giurisdizione di spezia

Fasi della Giurisdizione di Spezia

Fasi della Giurisdizione di Spezia è un’opera di Agostino Falconi, stampata nel 1872 dalla Tipografia di Luigi Sambolino. Rappresenta un contributo fondamentale per la conoscenza dell’evoluzione politico-territoriale del Golfo della Spezia dall’età medievale al pieno Ottocento. Falconi ripercorre le diverse fasi della giurisdizione spezzina: dalle originarie podesterie istituite dalla Repubblica di Genova alle riforme napoleoniche, dalla riorganizzazione amministrativa sotto il Regno di Sardegna fino ai profondi mutamenti successivi all’Unità d’Italia.

I primordi di Spezia

Sul lato occidentale del Golfo della Spezia sorge, al centro della valle di Biassa, un fosso in parte coltivato in parte ricoperto di castagni, e con edifici in rovina tra cui uno detto la Torre. Era questo il primo nucleo dell’antica Spezia. Lì vicino si trovava un’altura, dove secondo la tradizione, i Saraceni arrivati nel 1016 cercarono di prendere il fortilizio da cui era protetto l’antico villaggio. Sulla facciata occidentale della canonica di Biassa vi è una pietra che reca scolpita una torre sormontata da un’anatra, simbolo di controllo, e la scritta “nec vi, nec dolo”, “né per forza, né per inganno”. Non sappiamo fino a quando questo villaggio fu abitato e quando gli abitanti lo abbandonarono per insediarsi sulle colline del Poggio, i cui caseggiati diedero origine all’odierna Spezia. La prima notizia storica della città risale al 1273, quando il Poggio fu incendiato da Oberto Doria, Capitano del Comune di Genova. Un’altra menzione risale al 1276 quando il comune di Genova acquistò dal conte Nicolò Fieschi diversi paesi e castelli, tra cui la piccola Spezia.

Genova organizzò il territorio suddividendolo in podesterie, cioè distretti amministrati da magistrati che agivano in nome della Repubblica. Tra queste, figurava anche la podesteria di Carpena, un centro di rilievo dotato di castello e un tempo capoluogo di un marchesato. Dell’antico insediamento rimanevano ancora la chiesa, pochi edifici – cinque o sei in tutto – e le rovine del castello. Tutte insieme avevano il titolo di città. La podesteria di Carpena, istituita da Genova nella seconda metà del XIII secolo, esercitava la propria giurisdizione su un territorio che comprendeva Carpena, Bastremoli, Biassa, Campiglia, Carnea, Castiglione, Fabiano, Follo, Isola. E ancora Manarola, Marinasco, Migliarina, Pegazzano, Piana di Battola, Polverara, Riomaggiore, San Benedetto, Sorbolo, Spezia, Tivegna e Valerano.

L’origine della Giurisdizione di Spezia

La posizione di Spezia, centrale e sul mare, era favorevole ai traffici e tante famiglie dei paesi vicini decisero per questo di stabilirvisi. Così Spezia di ingrandiva e acquistava importanza, tanto da pensare di staccarla da quella di Carpena.

Fu Simone Boccanegra, primo doge di Genova, a istituire la nuova podesteria di Spezia. Con un decreto emanato il 23 gennaio 1343 stabilì che la città diventasse il capoluogo di un nuovo distretto amministrativo, che comprendeva anche Bastremoli, Follo, Isola, Marinasco, Migliarina, Piana di Battolla, Tivegna e Valerano. In questo modo prendeva forma la giurisdizione di Spezia. Il nome del primo podestà, tuttavia, non è giunto fino a noi.

La Giurisdizione si ingrandisce

origini di Spezia

Nel 1371 la podesteria di Spezia inglobò anche i territori della podesteria di Carpena che fu soppressa. Anche le parrocchie di Riomaggiore e di Manarola si unirono a Spezia perché fin dal 1345 non facevano più parte di Carpena, costituendo piccole podesterie indipendenti. Dallo stesso documento del 1371 che stabiliva l’ampliamento della giurisdizione di Spezia veniamo a sapere che gli uomini della città, assieme a quelli di Visigna (Marinasco) stavano costruendo un castello. Si trattava della parte inferiore del castello di San Giorgio, poi ampliato nella parte superiore da Genova all’inizio del Seicento. Lo stesso documento riporta la decisione di costruire anche le prime mura urbiche. Questa decisione fu dettata da un episodio.

Nel 1365 Ambrogio Visconti, figlio del duca di Milano e inviato a Genova con cinquemila uomini in funzione di alleato militare, fece costruire sulla collina a nord della città di Spezia la fortificazione circolare dedicata a Santa Caterina, conosciuta comunemente come “la Bastia”. Tuttavia, gli stessi soldati del Visconti finirono per saccheggiare la città, causando gravi danni alla popolazione. L’armata lasciò il territorio l’anno seguente, nel 1366. Dopo questa drammatica esperienza, gli Spezzini compresero la necessità di proteggere maggiormente il loro abitato e avviarono un programma di fortificazione della città.

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Altro ampliamento della giurisdizione di Spezia

Da un documento del 10 maggio 1409 sappiamo che la giurisdizione di Spezia si era notevolmente ingrandita fra il 1371 e il 1409. Essa aveva inglobato anche San Venerio, Vezzano, Arcola, Pitelli, Trebiano, Cerri, San Terenzo, Pugliola, Lerici, la Serra. E ancora Tellaro, Monte Marcello, Ameglia, Corniglia, Vernazza, Framura, Castagnola. Dall’insieme dei documenti possiamo sapere che il Magistrato che governava la giurisdizione di Spezia aveva il titolo di Vicario della Riviera di Levante da Pietra Colice sino al Corvo e, insieme, il titolo di Podestà di Spezia. Per Pietra Colice si intende una località nei pressi di Lavagna. Quindi egli aveva giurisdizione molto più estesa rispetto a quella che si può desumere dal documento del 1409.

Nello stesso atto del 1409 non si trova menzione dei Sindaci di Portovenere, Marola, Ponzò, Corvara e Arcola. Il territorio dei Sindaci di Portovenere e Marola fece parte, fino all’agosto 1797, della Podesteria di Portovenere (che comprendeva anche Cadimare e Fezzano). questi sindaci non dipendevano dal Vicario di Spezia. Ciò è evidente già da molti documenti del Quattrocento. Anche i Sindaci di Ponzò e di Corvara non dipendevano dal vicario di Spezia, come già ci mostra un documento duecentesco. Nel documento del 1409 non è menzionato il Sindaco di Arcola. Il borgo, assieme a Pitelli, ricadeva sotto giurisdizione di Trebiano e il sindaco di questo paese rappresentava anche Arcola.

La giurisdizione ecclesiastica

Spezia, che fu sempre soggetta al Vescovo di Sarzana, fece parte della antica e vasta Pieve di Marinasco fino al 1434. In quella data, infatti, iniziò ad avere i suoi parroci indipendenti, prima con il titoli di Rettori, poi di Abati. Spezia fu una delle vicarie foranee del Vescovado di Sarzana, assieme a Migliarina, Pegazzano, Fabiano, Biassa, Campiglia, Marola, Cadimare, Fezzano, Le Grazie. La parrocchia di Portovenere, la cui chiesa di San Pietro fu consacrata nel 1118 e quella di San Lorenzo nel 1130, faceva già parte della Diocesi di Luni. fu unita all’Arcivescovado di Genova nel 1161. Ma la giurisdizione della vicaria foranea di Spezia era molto più estesa in passato rispetto all’epoca di Agostino Falconi. Essa comprendeva le parrocchie di:

  • Marola
  • Fezzano
  • Panigaglia (Grazie)
  • Biassa
  • Campiglia
  • Fabiano
  • Pegazzano
  • Marinasco
  • San Benedetto
  • Carpena
  • Isola
  • Migliarina
  • Carnea
  • Tivegna
  • Follo
  • Bastremoli
  • Sorbolo
  • Valeriano
  • San Venerio

Nella Vicaria di Spezia comparivano i conventi degli Agostiniani, dei Francescani, dei Cappuccini, dei Paolotti, delle Clarisse, degli Olivetani alle Grazie e dei Francescani a Portovenere. La vicaria di Spezia fu probabilmente istituita verso la metà del XV secolo.

Spezia come uno dei luoghi più importanti dei domini di Genova

castello San Giorgio

Nel 1576 il Governo di Genova si dotò di un nuovo assetto e Spezia fu scelta come uno degli otto Ufficii principali dei domini di Genova. Essi erano: il Pretore di Savona, il Capitano di Chiavari, il Capitano di Spezia, quello di Sarzana, il Governatore di Corsica, il Capitano di Ajaccio, il Commissario di Bonifacio e quello di Calvi. Gli Ufficii maggiori erano Sarzana, Spezia, Chiavri e Savona. Spezia e Sarzana risultavano anche come Giusdicenti maggiori del Dominio di Terraferma e sedi dei Colonnelli delle milizie. Inoltre, al Castello San Giorgio di Spezia fu attribuita un’importanza superiore. Il suo castellano, che doveva essere nobile, non poteva uscire dal forte “sotto pena della vita, se prima non vi si fosse recato, in di lui vece, il Capitano della Spezia”.

Nel 1607 fu istituito il Capitanato di Brugnato, sotto cui ricadeva gran parte della odierna Val di Vara. Nel 1715 si stabilì il Capitanato di Levanto e furono smembrati dalla giurisdizione di Spezia Framura, Cassana e Monterosso. Bracelli e Padivarma, già facenti parte di Brugnato, furono invece uniti al Vicariato di Spezia. Nel 1757 il titolo di Capitano di Spezia fu sostituito con quello più onorifico di Governatore. Il primo Governatore di Spezia fu Giovan Battista Raggi.

L’epoca della Repubblica Ligure

L’assetto appena descritto rimase in auge fino al 1797 quando Genova emanò una nuova Costituzione e la nascita della Repubblica Ligure Democratica. Il territorio fu diviso in 32 distretti, tra cui quello di Spezia, denominato Distretto del Golfo di Venere. La sua giurisdizione comprendeva tutti i territori della vecchia giurisdizione di Spezia, più Portovenere, per una popolazione complessiva di 16.155 abitanti. Dopo pochi mesi, si ridussero i distretti a 15, tra cui quello “della Vara” e “del Golfo di Venere”. Il precedente distretto della Magra, che aveva Sarzana come capoluogo, divenne parte di quello del Golfo. Nel 1798 i distretti assunsero la denominazione di Giurisdizioni. Esse ammontavano a 20 e Spezia divenne il capoluogo della Giurisdizione del Golfo di Venere che comprendeva i seguenti Cantoni:

  1. Spezia colle parrocchie di Pegazzano, Fabiano, Marola, Cadimare, Biassa, Campiglia, Marinasco, Isola e Migliarina.
  2. Vezzano superiore con Vezzano inferiore, San Venerio e Valeriano.
  3. Tivegna con Bastremoli, Follo, Piana di Battolla, Sorbolo e Carnea.
  4. Arcola con Pitelli.
  5. Beverino con Corvara, Padivarma e Polverara.
  6. Riccò con Ponzò, Valdipino, San Benedetto e Carpena.
  7. Portovenere con Panigaglia (Grazie) e Fezzano.
  8. Vernazza con Corniglia, Manarola e Rio Maggiore.

Altra divisione del territorio Ligure avvenne nel 1803, ripartita in sei Giurisdizioni composte complessivamente di quarantasette Cantoni. Si mantenne la denominazione del Golfo di Venere, divisa in 5 Cantoni: Sarzana, Lerici, Spezia, Godano, Levanto. Il Cantone di Spezia comprendeva i luoghi già assegnati nella divisione del 1798, meno Vernazza e con l’aggiunta di Bracelli e Castiglione. Il totale della popolazione ammontava a 21.412 abitanti.

La Giurisdizione Marittima e il periodo napoleonico

Mappa francese del golfo di La Spezia inizio 800
Mappa francese del golfo di La Spezia inizio 800

Il governo della Repubblica Ligure, nel 1804, divise il suo territorio in undici Circondari Marittimi, con un capoluogo. I circondari erano divisi a loro volta in Sindicati. Il Circondario di Spezia comprendeva i Sindicati di Spezia, Portovenere e Lerici, estendendo la sua giurisdizione da Vernazza fino al confine con il Ducato di Massa Carrara. Nel giugno del 1805 la Repubblica Ligure divenne parte dell’Impero francese di Napoleone I. L’anno successivo, a Spezia nacque un Commissariato di Marina, organizzato secondo il modello amministrativo francese. Con la caduta dell’Impero francese nel 1814, il Regno di Sardegna sotto Vittorio Emanuele I integrò la Liguria. Nel 1816, a Spezia nacque il Consolato di Marina, cui spettava la gestione marittima del tratto costiero dal confine con il Ducato di Massa fino a Deiva.

La Direzione Consolare di Spezia comprendeva quattro quartieri marittimi: Spezia, Lerici, Portovenere e Levanto. Con un ulteriore decreto del 1860, tutto il litorale dello Stato venne riorganizzato in undici Circondari Marittimi, tra cui quello di Spezia. Esso comprendeva i compartimenti di Levanto, Portovenere, Spezia e Lerici.

Un’ulteriore riforma arrivò con il decreto del 20 luglio 1865, che riorganizzò il servizio della marina mercantile istituendo ufficialmente il Corpo delle Capitanerie di Porto. Con questa riforma i Circondari Marittimi assunsero il nome di Compartimenti. Questa organizzazione segnava il passaggio definitivo alle moderne Capitanerie di Porto e definiva con precisione la giurisdizione marittima spezzina nella seconda metà dell’Ottocento.

Sotto l’Impero Francese

Il 4 giugno 1805 l’ultimo doge della Repubblica di Genova, Gerolamo Durazzo, si recò a Milano per incontrare Napoleone I, Imperatore dei Francesi e Re d’Italia. Con quella cerimonia si sancì ufficialmente l’annessione del territorio ligure all’Impero francese. La nuova amministrazione napoleonica riorganizzò l’ex Repubblica di Genova in tre dipartimenti: Genova, Montenotte, Appennini. La città di Chiavari fu scelta come capoluogo del Dipartimento degli Appennini. Ogni dipartimento era ulteriormente ripartito in circondari, gli arrondissements francesi. In un primo momento il Dipartimento degli Appennini comprendeva due circondari: Chiavari e Sarzana. Quest’ultimo copriva un’area che corrispondeva al territorio spezzino. In quel periodo, a Spezia risiedeva anche un sotto-prefetto incaricato dell’amministrazione locale. La carica fu ricoperta da Giulio Della Torre.

Un decreto emanato da Napoleone nel 1808 modificò l’assetto amministrativo del Dipartimento degli Appennini: le antiche Vicarie toscane di Pontremoli, Bagnone e Fivizzano vennero aggregate al dipartimento, dando origine al nuovo circondario di Pontremoli. Spezia cessò di appartenere al circondario di Sarzana. Un ulteriore decreto napoleonico, del 1812, istituì infatti un quarto circondario all’interno del Dipartimento degli Appennini con Spezia come capoluogo. Il nuovo circondario spezzino comprendeva a nord i territori di Barbarasco e Rocchetta, e al suo interno i cantoni di Godano, Calice, Levanto, Lerici, Spezia, Vezzano, oltre ai comuni di Albiano e Bollano. A guidarlo come sottoprefetto fu nominato Santorre di Santa Rosa, torinese, che qualche anno più tardi sarebbe caduto in Grecia combattendo per l’indipendenza ellenica.

Napoleone e il Golfo della Spezia

Nonostante Spezia fosse stata sottoposta al circondario di Sarzana tra il 1805 e il 1812, non rimase priva di riconoscimenti. Un decreto napoleonico dell’11 maggio 1808 aveva già attribuito al Golfo della Spezia una particolare importanza strategica. La città divenne sede del settimo Circondario Marittimo e vi fu istituita una Prefettura Marittima con tutti gli uffici necessari. Alcuni di questi vennero collocati nello stabilimento del Varignano, mentre la residenza del prefetto marittimo fu stabilita nella casa di Marco Federici, edificio che in seguito divenne la sede della Sotto-Prefettura.

Il dominio francese in Liguria terminò nel marzo del 1814. Il generale inglese Bentinck, arrivato dalla Spezia e da Chiavari, proclamò il proposito di restaurare l’indipendenza della Repubblica di Genova e di cancellare ogni traccia della dominazione napoleonica. Le sue parole accesero nei genovesi brevi ma vivide speranze. Intanto, il 3 maggio 1814, il territorio dell’ex Repubblica di Genova venne suddiviso in sette giurisdizioni. Il Golfo della Spezia fu inserito nella settima, denominata “dei Confini Orientali”, che si estendeva dal promontorio del Mesco fino al confine con lo Stato di Massa-Carrara.

Spezia capoluogo della Provincia di Levante

Con l’annessione della Liguria al Regno di Sardegna, avvenuta il 7 gennaio 1815, il governo sabaudo avviò una nuova organizzazione amministrativa del territorio che un tempo apparteneva alla Repubblica di Genova. Con un editto emanato il 27 febbraio 1815, si stabilì la creazione di tre Intendenze provinciali. L’Intendente della Provincia di Genova avrebbe portato il titolo di Intendente Generale e risieduto nella città di Genova. L’Intendente della Provincia del Levante avrebbe avuto invece sede alla Spezia, mentre quello della Provincia del Ponente avrebbe risieduto a Savona.

In seguito la Riviera di Levante subì la divisione nelle Province di Chiavari e della Spezia, quest’ultima identificata ufficialmente come Provincia di Levante. Essa comprendeva sei Mandamenti: Spezia, Godano, Lerici, Levanto, Sarzana e Vezzano. Ogni Mandamento comprendeva un numero variabile di Comuni. Quelli sotto Spezia erano Spezia, Beverino, Portovenere, Riccò e Riomaggiore. Nel 1859 il termine Provincia fu sostituito con quello di Circondario e l’Intendente divenne Sotto-prefetto.

La Marina Militare nella giurisdizione di Spezia

Spezia nell'ottocento

Il ruolo di Spezia come futura sede della Marina militare italiana divenne evidente con l’avvio del grande progetto dell’Arsenale. La sua costruzione comportò un notevole ampliamento della giurisdizione di Spezia e segnò una svolta decisiva nella storia del golfo. L’8 maggio 1857 la Camera dei Deputati approvoò il trasferimento della Marina da guerra da Genova alla Spezia. Il primo progetto prevedeva che l’Arsenale sorgesse tra il seno delle Grazie e quello del Varignano, in linea con il piano già elaborato da Napoleone. I lavori iniziarono nel 1858, ma vennero sospesi poco dopo. Vennero ripresi nel 1859. Ben presto però il progetto originario fu cambiato. Nell’aprile del 1860, il presidente del Consiglio, Camillo Benso conte di Cavour, accolse una nuova proposta del colonnello Domenico Chiodo. Questa prevedeva la costruzione di un Arsenale molto più grande e strategicamente rilevante, situato nell’area pianeggiante tra Spezia e Marola. Con l’approvazione di questo piano si abbandonò definitivamente il progetto iniziale.

Nel frattempo, gli eventi politici dell’Unità d’Italia avanzavano rapidamente. Grazie alle campagne di Giuseppe Garibaldi e all’annessione dei territori meridionali e delle regioni pontificie, il Regno d’Italia decise di organizzare la Marina in tre grandi Dipartimenti: Meridionale, Settentrionale e Adriatico. Il Dipartimento marittimo settentrionale continuò a essere diretto da Genova fino al completamento dell’Arsenale della Spezia. Nel febbraio 1863 si ridisegnò l’intero litorale del Regno d’Italia. Il Dipartimento Settentrionale, quello di Spezia, comprendeva la costa dal confine francese fino al limite degli Stati Pontifici presso Porto Ercole, la Sardegna e tutte le isole. Nel 1870 inglobò quello di Napoli. La giurisdizione di Spezia divenne una delle più estese d’Italia.

Il destino militare

Con l’organizzazione definitiva della Marina Militare Italiana, si realizzò quanto Vincenzo Gioberti aveva previsto anni prima. Nel corso di un discorso pronunciato alla Spezia il 20 maggio 1848, Gioberti aveva infatti sottolineato la necessità di creare una solida marina nazionale, individuando nel Golfo della Spezia la sede ideale per questo progetto. Riprese poi la stessa idea nel secondo volume del Rinnovamento civile d’Italia, sostenendo che la penisola, qualora avesse avuto una flotta confederata, avrebbe trovato proprio nel Golfo della Spezia il bacino più adatto e prestigioso per ospitarla.

A sostegno di questa intuizione venivano citate anche autorevoli opinioni straniere. Il geografo Charbon, ad esempio, descriveva il golfo come un bacino naturale immenso, dotato di vantaggi marittimi e qualità che altri porti europei avevano raggiunto solo attraverso costosi interventi artificiali. La Spezia, aggiungeva, possedeva per natura porti bellissimi, sicuri e tra i più comodi dell’intero Mediterraneo. Queste osservazioni anticipavano con sorprendente precisione il ruolo che la città avrebbe effettivamente assunto nella storia marittima italiana.

Il progetto di Luigi Nascimbene

Nel 1864 il signor Luigi Nascimbene pubblicava a Genova un libro intitolato “L’italia- Il suo avvenire, la sua capitale“. In esso, proponeva Spezia come nuova capitale d’Italia, intirizzandosi direttamente al re Vittorio Emanuele. Nella descrizione della città ideale come nuova capitale del regno, egli alludeva continuamente a Spezia. Passa poi a descrivere la città e le qualità straordinarie del golfo della Spezia, sottolineando come questo luogo offra aria pura, un clima mite e un soggiorno piacevole. Il territorio si presenta fertile e adatto a ogni tipo di coltivazione, circondato da paesaggi ameni e in grado di garantire comunicazioni agevoli con le varie province. Secondo il Nascimbene, si tratta di un’area capace di offrire comodità e vantaggi tali da permettere al governo nazionale di trarre grande beneficio dall’utilizzo di questo spazio privilegiato.

Abbondante di acque dolci e ricco di approdi facili, quello di spezia è il più bel golfo che la natura abbia creato. L’autore insiste poi sulla sicurezza che il golfo garantisce sia dal mare sia da terra, grazie a una triplice difesa naturale. Nascimbene descrive l’importanza strategica delle comunicazioni che convergono verso il Golfo della Spezia. Spezia si trovava collocata esattamente nel cuore di questo sistema di percorsi, in una posizione davvero favorevole. Secondo la visione del Nascombene, la giurisdizione di Spezia si sarebbe allora estesa “Dal Cenisio al Lilibèo, fra ‘l Tirreno e ‘l Greco mar“.

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