto
    Ma su ciò che riguarda il buio, la mia visione è diversa dalla tua.
    Se quando in un anfratto, una caverna che è sempre stata immersa nel buio, tu accendi una torcia e improvvisamente la grotta diventa visibile…ma se tu spegni la torcia allora tutto come prima…ma permettimi di farti una domanda retorica: se è vero, come tu affermi, che la luce è oggettiva, allora perkè si esaurisce con velocità immediata quando spegni la torcia?? Dove finisce?? Si propaga nel buio…hai presente quelle piccole stelline luminose che ogni tanto al buio si possono vedere?! Quelle sono atomi di luce che si dilettano con quelle del buio, a viaggiare danzando tra loro….
    Se il buio non esiste, allora cos’è che inghiotte la luce?! Cosa ci permette di vedere la luce di una stella magari morta milioni di anni fa?!
    In effetti il buio è direttamente connesso ad un Arketipo originario oggettivo di Cui non mi sento di

  4. Fede scrive:

    …parlare adesso.

  5. Mauro scrive:

    Certo Fede.
    ma quella montagna che sta intorno alla grotta è pur sempre un agglomerato di materia densa, e in una quantità considerevole per poter impedire l’ingresso a un unico – come si dice? – fotone… Decisamente una quantità di energia sproporzionata…
    Quanto al buio dello spazio… Beh, hai ragione, è un discorso complesso. Ma mi sento di dover tener conto che quello che percepiamo come buio in una dimensione materiale (la più densa) forse in realtà più rarefatte non è tale…
    Ma non faccio che delle ipotesi… naturalmente! :-)
    Ciao

  6. Fede scrive:

    Ciao (-:

  7. Roberto Giuliano scrive:

    Discorso interessante.
    La luce esiste perchè c’è una fonte e sparisce solo quando la fonte non c’è più oppure quando è spenta e l’illuminazione rimane a livello potenziale.
    Dove va a finire la luce, quando si spegne la fonte? Beh, a mio modo di vedere la domanda, per quanto logica, è futile. Se sei la fonte, illumini senza scopo, e non ti curi della ” perdita “, perchè il tuo potenziale illuminante rimane intatto, sempre che un potenziale sussista.
    Comunque il fotone è molto probabile, anzi direi certo,che esaurito il suo compito ritorni alla fonte, l’Unica Fonte e il suo sparire non è immediato ma ad una velocità che a noi ” appare ” istantanea mentre semplicemente decade secondo il suo tempo, che non è il nostro.
    Peraltro, non esistendo il Buio Assoluto ( la vita, per esempio, c’è anche nelle profondità degli abissi marini dove la luce solare non arriva DIRETTAMENTE ), c’è da chiedersi semmai se non esistono forse DUE tipi di Luce.
    Quella Manifesta che si esprime attraverso il fotone e la cui funzione è quella di attivare la vita altrimenti LATENTE e innescarne il processo evolutivo e di creazione delle forme.
    E quella Immanifesta, non-visibile a nostri sensi, ma ugualmente reale e viva.
    La Fisica Quantistica ha provato a mettere il naso oltre il limite dello Spazio-Tempo-Luce Visibile e , naturalmente, si è persa nell’oceano delle possibilità indefinite e dei principi che le governano.
    In fondo, ovunque, se ci si spinge agli estremi limiti, si sfocia nella metafisica non-duale.

    Mantenendo la metafora, come si dice, mi sono chiesto spesso perchè noi esseri umani vogliamo sempre accendere la luce quando siamo al buio e non accettiamo mai di restare in quello che è LO STESSO LUOGO ma senza il senso della vista. Magari approfittando di altri sensi.
    Non ditemi che è per paura, perchè è una risposta fin troppo ovvia.
    A volte mi viene da pensare che se è presente una ” ossessione ” ad accendere la luce potrebbe anche voler dire che non vogliamo fino in fondo il Reale e quindi non lo amiamo davvero per quello che è.
    In ogni caso, per sperimentare la totalità del Divino, potrebbe essere utile non voler cambiare necessariamente sempre le situazioni. per paura o che altro ( per quanto nobile possa essere la nostra intenzione – e ai nostri occhi lo è sempre! ).
    Forse sono già perfette così come sono, almeno in quel ” luogo ” dove tutto ha il medesimo valore, perchè origina dalla medesima Fonte.

    Naturalmente, questo è un altro angolo da cui guardare l’intera questione e non intende certo spingere all’immobilità e alla inazione. O peggio ancora a sopportare o a non cercare la luce quando il buio interiore si fa pesante e soffocante.
    Però siccome per esperienza posso dire che quasi sempre non è il buio a far male ma la nostra percezione illusoria del buio ( cioè ancora una volta la mente che fa da filtro alla fonte della coscienza ), mi permetto di proporre questa domanda:
    CHI è, o COSA in noi, vuole cambiare?

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