Agostino Falconi (1816 – 1882) fu un filosofo locale, letterato, storico e imprenditore nel settore marmifero. Si distinse per una poliedrica attività: uomo di studi, poeta, erudito appassionato della propria terra, e anche protagonista diretto del commercio del marmo nell’area del Golfo di La Spezia. In possesso di una solida cultura classica e di una scrupolosa attenzione al patrimonio storico e archeologico del suo territorio, Falconi assunse anche incarichi civici, dedicandosi con impegno al recupero delle memorie locali e alla valorizzazione di reperti e iscrizioni della sua regione.
Scrisse di lui Giovanni Sforza: “Mi par di vederlo anche adesso: basso e tarchiato, con un pizzo e un paio di baffi lunghi, folti, candidissimi, che facevano apparire più brune le maschie fattezze del volto, su cui lampeggiavano due occhi, pieni di fuoco e di vita. Era sempre in moto; intrecciando nuovi progetti d’escavazioni di marmi, collo scrivere nuove poesie, col rovistare archivi e biblioteche; continuamente in traccia di notizie, per illustrare la storia del pittoresco Golfo della Spezia, che stava in cima ad ogni suo pensiero e che gli fu un culto d’amore per tutta la vita“.
Agostino Falconi: biografia
Agostino Falconi nacque a Marola l’8 gennaio 1816, da Domenico Falconi e Laura Mori. Crebbe tra il borgo natale e la vicina Spezia, dove frequentò le scuole elementari, per poi proseguire gli studi a Sarzana sotto la guida di Bartolommeo Gessi, e completarli infine a Genova. Da giovane intraprese l’attività commerciale nel settore dei marmi. E fu proprio muovendosi tra le montagne della zona che individuò nuove cave, contribuendo allo sviluppo di quell’economia locale.
Falconi raccontava con un certo candore che iniziò a scrivere poesie semplicemente per “passare il tempo”. Nonostante ciò, venne accolto nell’Accademia dell’Arcadia, che gli attribuì il nome pastorale di Eucrute Dasèo. Tuttavia, la poesia non fu mai davvero il suo linguaggio. Gli mancavano fantasia e finezza stilistica, e i suoi componimenti risultavano spesso appesantiti da una grande quantità di riferimenti storici e di erudizione. Il conte Tullio Dandolo, che ebbe modo di leggerli durante il suo soggiorno nel Golfo della Spezia, li definì scherzosamente – ma con una certa precisione – “versi archeologici”. Un’espressione che sintetizzava bene il carattere di quelle poesie, più vicine alla curiosità dello studioso che all’ispirazione del poeta.
Opere e scritti di Agostino Falconi
Falconi era un ricercatore scrupoloso, animato da una forte passione per la storia locale, e in questo ruolo di studioso delle tradizioni e delle memorie del territorio seppe distinguersi con un valore non trascurabile. Se avesse rinunciato alla poesia per dedicarsi completamente agli studi storici, probabilmente avrebbe consolidato ancora di più la propria reputazione. La sua prima opera fu una canzone intitolata “Un’idea del Golfo di Spezia“, pubblicata nel 1845, che conobbe ben quattro edizioni. Nel 1846 partecipò all’VIII Congresso degli Scienziati Italiani, tenutosi a Genova. Durante la sessione del 21 settembre presentò una memoria sulle rovine della chiesa di San Pietro a Portovenere. Nella riunione del 25 dello stesso mese lesse una seconda memoria, dedicata alla storia del castello di Lerici. Entrambi gli studi vennero pubblicati quello stesso anno all’interno di un volume di “Rime“. Rimase invece inedita un’altra memoria presentata al Congresso, dedicata alla scavazione del marmo “mischio” di Portovenere.
Falconi conosceva perfettamente la lingua inglese. Fu proprio grazie a questa competenza che Odoardo Lester, console generale degli Stati Uniti d’America a Genova, gli chiese di redigere in inglese una descrizione del Golfo della Spezia. Falconi la pubblicò con il titolo “Sea-turn about the Gulf of Spezia, originally described in the English language“. In quegli anni gli americani stavano valutando l’idea di installare nel Golfo una base per le loro navi da guerra, progetto che non ebbe seguito. E, come si disse all’epoca, fu meglio così. Nel 1850 Agostino Falconi pubblicò a Torino un volumetto di Rime inedite, dal quale trasse in seguito L’Addio del Crociato di Marola, che ripropose nel 1855 in una versione ampliata e corretta.
Raccolta delle iscrizioni del Golfo di Spezia e opere incompiute
Nello stesso anno diede alle stampe la Raccolta delle iscrizioni del Golfo di Spezia, opera alla quale tornò quasi vent’anni dopo, realizzandone una seconda edizione molto accresciuta, pubblicata a Pisa nel 1874. Si tratta di uno dei suoi lavori più significativi, anche se non privo di limiti. Talvolta, infatti, Falconi non fu del tutto preciso nella trascrizione delle epigrafi. L’archeologo Marcello Remondini, in un approfondito studio pubblicato sul Giornale Ligustico (Interpretazione di due antiche epigrafi esistenti a Trebbiano ed alla Spezia), dimostrò come alcune iscrizioni fossero state riportate in modo così scorretto da risultare quasi incomprensibili. Provvide lui stesso a riformularle correttamente. Inoltre, Falconi incluse tra le epigrafi anche testi che, in realtà, non avrebbero potuto essere considerati tali.
Il suo progetto prevedeva di affiancare alla Raccolta una serie di lettere esplicative con l’obiettivo – come scrisse lui stesso – di “mettere le iscrizioni in relazione con la storia e far meglio conoscere gli avvenimenti ai quali si riferiscono”. L’idea era valida e promettente, ma purtroppo non venne mai realizzata. Allo stesso modo, Agostino Falconi non portarò a compimento diversi altri lavori che aveva iniziato o solo concepito.
- Memorie sulle fortificazioni del Golfo della Spezia
- Notizie relative al cappuccino fra Felice Maria da Marola
- Raccolta dei Documenti relativi alla chiesa parrocchiale della Spezia
- Memoria sull’ubicazione di Tigullia
- Storia dei Pisani a Levici
- Memorie sulle cave marmoree del Golfo
- Notizie relative a San Venerio, l’eremita del Tino
- Storia di Marola e della sua giurisdizione
- Ricerche sull’antico porto di Luni ad oriente del Capo del Corvo
- Raccolta dei Documenti relativi al Golfo della Spezia
- Memoria sulle strade romane tra Luni e Genova
- Lettere critiche sugli errori pubblicati intorno al Golfo
- Memoria sull’eversione di Carpena
- Apologia di Bartolommeo Fazio
Si tratta, in molti casi, di studi rimasti allo stadio di semplice progetto o appena avviati, testimonianza della vastità degli interessi di Falconi e del suo infaticabile desiderio di documentare la storia del territorio.
Le opere degli anni Cinquanta e Sessanta
Nel 1856 Falconi pubblicò a Genova l’ode Una scena nel Forte Santa Maria al Golfo di Spezia. Nel 1859 diede alle stampe la canzone Orlando da Lecca, prigioniero nel Castello di Lerici. L’anno successivo venne chiamato a far parte della Giunta di Statistica e si occupò della compilazione delle Notizie statistiche sulla popolazione del Comune di Spezia. Fu corredate da un breve profilo storico delle parrocchie che ne costituivano il territorio. Per questo lavoro ricevette dal Governo una medaglia d’argento, riconoscimento del valore della sua indagine.
Nel 1863 si dedicò poi a un progetto ambizioso e impegnativo: le Memorie sui monumenti del Golfo di Spezia. Avviò la stampa dell’opera a Massa. Tuttavia, il numero troppo ristretto di sottoscrittori permise la pubblicazione di un solo fascicolo di trentadue pagine. Tentò nuovamente l’impresa a Sarzana nel 1869 e riuscì a far uscire un secondo fascicolo. Ma l’indifferenza del pubblico lo scoraggiò a tal punto che fu costretto, ancora una volta, a interrompere il lavoro. L’opera avrebbe dovuto articolarsi in due volumi. Il primo dedicato ai monumenti della sponda occidentale del Golfo, dal promontorio dei Cappuccini fino allo scoglio del Tinetto. Il secondo alla sponda orientale, dallo stesso promontorio fino a Santa Croce, alla foce del Magra.
Una sorte simile toccò a un’altra iniziativa: le Effemeridi del Golfo di Spezia. Falconi ne avviò la pubblicazione tramite sottoscrizione a Genova nel 1866 e nuovamente a Pisa nel 1875. Ma in entrambe le occasioni vide uscire soltanto il primo fascicolo, pensato come saggio introduttivo. In questo caso, tuttavia, la mancata conclusione dell’opera non è troppo da rimpiangere. L’idea di raccogliere in ordine di mese e di giorno fatti appartenenti a epoche completamente diverse era più un esercizio di curiosità che uno strumento utile alla ricerca storica.
Gli ultimi lavori e la produzione matura
Nel 1866, utilizzando i mezzi modesti di una tipografia appena avviata a Ponzano Superiore, Falconi pubblicò una Raccolta delle descrizioni poetiche del Golfo di Spezia. Due anni dopo riprese in mano la vecchia ode Una scena nel Forte Santa Maria. La riscrisse, la ampliò e la corresse, dando vita a una nuova versione che vide la luce a Carrara con il titolo Fasti Liguri. L’anno successivo si cimentò nella poesia in dialetto marolino, il vernacolo del suo paese natale. Il risultato fu sorprendentemente riuscito: compose una preghiera in cui una giovane di Marola si rivolge alla Madonna per chiederle di trovare marito. Sempre nel dialetto di Marola tradusse anche la nona novella della prima giornata del Decamerone, esercizio che rivelò la sua abilità nel rendere accessibile e familiare un testo classico attraverso la lingua della sua comunità.
Nel 1871 pubblicò a Prato Cinque odi e cinque sonetti. L’anno seguente diede alle stampe le Fasi della giurisdizione di Spezia, una sintesi delle trasformazioni che avevano portato la città a evolversi, da piccolo villaggio, in un centro dinamico e promettente. Il testo si apriva con una nota di Michele Erede, risalente al 1849, che riconosceva nel Golfo il luogo in cui si sarebbe realizzato, finalmente in un’Italia unita, quel progetto strategico che Napoleone I aveva solo immaginato: trasformare La Spezia in un grande porto militare. Una previsione che, a pochi decenni di distanza, si sarebbe effettivamente avverata.
La produzione a stampa di Agostino Falconi si conclude con una breve memoria sulla famiglia di Bartolommeo Fazio e con la prima parte della sua Guida del Golfo di Spezia. Pochi giorni prima della morte scrisse a Sforza: «Sto lavorando alla nuova edizione dei Fasti Liguri, con aggiunte e molte note. Presto riprenderò la pubblicazione delle Effemeridi e delle Lettere esplicative delle iscrizioni del Golfo. Sto compilando anche la Storia della Fortezza di Santa Maria.»
Agostino Falconi morì alla Spezia il 26 febbraio 1882 a causa di un ictus emorragico.
