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Franco-Nembrini-DantePer imparare servono due cose: un grande desiderio e un buon maestro…». Una frase che mi colpì come una fucilata, perché fotografava esattamente quello che è la mia esperienza.
La voce che l’aveva pronunciata proveniva da una televisione accesa, in sottofondo, che qualcun altro stava seguendo.
Per difficoltà di visione, frequento poco il piccolo schermo (e, tutto sommato, sono convinto di non perdere granché), ma in quell’occasione smisi di fare altro e ascoltai il resto. Si trattava di un’intervista all’autore di un libro – Dante, poeta del desiderio – di cui avevo sentito parlare ma che non avevo avuto l’opportunità di leggere.
Più ancora del testo, però, fu la storia dell’autore – Franco Nembrini – a intrigarmi.
Proveniente da un paesino della bergamasca, a soli 11 anni Nebrini dovette andare a lavorare “in città” per aiutare la famiglia (dieci figli, con un padre affetto da sclerosi multipla). Il bimbetto era dunque in esilio, proprio come Dante. «Lavoravo come garzone in una rosticceria», racconta lui. «I padroni mi davano da mangiare e da dormire. Una sera stavo per andare a letto, stanco morto: ebbi l’ordine di scaricare un furgone appena arrivato. Mi ritrovai a portare giù in cantina, da solo, casse e casse di acqua minerale e di vino. All’improvviso mi ricordai di una terzina della Divina Commedia. (Sì, lo so che oggi sembra strano a dirsi, ma giuro che vi fu un tempo, in Italia, nel quale alla scuola media si studiava e s’imparava). Gustave Doré litografia 1Mi risuonarono nella testa le parole del XVII canto del Paradiso, quando si preannuncia a Dante che da Firenze sarebbe andato in esilio a Verona: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”. [Tu proverai quanto ha sapore amaro il pane mangiato alla mensa di altri e quanto è umiliante cammino lo scendere e il salire per le scale altrui]. Scoppiai a piangere di gioia: mi sentii capito da qualcuno che aveva provato quegli stessi sentimenti prima di me».

Fu una folgorazione e la nascita di una vera passione, di un desiderio di conoscere che la sete di scoperta del ragazzo trovò perfetta rispondenza nel fuoco ardente che aveva animato il sommo Poeta settecento anni prima. «Feci la scoperta che Dante parlava di me!», ricorda Nembrini, «dei miei stessi problemi, dei dolori, degli amori, delle aspirazioni… Quella stessa sera» «giurai a me stesso che avrei fatto l’insegnante», proprio come la ragazza appena ventenne che, neanche laureata, alle scuole medie gli aveva trasmesso l’amore per la letteratura.
E così fu: il “ragazzo che aveva incontrato Dante”, fedele al giuramento, divenne, anni dopo, insegnante di italiano al liceo.
Ma non basta. In questa già bella storia, c’è anche un seguito; se possibile ancora più stupefacente. Ormai adulto e con due figli, una sera di dieci anni fa Nembrini si sente rimproverare dal figlio «Tu insegni tutti i giorni a intere classi e a me, che lunedi ho l’interrogazione su Dante, non hai mai spiegato niente». Detto fatto, la domenica sera comincia la prima “lezione” su Dante, per i figli e due loro compagni. La domenica dopo erano raddoppiati e, ogni settimana andavano aumentando esponenzialmente. «Dall’ottobre alla primavera di quell’anno», racconta Nembrini, «erano diventati – li contai – 290 ragazzi». Franco Nembrini spiega Dante
Poi fu la volta delle mamme: «Ma come», gli vennero a dire, «come è possibile che i nostri figli ogni domenica si affollano qui, invece che nelle discoteche? E noi? Perché non possiamo assistere a qualcosa di tanto appassionante?». Così arrivarono anche le mamme e non solo: a migliaia, persone di tutte le età e di ogni ceto si assiepavano prima nelle sale parrocchiali e poi nei teatri di tuttta la provincia.
Il resto è una storia di quelle da record dei primati: Nembrini ha portato la Divina Commedia in mezzo mondo: in Russia, Siberia, Ucraina, Kazakistan, Ungheria, Spagna, Sierra Leone, Brasile. A un certo punto, racconta lo scrittore-conferenziere (ma forse lui preferirebbe “insegnante”), «…mi trovavo in Africa, squillò il cellulare: “Sono Roberto Benigni”. Pensai al genitore di un alunno. Dall’altra parte un urlo in toscano: “”Ma ‘osa dici? Sono l’attore!””. Aveva divorato in una sola notte i miei tre libretti Alla ricerca dell’Io perduto e mi voleva incontrare. Da allora siamo rimasti amici».
Inutile dire che, da quell’incontro, scaturì la scintilla che fece intraprendere a Benigni la straordinaria serie di recital che ha riempito le più grandi e belle piazze d’Italia e che, ripetutamente, VIene ritrasmessa dalla RAI per far impennare gli ascolti nei momenti di stanca.

Nembrini Dante TV Lo so che questo post è un po’ lungo, ma mi sembrava necessario dare almeno un minimo quadro di quello che è, a tutti gli effetti, per i nostri tempi, un fenomeno straordinario. Tuttavia, vorrei qui sottolineare soprattutto le qualità dell’uomo che, a tutt’oggi, non sembra aver perso la luce che gli si era accesa negli occhi da ragazzo. Con fare di grande modestia (qualità che tutti mettono in scena in pubblico, ma che quando è vera si coglie al volo) dalle parole di Nembrini emerge in più occasioni la profonda comprensione raggiunta. Egli definisce il desiderio il “motore” di ogni cosa (e ne riconosce, in Dante, il massimo interprete in letteratura) definendo la vita passione, bellezza, ricerca della perfezione, aspirazione alla verità. Non attraverso quella retorica che imperversa un po’ dappertutto, ma con l’evidente semplicità di chi quella cosa l’ha capita, l’ha vissuta, l’ha fatta sua… e continua a crederci, a impegnarsi, a diffonderla e difenderla con ogni mezzo, attraverso la forza del desiderio.

La rete pullula di post, articoli e video di Nembrini. Su YouTube vi sono filmati di ore delle sue lezioni su Dante, insieme a interviste, conferenze e altri contributi. Invito chi fosse interessato ad andare a curiosare, a leggere magari un suo libro e, soprattutto, a riesumare dalla soffitta quelle vecchie edizioni scolastiche della Divina Commedia, piene, ahimè, di note e noticine che sovrastano il testo del poeta, così come le regole di una morale senza consapevolezza soffocano la vita.
Un consiglio: cancellate con un pennarello ogni nota ogni commento e, leggendo, lasciatevi guidare solo dall’istinto, dal ritmo, dal suono di una sinfonia immortale.
Parole e musica di Dante Alighieri, poeta.

 


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