Exit

Per mestiere, mi è toccato di imparare ad essere un buon ascoltatore e – ancor di più – un ottimo osservatore. Circostanza che, accanto all’innegabile vantaggio di poter affinare la mia comprensione, mi ha anche messo in condizione di poter notare certe strane, indecifrabili, tendenze degli individui che via via incontravo nella vita. Non con giudizio (che non mi appartiene affatto), ma con grande curiosità, ho così avuto modo di esplorare piccole e grandi contraddizioni; del tutto “normali” – devo dire – nella personalità di noi umani, così frammentata da tanti piccoli “io” in competizione tra loro.

In mezzo a tale varietà davvero stupefacente di antinomie e incoerenze, ho soprattutto avuto modo di notare una certa ricorrenza del contrasto tra razionalità e istinto, una sorta di lotta tra ragionevolezza e paure inconsce, agita del tutto inconsapevolmente, ma di fatto assai decisiva e condizionante.

Ho visto, per esempio, posati intellettuali perdersi come bambini davanti a una vera donna e, completamente destabilizzati, arrivare a parlare di “stregoneria” e “demonio”.

Ho visto manager super efficienti agire secondo parametri di assoluta razionalità e poi, in privato, cercare conferme da una cartomante di fiducia.

Ho visto uomini fatti e pezzi di marcantonio tremare di paura davanti all’eventualità di presenze disincarnate: tanta tracotanza in pubblico, quanto puro terrore al tonfo di un oggetto caduto nella notte.

Ho visto giovani educatissimi e gentili indossare orgogliosamente monili con potenti simboli magici di cui ignorano il significato. Alcuni addirittura tatuati sul corpo, così da esserne influenzati a tempo indeterminato.

Ho visto insospettabili insegnanti partecipare a sedute spiritiche, dibattere di spiriti elementali, magia runica e wicca, senza sapere minimamente di cosa stessero parlando.

Ho visto ingegneri, professionisti e informatici sostenere con forza l’evidenza di ufo, Confederazioni Galattiche e presenze aliene sulla Terra. (Almeno, in America, si fanno rapire e parlano poi per esperienza. Qui neanche quello).

Ho visto irriducibili atei, sul letto di morte, elemosinare perdono da un prete, aggrappati a quel crocefisso poco tempo prima dileggiato come forma di superstizione.

Ho visto cornetti nei taschini, santini nei portafogli, rosari appesi agli specchietti retrovisori, sale gettato dietro le spalle, segni della croce prima di una prestazione sportiva, Buddha sui comodini e in gigantografie nei locali alla moda. Papi e Dalai Lama incorniciati, in casa, in bella vista.

Ho visto una letteratura – e un cinema, una tv, una rete; di fatto una cultura – sempre più piena di vampiri, licantropi, alieni, esseri dai poteri magici o provenienti da qualche saga nordica. Sempre secondo luoghi comuni e antropocentrici e davvero mai come spassionata indagine.

Ho visto tutto questo e molto altro. E sono certo che esiste un ulteriore retroterra di paure inconsce ancor più indistinte che si insinua nella mentalità pragmatica di ogni individuo del nostro tempo.

Il punto, però, non è tanto l’aspetto contraddittorio, elemento più che ovvio all’interno di una personalità così frammentata, quanto piuttosto l’evidenza della profonda suggestione che ancora il “mistero” esercita nelle nostre menti.

Ne ho voluto parlare in questo libro, con la speranza di aver potuto contribuire a chiarire qualcosa.


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