Memorie sui monumenti del Golfo di Spezia di Agostino Falconi

Monumenti del Golfo di Spezia al tempo di Agostino Falconi

Pubblicata nella seconda metà dell’Ottocento, l’opera Memorie sui monumenti del Golfo di Spezia di Agostino Falconi nasce con l’intento dichiarato di offrire una ricognizione sistematica dei principali monumenti storici che punteggiano le due sponde del Golfo, dalle fortificazioni ai complessi religiosi, dagli antichi edifici civili alle vestigia più remote di età medievale e moderna. Agostino Falconi concepisce il lavoro come una grande impresa di erudizione locale, destinata a raccogliere, ordinare e interpretare le tracce materiali del passato in un momento in cui il territorio spezzino sta subendo profonde trasformazioni urbanistiche e militari.

La scogliera del Capo di Ferara

A oriente della città di Spezia, le colline che scendono dall’antica Pieve di Marinasco diventano un promontorio su cui sorge il convento dei Cappuccini. All’estremità di questo capo, chiamato anticamente la Punta di Ferara e ora detto Rocca dei Cappuccini, esisteva una scogliera naturale, scomparsa già all’epoca del Falconi. Materiali di scavo per realizzare le darsene, i bacini, lo stradone e la ferrovia dei cantieri di San Bartolomeo ricoprirono e sotterrarono la scogliera.

Essa avanzava verso il mare in linea retta, a partire dal colle dei Cappuccini fino a un edificio circolare di un abbandonato mulino a vento, che sorgeva ove oggi vi è la Capitaneria di Porto. La scogliera rappresentava la linea di divisione della parte orientale e occidentale del golfo e in vari documenti era citata come Molo di Ferara. Non pochi fatti si riferiscono a questa località. Ad esempio, qui nel 1541 si imbarcarono i soldati dell’imperatore Carlo V diretti verso Algeri. Ma ci furono anche dei precedenti altrettanto importanti.

Partenze dal Molo di Ferara

Alla fine del maggio 1320 sbarcarono presso la scogliera di Ferara i Guelfi che, dopo aver scacciato i Ghibellini da Lerici, li rincorsero e li allontanarono anche dal castello di Visigna, che fu bruciato. Ciò avvenne perchè un gruppo di undici galee di Ghibellini, il giorno 4 maggio, aveva assaltato a Monterosso una nave carica di grano, appartenente al gruppo di galee di Roberto re di Napoli e dirette a Genova. I Guelfi avevano portato quella nave a Lerici. E i Ghibellini, che avevano fatto imbarcare su essa cento loro uomini, si recarono anche essi a Lerici. Nello scontro, i Guelfi ebbero la meglio e si riappropriarono della nave rapita. Entrarono nel paese di Lerici e lo incendiarono, risparmiando però il castello. Si diressero poi verso Visigna dove si erano rifugiati i Ghibellini. Li costrinsero ad abbandonare il castello che fu incendiato il 31 maggio. Di Visigna, il Falconi ha scritto ampiamente nella sua Guida del Golfo di Spezia.

Nel 1494, Carlo VIII re di Francia intraprese una spedizione verso Napoli per scacciare il re Alfonso. Si inviarono le artiglierie dalla Francia via mare fino a Spezia, dove sbarcarono al Capo di Ferara. Da qui si diressero lungo via Buonviaggio e fino nel piano di Bottagna. Attraversarono il Vara e il Magra e giunsero a Santo Stefano per unirsi all’esercito francese sceso dalla Lombardia, passando per Pontremoli. Dopo Sarzana presero la via verso Napoli. Lo riporta il fiorentino Francesco Guicciardini, nel libri primo della sua Historia d’Italia. Nel 1494 si recò in Italia l’imperatore Massimiliano I. Sbarcò al capo di Ferara l’8 ottobre. Il Guicciardini ce ne lascia memoria nel terzo libro della sua opera. L’imperatore prese alloggio al Felettino, nella casa di Alberto Accorsi che da allora fu detta “la casa dell’imperatore”.

Le truppe di Carlo V

Nel 1535 l’imperatore Carlo V intraprese una spedizione contro la città di Tunisi, dandone mandato in Italia ad Andrea Doria. Quest’ultimo portò le navi genovesi a Spezia per imbarcarvi al Capo di Ferrara le milizie nel frattempo giunte dalla Germania e dalla Lombardia. Nel 1541 Carlo V fece una stessa spedizione contro la città di Algeri, i cui pirati continuavano a infestare le coste della Spagna, rendendo la navigazione insicura. Andrea Doria riunì nel golfo della Spezia un’armata composta da cinque galee genovesi e vascelli. Si imbarcarono 6000 fanti tedeschi, qualche reggimento spagnolo e italiano. Il cattivo tempo impedì alle milizie di Carlo V di prendere Algeri e molti reduci di quella infelice impresa tornarono a sbarcare a Spezia. Un documento del primo libro dei Decreti del Comune di Spezia riporta che parte di quei tedeschi si recarono a San Venerio e a Brugnato dove “fecero molti danni e bevettero gran quantità di vino”. Alcuni gruppi vagarono anche per Spezia città.

Il molo di Ferara era munito di un ponte ordinario nei pressi del caseggiato della Spezia. Esso venne alla luce nel giugno 1840 durante gli scavi per la costruzione del Teatro Civico. Nel 1538, presso questo ponte, sbarcò papa Paolo III mentre proveniva da Nizza. Egli alloggiò nell’abitazione di Giovanni Battista Biassa alla Spezia. Il sacerdote Marc’Antonio Montefiori di Valeriano ci narra che molte delle milizie che presero parte alla celebre battaglia di Lepanto del 1571 si imbarcarono dal molo di Ferara. Sempre il Montefiori annovera fra i capi più influenti del naviglio turco, il ligure Maranca, originario di Marola, come lo attesta il cognome della sua famiglia. Questa famiglia doveva essere importante poiché aveva riservata una sepoltura particolare nella cappella del Rosario della chiesa parrocchiale di Marola, su cui era scolpita in marmo l’iscrizione: “Sepolchro di Casa Maranca”.

La chiesa di San Gottardo

La chiesa di San Gottardo

La chiesa di San Gottardo si trovava ai piedi del Colle dei Cappuccini dal 1588, anno della sua costruzione. Si trattava di un edificio modesto che dipendeva dalla confraternita di San Giovanni Battista di Spezia, quello che ora è la chiesa cui si accede dalla scalinata Spora in Piazza del Bastione. Il 5 maggio di ogni anno vi si svolgeva una festa con una piccola fiera, dove si vendevano fasci di ginestre provenienti dai paesi delle colline di Spezia e acquistate dagli abitanti delle Cinque Terre per legarvi le loro vigne. Questa chiesa aveva titolo di oratorio. Notizie dell’oratorio di San Gottardo si trovano  negli atti della visita apostolica del Vescovo di Sarzana, risalente all’anno 1634.

Quando, sotto i francesi, furono requisiti gli oratori per uso del Governo, anche quello di San Gottardo servì per alloggiarvi delle milizie. Un’iscrizione su una lapide marmorea affissa sul muro della chiesa di San Gottardo verso la salita dei Cappuccini, ricorda che il Cardinale Domenico Spinola, vescovo di Sarzana, proibiva, in occasione della visita apostolica del 1643, che si deponesse immondizia nella piazza della chiesa. Altri studiosi, dopo il Falconi, hanno continuato a scrivere la storia dell’oratorio: al 1875 risale l’ultima apparizione dell’oratorio su una carta. Nel 1885 fu sconsacrato e al suo posto apparvero dei lavatoi pubblici. Successivamente sul luogo della chiesa fu costruito il Palazzo della Provincia.

Il convento dei Cappuccini

IL_COLLE_DEI_CAPPUCCINI

Nel 1455 i frati Francescani Osservanti della provincia fiorentina costruirono un modesto cenobio sul pendio estremo del promontorio della Ferara (dove oggi sorgono la Cattedrale di Cristo Re e Piazza Europa). Non vi restarono a lungo perché nel 1482 iniziarono a costruire un nuovo convento, a sud-ovest di Spezia, presso il canale di Fabiano, dove già esisteva, presso la riva del mare, la piccola chiesa di Sant’Erasmo. Poche sono le notizie circa la sorte del convento dei Cappuccini dal 1482 al 1578. Agostino Falconi stima che, dopo l’abbandono dei Francescani, servì ad albergarvi i pellegrini. Negli anni successivi l’edificio sacro subì ampliamenti e rifacimenti per accogliere gli appestati, funzione che dal 1578 i frati Cappuccini assunsero stabilmente. Con il tempo, la presenza stabile dell’ordine trasformò il colle della Ferrara, che assunse il nome di Colle – o Rocca – dei Cappuccini. Su quell’altura, a partire dal 1588, sorse il nuovo convento e i frati vi si stabilirono definitivamente.

Falconi ci dà una descrizione della chiesa del convento, realizzata in modo semplice ma armonioso secondo i criteri dell’ordine, delle festività e delle attività che vi si svolgevano. La chiesa venne consacrata il 24 aprile 1593. Segue poi la descrizione del piccolo convento, abitato da una quindicina di frati. Nel 1798, il Direttorio francese autorizzò la soppressione degli ordini religiosi e delle corporazioni ecclesiastiche. I Francescani tornarono nel loro convento dopo sedici mesi, ma già prima il Governo della Repubblica Ligure aveva decretato l’installazione nel loro giardino di una batteria militare a difesa del Golfo.

La storia del convento nell’Ottocento

All’inizio del mese di dicembre, il governo francese ordinò ai Cappuccini di abbandonare nuovamente il convento. Con l’occupazione del Golfo da parte degli Austriaci, i frati poterono tornare un anno dopo. Ma nel 1810 fu Napoleone, con il decreto di soppressione degli ordini religiosi nei suoi domini, a costringerli nuovamente ad abbandonare il convento. Per i cinque anni successivi l’esercito allestì nel giardino una batteria militare. Vi tornarono con la caduta dell’impero napoleonico nel 1815. I padri Cappuccini rimasero tranquilli fino al 1848, quando il municipio li invitò a lasciare il posto a un gruppo di milizie.

Infine il Governo sardo decise di costruire l’Arsenale militare nel golfo della Spezia e destinò il convento dei Cappuccini a uso governativo. La comunicazione arrivò ai primi di maggio del 1857: nell’edificio si trovavano sei sacerdoti, tre laici e tre servitori, ai quali le autorità ordinarono di trasferirsi nel convento di Lerici. I frati fecero resistenza, decisi a non abbandonare il loro convento. Alla fine dovettero cedere.

La Bastia

La Bastia sorgeva su una collina dietro l’abitato di Spezia. Il forte era dotato di una grande torre, visibile da ogni parte del golfo, ma già in rovina al tempo del Falconi. L’ingresso principale era a occidente. A nord vi erano i ruderi di una caserma e, poco più oltre, si trovava il presunto passaggio sotterraneo che metteva la Bastia in comunicazione con Castello di San Giorgio. Non abbiamo molte notizie circa questo forte. Secondo il Falconi la sua costruzione avvenne a opera dei milanesi nel 1366. Egli riporta, nella sua Guida del Golfo di Spezia, che Ambrogio Visconti fu inviato a occupare Spezia l’anno precedente, pensando bene di fortificarla contro i Genovesi. Il forte era intitolato ufficialmente a Santa Caterina. I soldati arrivati con il Visconti saccheggiarono brutalmente l’abitato. Contro questi combatterono gli uomini di Portovenere e di Marola, vincendoli.

La Bastia passò ai Genovesi. Agli inizi del Quattrocento gli uomini di Carpena e di Corvara si ribellarono a Genova per aderire al governo di Firenze. I Francesi vendettero Lerici e Portovenere ai Fiorentini, mentre Spezia fu l’unica a rimanere fedele a Genova. L’opera del Falconi a questo punto si interrompe, rimanendo incompiuta, a causa della mancanza di fondi. Il forte di Santa Caterina fu smantellato definitivamente nel 1866.

Memorie sui monumenti del Golfo di Spezia

Nel 1863 Agostino Falconi iniziò a lavorare a una delle sue opere più impegnative: le Memorie sui monumenti del Golfo di Spezia. La pubblicazione cominciò a Massa, ma il numero troppo ridotto di sottoscrittori permise l’uscita di un solo fascicolo di trentadue pagine. Provò a riprendere il progetto a Sarzana nel 1869, ma dopo il secondo fascicolo, scoraggiato dalla scarsa attenzione del pubblico, fu costretto a interrompere nuovamente il lavoro, nonostante fosse il risultato di anni di studio e fatica.

L’opera avrebbe dovuto articolarsi in due volumi: il primo dedicato ai monumenti della sponda occidentale del Golfo, dal promontorio dei Cappuccini allo scoglio del Tinetto; il secondo ai monumenti della sponda orientale, dallo stesso promontorio fino a Santa Croce, alla foce del Magra.

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