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Per lungo tempo nel corso della storia, gli uomini hanno cercato un riferimento. Di solito un filosofo, un erudito che potesse loro spiegare i troppi misteri della vita.

In epoche in cui il sapere apparteneva a pochi, non era affatto semplice poter evadere dai piccoli mondi in cui ci si era trovati a nascere. Si esplorava oltre il villaggio, si attraversavano valli, foreste e pianure per andare a cercare chi, si era sentito dire, potesse offrire sapienza e saggezza.

Migliaia di individui lasciavano ogni cosa e si mettevano in viaggio per raggiungere grandi sapienti come Socrate, Ibn-Arabi, Platone, Al-Gazali, Pitagora, Epicuro, Abhinavagupta, Seneca, Plotino e innumerevoli altri. Ma non solo: nessuno poteva concepire di poter eccellere in qualcosa senza seguire un mae-stro; non foss’altro che un mastro di bottega d’arte, un compositore ispirato, uno stimato artigiano, un abile giurista. Ogni re si affidava a un consigliere, ogni principe provvedeva a un qualche “Machiavelli”, ogni guerriero si ispirava a un modello, a un eroe.

La conoscenza era – e lo è ancora, indubitabilmente – la merce più rara, ancor più preziosa quando resa matura da esperienza e saggezza. Nulla valeva tanto, al punto da dedicare l’intera vita a questa ricerca.

Così fu per millenni. Poi, qualcosa si ruppe. Forse, il progresso della scienza dette l’illusione di un sapere illimitato e a portata di tutti o, magari, il dio denaro, interpretato come fine, affossò ogni altro anelito al progresso personale.

Sta di fatto – ed è storia di oggi – che alla sete di conoscenza si sono sostituiti modelli di “scalata sociale” e di “corsa ai risultati”, perseguiti con metodi meccanici e ripetitivi che non creano esperienza e, di conseguenza, non possono produrre risultati duraturi; cosa che genera insicurezza, non solo nell’individuo ma soprattutto nel contesto economico, destabilizzando spesso i mercati con continue oscillazioni e proiettando le società in una condizione di generale sfiducia e debolezza.

 

Di fronte all’irrompere sempre più veloce di nuove forme, l’essere umano rimane in realtà lo stesso. Con le sue medesime paure, ansie e inadeguatezze, ancora del tutto privo di risposte credibili alle questioni cruciali della propria esistenza. Circondato da giocattoli luccicanti, pieni di tasti d’accesso a un mondo irreale, ha scordato la password per entrare in se stesso e non trova nessuno in grado di ricordargliela.

Che si chiami coach o con altri nomi, c’è bisogno di una figura in grado di riportare l’individuo all’essenziale, una persona con uno sguardo più ampio e una conoscenza fuori dall’ordinario, capace di mettere ordine e individuare la sostanza piuttosto che la forma.

Un esperto della mente e dei suoi meandri, abile a individuare impedimenti e incagli e sicuro nel valorizzarne acutezza ed efficienza, fino a riportarla ad essere lo strumento che è. Una mente d’eccellenza – una luxury mind – per esseri che vogliono avere un peso nella propria esistenza.

Un agente della trasformazione, specialista di un’arte un po’ dimenticata: quella di migliorarsi, per stare meglio con se stessi e poter essere d’aiuto agli altri.


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