La Guida del Golfo di Spezia di Agostino Falconi rappresenta uno dei contributi più significativi dell’erudito spezzino alla conoscenza storica e culturale del territorio. Quest’opera, concepita come strumento divulgativo e al tempo stesso rigoroso, unisce osservazione diretta, studi d’archivio e un profondo legame con i luoghi del Golfo. Agostino Falconi vi raccoglie notizie, descrizioni, tradizioni e testimonianze, offrendo un quadro vivido e documentato di un’area che, nella seconda metà dell’Ottocento, stava vivendo una fase di trasformazioni decisive.
Guida del Golfo di Spezia di Agostino Falconi
La Guida del Golfo di Spezia è strutturata secondo un’organizzazione geografica e tematica molto precisa, pensata per accompagnare il lettore in un percorso ordinato lungo le due sponde del Golfo. Falconi apre l’opera con una panoramica introduttiva sul contesto storico e naturale dell’area, per poi suddividere il testo in sezioni dedicate ai singoli luoghi: dalla città della Spezia alle borgate occidentali e poi orientali del Golfo.
Prima parte: storia della Spezia
Il golfo della Spezia era anticamente denominato di Porto di Venere, ma non sappiamo molto circa le origini della città. La pianura era occupata dal mare in misura molto maggiore rispetto a oggi e il sito apparteneva all’antichissima giurisdizione di Visigna. Questa, secondo la tradizione, aveva titolo di città ed era dotata di un castello (oggi infatti esiste lì la località Castelletto), a oriente della chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Marinasco. Sotto il nome di Visigna si comprendeva il territorio dell’antica e ampia giurisdizione della Pieve di Marinasco, alla quale spezia fu assoggettata e unita fin dal 1434. Ancor oggi lo stemma della città di Spezia è una torre sormontata da un’aquila, già usato dall’antica Visigna come si può notare nella lapide marmorea murata nell’altare della chiesa di Santa Lucia, sotto Marinasco. Il luogo in cui sorse Spezia era più comodo per i traffici via mare e le genti iniziarono a scendere dalle colline circostanti per stabilirvisi. Lo dimostrano i vari cognomi che ricordano paesi e località da cui le famiglie provenivano (Beverini, Maggiani, Cozzani, Faggioni ecc.).
I primi insediamenti di Spezia sorsero ai piedi della collina del Poggio, la cui prima notizia storica risale al 1273. In quell’anno, il 24 marzo, il Poggio fu incendiato da Oberto Doria, capitano del comune di Genova. Altra menzione risale al 1276 quando il comune di Genova comprò dal conte Nicolò Fieschi diversi paesi e castella, tra cui Spezia. Genova era infatti interessata al possesso del golfo della Spezia e a espandersi in Lunigiana.
Sotto Genova
Genova organizzò il territorio in podesterie, distretti retti da magistrati in nome della Repubblica. Fra queste podesterie vi era quella di Carpena, grossa terra con castello, già capoluogo di un marchesato che sorgeva tra i monti Parodi, Verrucola e Bermego. Agostino Falconi riferisce che, alla sua epoca, di quell’insediamento restavano ancora la chiesa, cinque o sei edifici e i ruderi del castello. La giurisdizione della Podesteria di Carpena, stabilita da Genova nella seconda metà del XIII secolo, comprendeva:
- Carpena
- Bastremoli
- Biassa
- Campiglia
- Carnea
- Castiglione
- Fabiano
- Follo
- Isola
- Manarola
- Marinasco
- Migliarina
- Pegazzano
- Piana di Battola
- Polverara
- Riomaggiore
- San Benedetto
- Sorbolo
- Spezia
- Tivegna
- Valerano
Ma Spezia si stava ingrandendo e primeggiava tra tutte queste terre. Simone Boccanegra, primo doge di Genova, allora stabilì, con decreto del 23 gennaio 1343, che Spezia fosse capoluogo di una nuova podesteria, assieme a Bastremoli, Follo, Isola, Marinasco, Migliarina, Piana di Battolla, Tivegna e Valeriano. Era nata così la giurisdizione di Spezia. Non si conosce il nome del primo podestà.
Ingrandimento di Spezia: il castello e le prime mura
Nel 1365, Ambrogio Visconti, figlio del Duca di Milano mandato con 5000 uomini in aiuto di Genova, fece edificare sulla collina a nord di spezia il forte di Santa Caterina, detto comunemente la Bastia. Ma gli uomini dell’armata del Visconti saccheggiarono Spezia con molto danno. Se ne andarono nel 1366. Dopo questo episodio, gli Spezzini pensarono bene di fortificare la loro terra. Da un documento dell’8 giugno 1371 veniamo a sapere che, assieme agli uomini di Visigna, stavano edificando il castello, a cui verrà dato il nome di San Giorgio. Esso si trovava tra la Bastia e l’abitato di Spezia. Contemporaneamente innalzarono le prime mura. Alle spese contribuì anche la podesteria di Carpena.
Le prime mura partivano dal castello di San Giorgio e scendevano a sud-est presso l’Oratorio di San Giovanni Battista. Un altro tratto di mura scendeva verso sud-ovest, presso l’Oratorio di San Bernardino e da qui continuavano dietro le case di via Biassa. Presso la porta Fontana (Porta Biassa all’epoca del Falconi) formavano un angolo retto per andare verso il mare, anche se non sappiamo fin dove giunsero presso la costa. In questo periodo, il mare arrivava a occupare piazza Sant’Agostino e a lambire la collina del Poggio. Qui il governatore dei Duchi di Milano, nella metà del XV secolo, fece costruire un arsenale per tenervi e ripararvi le imbarcazioni. Nel 1371, al territorio di Spezia fu aggregato quello della podesteria di Carpena, che fu soppressa. Dopo il 1371, la chiesa di Santa Maria della Spezia rimase fuori dalle mura.
Il XIV secolo in breve
Non è chiaro quando Spezia iniziò ad avere i suoi sindaci. Certamente, non li ebbe prima del 1343, anno in cui a Spezia iniziò a insediarsi il Podestà. Tuttavia, in un documento del 1345 si cita un tale Benedetto Pordomo di Spezia, sindaco, attore e procuratore dell’Università degli Uomini della Podesteria della Spezia. Nel già citato documento dell’8 giugno 1371 si può leggere che Spezia aveva due sindaci: Bono Andrea di Visigna e Federico di Prospero di Sorbolo.
Nel 1390 si fondò il primo dei cinque conventi di Spezia, ovvero quello dei monaci Agostiniani, edificato sulla collina del Poggio e ampliato nel 1409. Gli Agostiniani erano giunti a Spezia dal loro antico convento di Vezzano che faceva parte della provincia di Milano. La chiesa di questi religiosi, così come la conosciamo oggi, fu consacrata il 24 aprile 1547. Probabilmente al 1399 risale l’origine della confraternita di Sant’Antonio Abate, che fu la prima a stabilirsi alla Spezia.
Il XV secolo in breve
Nel 1409, per l’ingrandimento della giurisdizione, il Podestà di Spezia divenne anche Vicario della Riviera di Levante da Pietra Colice fino al Corvo. A questa data il Vicariato di Spezia comprendeva anche Ameglia, Arcola, Castagnola, Cerri, Corniglia, Framura, Lerici, Manarola, monte Marcello, Pitelli. E ancora Pugliola, Riomaggiore, San Terenzo, San Venerio, Serra, Tellaro, Trebiano, Vernazza e Vezzano. Nel 1412 le amate genovesi presidiavano Spezia e Lerici, mentre i francesi controllavano Portovenere. Genova aveva scacciato i francesi dai suoi domini nel 1409, ma essi rimanevano ben presenti anche a Spezia, Lerici, Sarzanello e Falcinello. Nel 1411 questi ultimi luoghi furono venduti a Firenze, scatenando la guerra tra Genova e i fiorentini. Spezia era la sola a essere rimasta fedele a Genova, mentre gli uomini di Carpena e Corvara si erano ribellati al governo dei genovesi.
Antonio Doria venne a Spezia con sette navi e 1500 uomini, diretti a Carpena per riportarla all’obbedienza. Il 9 aprile 1412 sconfisse le genti di Carpena dopo terribile battaglia: 70 prigionieri vennero uccisi, altri 22 trovarono la morte per impiccagione agli alberi delle vele ormeggiate a Spezia. Gli spezzini chiesero e ottennero di Genova il possesso di Carpena e ne distrussero il castello.
Nonostante la sua felice posizione sul mare, Spezia avrebbe potuto prosperare nei traffici e nei commerci, ma ciò non avvenne perché il governo di Genova lo impedì. Con un decreto dell’8 maggio 1416, il doge Tomaso Fregoso stabilì che le merci dirette verso la Riviera di Levante dovevano essere sbarcate solo nel porto di Genova. Intanto Spezia, nonostante fosse uno dei principali Vicariati dei domini genovesi, era unita e soggetta alla Pieve di Marinasco. Nel 1434 avvenne lo smembramento e nella chiesa di Santa Maria si stabilì la nuova parrocchia con il titolo di Nostra Signora Assunta. Allora si pensò di ampliarla e, poiché era rimasta fuori dalle mura, si protrasse la parte anteriore di essa entro la cinta fin sulla linea di via Biassa. Il rinnovamento e l’ampliamento terminarono nel 1550.
Luca Della Robbia e Giovanni Battista Casoni
Alla metà del Quattrocento, esisteva in riva al mare, presso il canale di Fabiano, una chiesetta dedicata a Sant’Erasmo. Qui i Francescani Osservanti della Provincia fiorentina deliberarono di fondare un convento, la cui costruzione iniziò nel 1482. L’ampliamento dell’edificio avvenne un secolo dopo. Il convento passò poi ad altri ordini religiosi fino ai Minori Riformati Genovesi che lo abbandonarono nel 1863 poiché l’edificio ricadeva nell’area di costruzione dell’Arsenale. Nella chiesa, al centro del coro, era affisso al muro una preziosa ancona in terracotta del Della Robbia. Nel refettorio si trovava un bellissimo quadro “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” del 1652 di Giovanni Battista Casoni, allievo e principale collaboratore di Domenico Fiasella. Entrambe le opere furono trasportate al Museo Imperiale di Parigi. Nel 1816 il quadro del Casoni fu restituito alla città ed esposto nel palazzo civico, poi nella chiesa di Santa Maria, dove si trova tutt’ora.
L’ancona del Della Robbia fu posta sempre nella chiesa di Santa Maria, sopra l’altre della Madonna della Misericordia. I Francescani però vollero riportarla nel suo luogo originario, ovvero nel coro del loro edificio di culto. Quando la costruzione dell’Arsenale impose ai frati di lasciare il convento, l’Accademia delle Belle Arti di Genova prese l’opera e la trasferì nella propria sede.
Spezia contro Milano
Come si è detto, il Governo di Milano aveva costruito nei pressi di Piazza Sant’Agostino un arsenale per le imbarcazioni. Questa presenza non piaceva ai genovesi che incitarono gli spezzini a ribellarsi nel 1477 contro le autorità ducali. Nella sommossa andarono distrutte grandi parti dell’arsenale, del forte Bastia, del castello e del caseggiato con la strada di ronda che metteva in comunicazione queste strutture con l’arsenale. Tuttavia, Genova ottenne da Milano l’amnistia per gli uomini di Spezia. Tra le altre condizioni ottennero anche che a Spezia fossero inviati ufficiali genovesi e non lombardi.
Nel 1480 si eresse il primo nucleo dell’ospedale Sant’Andrea presso Porta Biassa. L’edificio subì un ampliamento nel 1673 e servì per il ricovero degli ammalati fino all’agosto 1804, quando si iniziò a portarli presso il convento dell’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, fuori Porta Genova.
All’inizio del Cinquecento, Spezia era terra contesa tra i Fischi e i francesi. Al 1520 risale la prima notizia di natura statistica riguardante l’abitato. Spezia faceva allora 400 fuochi, ossia famiglie. Stimando 5 persone per fuoco in media, ne risultava una popolazione di 2.000 persone. Un numero che andava via via aumentando, fino all’anno 1871 quando la popolazione arrivò a oltre 15mila abitanti grazie alla costruzione dell’Arsenale.
Potete leggere l’opera completa Guida del Golfo di Spezia di Agostino Falconi con i capitoli fino alla costruzione dell’Arsenale e quelli dedicati agli uomini illustri della città su https://bibliotecadigitale.regione.liguria.it/


