Autori

Luciano Verdone

Verdone

Come un dado gettato da una mano senza volto, sono rotolato su un quadrante della carta geografica. Non importa quale, non importa quando. L’uomo è un universo. Un cerchio che contiene tutti gli altri e tutto il resto.

Una cosa conta. Che ho varcato la soglia del mondo. Sono caduto, o meglio, sono accaduto. Mi sono trovato racchiuso dentro le pareti di un corpo. Dentro la cifra di un nome e di un cognome. Corpo e nome. I due primi avamposti della mia identità.

Ma tutto ciò che mi contiene è sospeso in un mistero senza confini. Sono avvenuto. La coscienza si è accesa e non si è più spenta. Mi pare di esistere da sempre, ma so che non è vero e che non sarà per sempre.

Avverto però, con sicurezza, né so bene perché, che la mia strada va oltre la barriera che chiude l’orizzonte degli uomini. So che la passerò, come muro di nebbia, e da vivente che sono, diventerò vivo, sempre più, sempre meglio. Ci sarà da divertirsi a scoprire altri mondi ed altri modi. Sono certo che c’incontreremo, che vi conoscerò…

Sono sposato ed ho due figlie. Oltre alla grande famiglia di quanti ho incrociato in questa manciata di decadi.

Mi occupo di filosofia, sociologia, psicologia e di altro. Le ho apprese sui libri ma soprattutto nel dialogo didattico. Mi piace la musica metafisica perché conduce altrove.

Leggo poco ma intensamente. Per il resto, viaggio con la mente e non sono mai sazio di sondare l’enigma che ci circonda.

Se devo esprimere una metafora sulla vita, a volte mi sembra una vetta da conquistare ma, più spesso, un pozzo da esplorare. Ho l”impressione che il succedersi dei giorni non sia casuale ma dato per uno scopo. Conoscere e conoscerci. Nel tentativo di capirci qualcosa.

Qualche volta, avverto un senso di saturazione. Come se dovessi voltare pagina.