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Già, non sarebbe male poter approfondire il senso – ovvero il significato – che ha ancora la lettura, soprattutto in quest’epoca di informazione scheletrica e priva di emozione, di ebook digitali e giornalismo approssimato, di autori figli del linguaggio cinematografico e comunicati d’agenzia; quest’epoca internettiana che fa della libertà di lettura una bandiera e uccide allo stesso tempo il gusto della pagina scritta.

Non sarebbe però male neppure soffermarsi sulla relazione che esiste tra il libro e i sensi (quelli fisici) del lettore: il gusto di toccare la carta, di sfogliarla tra le dita, percependo il sottile rilievo delle parole (quasi impossibile con la moderna stampa offset), il piacere di aprire e chiudere il libro, soppesarlo, riporlo sullo scaffale, o sul comodino prima di una notte di sonno profondo.

Oppure la sensazione degli occhi che scorrono sul nero delle parole, accompagnati dalle grazie dei caratteri, e dal loro spessore, dai corsivi dall’armonia dei paragrafi, alleggeriti dai rientri di capoverso; e, poi, la vista che si perde, in una pausa, ancora cullata dalle parole appena lette; il piacere di alzare lo sguardo dalle pagine, e rituffarlo, un po’ sfocato, tra le linee nere che si sfumano nel bianco.

E che dire del fruscio delle pagine nel silenzio, o della sensazione ovattata quando, immersi nel testo, tutto attorno il mondo è rumore e dentro di noi regna una pausa perfetta?

E dell’odore dei libri (quanti ho visto annusare un volume, in libreria, prima di acquistarlo!)? Quel profumo di carta, inchiostro, polvere; quegli anni di attesa in uno scaffale: l’odore del tempo che passa eppure, a ben guardare, è sempre lì…

Non sarebbe male parlarne, non sarebbe male pensarci, ogni tanto. Così, come osservazione casuale, come piacere di entrare nelle cose che facciamo per abitudine, come lavoro sullo spessore della percezione.

Invece, questa volta, il senso dei libri significa che abbiamo voglia di giocare, e proviamo quindi a ricordare, tra i libri che abbiamo letto, quei testi che, per tutto il libro o per alcune pagine, si distinguono per descrizioni che hanno a che vedere con i cinque sensi. Sono naturalmente libri che consigliamo di leggere, non foss’altro per l’importanza degli autori citati.

Procediamo naturalmente a memoria, e senz’altro ci sfugge l’intera biblioteca di Alessandria, poiché la letteratura non è che descrizione di emozioni e, prima ancora, di quell’ossigeno vitale che ci nutre in continuazione: le percezioni.

Procediamo quindi con l’udito, per il quale ci sovviene una caterva di citazioni: il “Canto delle Sirene” dell’Odissea, innanzitutto (omettiamo il nome dell’autore per pudore), alcuni Sonetti di Shakespeare (non diciamo quali perché è doveroso leggerli tutti), la celebre Ode a un usignolo di John Keats, un brano del Lupo della steppa di Hermann Hesse in cui il protagonista si commuove ascoltando una musica e, dello stesso autore, Il gioco delle perle di vetro, interamente dedicato al suono e al potere delle armoniche.

E veniamo al tatto, per il quale suggeriamo un bellissimo libro di Arpino, Il buio e il miele, dal quale sono stati tratti un paio di brutti film (sono brutti rispetto al libro, con tutto il rispetto per l’Al pacino di Scent of Woman. A proposito, non confonda il titolo cinematografico Profumo di donna: il testo è molto “tattile”).

Ed eccoci alla vista: oltre a tutta la letteratura decadente (dall’Oscar Wilde de Il ritratto di Dorian Gray al Thomas Mann di Morte a Venezia) consiglio un ottimo testo di Aldous Uxley (si proprio lui, il lisergico ispiratore delle Porte della percezione cui si ispirò Jim Morrison per i suoi Doors). Leggete L’arte di vedere (Adelphi) e mi direte. È, tra l’altro, un ottimo esercizio sul potere di guarigione della mente.

Quanto al senso del gusto, doverose sarebbero le citazioni di Trimalcione o di alcuni baccanali celebri della letteratura antica, così come le descrizioni di certi banchetti medioevali o testi più “raffinati” di celebri gourmet dei nostri giorni. Suggeriamo invece un volume di Isabel Allende (quella della Casa degli Spiriti, altro ottimo testo) intitolato Afrodita e interamente dedicato all’erotismo del cibo, partendo dalla considerazione che i confini tra eros e appetito sono assai labili. È un libro particolare, con ricette che sguazzano nell’emozione e nella sensualità.

Non resta dunque che l’odorato, per il quale non può che essere consigliato Il profumo di Patrick Süskind, che più indicato non si può. Si tratta di un testo originalissimo, denso di fantasia ed estro linguistico, perfettamente ambientato nel ’700, l’“epoca dell’odore” per eccellenza. Qualcuno ricorderà il film, naturalmente; ma il libro è un’altra cosa, n’est pas?


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