Exit

Volenti o nolenti, prima o poi, ci tocca partire per un viaggio improvviso. Succede a tutti, ricchi e poveri, umili e potenti.

Sappiamo che avverrà, per quanto ogni nostro comportamento sembri negarlo. Partiremo repentinamente, in punta di piedi, o attraverso una lenta gradualità, che qualcuno può anche vedere come una battaglia.

Sta di fatto che quel viaggio ci aspetta. Una partenza senza bagagli: neppure una camicia di ricambio, né pettine e spazzolino da denti. Nessuna caparra o prenotazione, né code al taxi o al check in. Non ci sarà tour operator, né guide bilingue che vogliono spiegarci ogni cosa, spiattellando nomi e date. Niente giacche a vento o sacchi a pelo, nessuno snack per ingannare le attese. Perfino il cellulare andrà lasciato a casa, con tutta la sua rubrica di numeri che non verranno più chiamati.

Un viaggio perfetto, insomma.

Un viaggio, soprattutto, di cui non conosciamo la meta, anche se – forse – una fede religiosa ce ne ha delineato i contorni. Non porteremo con noi il corpo che ci ha accompagnato per una vita intera. Bello o brutto, slanciato o pingue, giovane o decrepito, il nostro corpo se ne resterà qui, a compiere il suo ciclo biologico fino in fondo, come ogni materia organica in questo mondo.

E le emozioni? Tutti quei sentimenti che hanno nobilitato o sfibrato la nostra esistenza, che fine faranno? Si spegneranno semplicemente, disattivate dall’interruttore del cuore, o continueranno a generare forme e sogni nella nostra coscienza liberata? Sogneremo insomma di vivere ancora – come facciamo ogni notte – o tutto diventerà buio, freddo, torpore infinito?

E le idee? I pensieri nobili o ignoranti che hanno segnato il nostro passaggio in questo mondo, dove finiranno, oltre che nella memoria e nel ricordo di chi ci sopravviverà? Torneranno alla loro origine, fondendosi ad archetipi più antichi di noi, o vagheranno, senza padrone, in un limbo senza tempo?

Che cosa “muore” di noi, insomma, e cosa invece continua un’esistenza in uno spazio-tempo che non conosciamo? O forse davvero tutto si azzererà con un grottesco “click” sul telecomando?

L’ultimo giorno è un libro sul “passaggio”. Come interpretarlo, come aiutare, come comprendere un evento che sembra trascendere ogni ragionevolezza. Sapere di cosa si tratta forse può consentire di sentirci meno disperati.


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